Obblighi contabili per il depositario autorizzato nel settore d’imposta del vino: i termini unificati per le accise

Il comparto delle Accise è, come noto, organicamente disciplinato dal decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 – Testo Unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative (cd. TUA), pubblicato in G.U. n. 279/1995.
Avuto riguardo al comparto dei prodotti alcolici, l’art.27, co.1 del TUA, prevede che siano sottoposti ad accisa la birra, il vino, le bevande fermentate diverse dal vino e dalla birra, i prodotti alcolici intermedi e l’alcole etilico.
Il successivo comma 2 prevede che i prodotti ottenuti in impianti di lavorazione siano gestiti in regime di deposito fiscale; può essere autorizzata la produzione in impianti diversi dai depositi fiscali sempreché vengano utilizzati prodotti ad imposta assolta e l’accisa complessiva pagata sui componenti non sia inferiore a quella dovuta sul prodotto derivante dalla loro miscela.
Con specifico riferimento al vino, ai sensi, poi, dell’art. 36 del TUA, questo viene  sottoposto ad accisa in quanto prodotto armonizzato a livello comunitario, purtuttavia scontando una aliquota, riferita ad ettolitro di prodotto finito, pari a zero, in ragione della sua vocazione “popolare”.
Non a caso, l’art. 1 della L. n. 238/2016, pubblicata nella G.U. n. 302 del 28 dicembre 2016, cd. Testo Unico del Vino (TUV), definisce il vino come “patrimonio culturale nazionale”:
«Il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale.».
Essendo sottoposto ad accisa, gli impianti nei quali avviene la lavorazione degli stessi devono essere necessariamente gestiti in regime di deposito fiscale – come previsto dall’articolo 28, co. 1, lett. a) n. 1), TUA – ferme restando le caratteristiche previste per gli impianti in relazione ai quali l’Amministrazione Finanziaria, ai sensi dell’art.5, co. 1, TUA, ha concesso la tassazione su base forfettaria.
I piccoli produttori, con una produzione in media inferiore a 1.000 ettolitri all’anno, sono dispensati, fintanto che sono assoggettati ad accisa con l’aliquota zero, dagli obblighi contabili e di circolazione previsti dal TUA; sono, invece, tenuti ad informare gli Uffici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), competenti per territorio, delle operazioni intracomunitarie effettuate, ad assolvere agli obblighi prescritti dal Regolamento (CE) n. 436/2009 della Commissione del 26 maggio 2009, ed a quelli relativi alla tenuta del registro di scarico ed all’emissione del documento di accompagnamento.
La normativa nazionale in materia di fabbricazione, trasformazione, circolazione e deposito dell’alcole etilico e delle bevande alcoliche, sottoposti al regime delle accise, detta disposizioni specifiche per i depositi fiscali di vino (e di bevande fermentate diverse dal vino e dalla birra) nonché per i piccoli produttori di vino.
Nel dettaglio, l’art. 7, co. 4, del D.M. n. 153/2001 prevede che il depositario autorizzato rediga almeno una volta l’anno:

l’inventario fisico delle materie prime, dei prodotti semilavorati e dei prodotti finiti;

il bilancio di materia distintamente per sezione di impianto, con l’indicazione delle rese di lavorazione;

il bilancio energetico, con l’indicazione dei consumi di energia elettrica e dei combustibili attribuibili alle diverse sezioni dell’impianto.

Con riferimento alle tempistiche, il successivo art. 8, co. 1, prevede che il depositario autorizzato presenti il prospetto riepilogativo della produzione e della movimentazione dei prodotti, annualmente, entro il quindicesimo giorno successivo al termine dell’anno cui si riferisce.
La riguardo, in considerazione del particolare trattamento …

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