I limiti per le agevolazioni d’accisa nel settore degli alcolici ed il caso del vino italiano

di Fabrizio Stella

Pubblicato il 9 maggio 2014

una recente sentenza della Corte di Giustizia europea pone l’accento sulle agevolazioni fiscali previste nel comparto delle accise con riguardo alla produzione di alcolici da parte di piccole aziende e privati; richiamiamo l’attenzione del lettore sul particolarissimo caso della tassazione ad aliquota zero del vino, considerato alla stregua di un prodotto della tradizione, un’eccezione che potrebbe forse essere foriera di contenzioso
  1. Premessa.

Con una recente sentenza nella causa C-115/13/UE dell’11 aprile 2014, la Corte di Giustizia europea è intervenuta in merito alle agevolazioni e/o esenzioni alla tassazione accise dell’alcole e dei prodotti alcolici in generale.

In particolare, la questione riguarda la corretta interpretazione degli articoli da 19 a 21 della direttiva 92/83/CEE del 19/10/1992 del Consiglio, relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sull'alcole e sulle bevande alcoliche.

La causa trae origine da una controversia tra la Commissione europea e l’Ungheria chiamata a rispondere, quest’ultima, sulla compatibilità del proprio diritto interno ai precetti comunitaria di cui sopra, laddove si prevede la non tassazione accise per le produzioni di alcole da parte di una piccola distilleria e l’esenzione per le produzioni da parte di privati in ragione di una “tradizione” nazionale.

Esaminiamo di seguito la questio comunitaria.



  1. La questio comunitaria.

Il 28 settembre 2010 la Commissione chiede chiarimenti alle Autorità ungheresi sulla previsione normativa nazionale laddove si prevede la non tassazione di produzioni da parte di piccole distillerie e l’esenzione per le produzioni da parte di privati, ritenuti incompatibili con i dettami comunitari.

Il 28 gennaio 2011, l’Ungheria dichiara la conformità della propria normativa con il diritto dell’Unione.

Il 29 settembre 2011 la Commissione, ritenendosi non soddisfatta, reitera la richiesta allo Stato membro, ricevendo, in quest’ultima circostanza, una risposta tecnicamente diversa con un esplicito richiamo al carattere “della tradizione” delle piccole produzioni che non creano distorsioni sul mercato interno.

Atteso la non adesione alla richiesta di conformità da parte delle Autorità Ungheresi, la Commissione europea propone, quindi, ricorso alla Corte di Giustizia.

Nel merito, la Commissione osserva come, nella normativa comunitaria, non sussiste alcuna norma che permette agli Stati membro di stabilire, in maniera discrezionale, una riduzione o finanche una esenzione dalla tassazione accise per i prodotti alcolici.

Vieppiù, il Legislatore comunitario, con riguardo alla distillazione sia da parte di privati che aziende, prevede dei limiti, in volumi, per la concessione di qualsivoglia agevolazione.

Secondo la Corte di Giustizia la previsione ungherese di una aliquota pari a zero ovvero esente, a seconda se la produzione avviene rispettivamente da parte di imprese o privati non è compatibile con il diritto dell’Unione.

Quindi, alla luce degli articoli da 19 a 21 della direttiva del Consiglio 92/83/CEE del 19 ottobre 1992, l’Ungheria è venuta meno agli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione eu