Il decesso del lavoratore dipendente

di Patrizia Macrì

Pubblicato il 26 febbraio 2016



in questa puntata del nostro corso su paghe e contributi trattiamo gli adempimenti da eseguire nello sfortunato caso del decesso del lavoratore dipedente: il pagamento della retribuzione rimasta in sospeso, la gestione del TFR, il modello 770, i rapporti con gli eredi....

PREMESSA

Il decesso del lavoratore dipedente determina l'estinzione del rapporto di lavoro. Tuttavia, per il datore di lavoro, la questione non finisci qui, in quanto il verificarsi dell'evento in commento comporta una serie di problematiche in riferimento alle spettanze retributive maturate dal lavoratore in costanza di rapporto e non ancora liquidate. Occorre, innanzi tutto, tenere presente che le spettanze del lavoratore deceduto rappresentano somme che hanno natura differenziata tra di loro, in quanto possono riguardare la retribuzione corrente, le competenze di fine rapporto, somme arretrare, ferie non godute ecc. L'insieme di queste spettanze deve essere corrisposto, per ovvie ragioni, a soggetti diversi dal titolare originale ma non tutte confluiscono indistintamente nell'asse ereditario del lavoratore deceduto. Per questo motivo sono assoggettate ad una particolare disciplina in base alla diversa natura delle stesse.

DISTINZIONE DELLE SPETTANZE

In riferimento alle somme maturate dal lavoratore deceduto e non ancora liquidate il legislatore opera una distinzione in due categorie:

  • Somme jure successionis: sono le somme maturate dal lavoratore per effetto della prestazione lavorativa resa fino al momento del decesso e non ancora liquidate attraverso l'emissione del cedolino paga . Queste somme riguardano solitamente le competenze dell'ultimo mese di lavoro quali:

    • retribuzione;

    • straordinario;

    • festività;

    • rateo 13^;

    • indennità per ferie;

    • permessi individuali retribuiti non goduti.

Queste somme non possono essere corrisposte dal datore di lavoro agli eredi senza un preventivo accertamento dell'accettazione dell'eredità che deve essere adeguatamente documentata da parte degli aventi diritto.

  • Somme jure proprio: sono le somme tassativamente indicate dall'art. 2122 c.c. ossia:

    • l'indennità sostitutiva del preavviso;

    • il trattamento di fine rapporto.

Queste somme possono essere corrisposte dal datore di lavoro indipendentemente dall'accettazione dell'eredità da parte degli aventi diritto, in quanto le stesse sono assegnate ex lege ai superstiti e non appartengono all'asse ereditario.

ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI, CONTRIBUTIVI E FISCALI

Dal momento che il decesso del lavoratore comporta l'estinzione del rapporto di lavoro, la prima cosa che il datore di lavoro deve fare è quella di comunicare al Centro per l'impiego l'avvenuta risoluzione del rapporto lavorativo entro 5 giorni dal verificarsi dell'evento. In seguito dovrà preoccuparsi di liquidare tutte le spettanze del lavoratore deceduto e corrispondere le relative somme agli eredi. Sotto il profilo della natura delle somme, queste possono essere suddivise in 3 categorie:

  1. retribuzione del mese in cui si è verificato l'evento;

  2. competenze di fine rapporto;

  3. t.f.r. e altre indennità.

RETRIBUZIONE DEL MESE DEL DECESSO

La circolare n. 8/090 del 28 gennaio 1989 dell'Amministrazione Finanziaria, ha chiarito che le somme messe in pagamento prima del decesso del lavoratore, anche se materialmente non riscosse dal lavoratore e per le quali è stata regolarmente versata la ritenuta d'acconto, restano di spettanza del lavoratore deceduto. In altre parole il cedolino paga elaborato dal datore di lavoro deve essere intestato al de cuius nel caso in cui, al momento del decesso, i conteggi erano già stati elaborati e le ritenute fiscali quantificate, ancorché le somme non ancora corrisposte. Inoltre, in questo caso, il datore di lavoro dovrà elaborare una Certificazione Unica intestata al lavoratore deceduto in cui dovrà indicare i seguenti dati:

  • importi effettivamente riscossi dal lavoratore;

  • importi sui quali il datore di lavoro ha operato e versato la ritenuta anche se non riscossi dal lavoratore;

  • ritenute effettuate su tali importi e le detrazioni di imposta spettanti fino alla data del decesso senza obbligo di effettuare il conguaglio.

Il calcolo dell'esatto ammontare avverrà in sede di dichiarazione dei redditi redatta a nome del de cuius alla cui presentazione sono tenuti gli eredi (ai sensi del D.P.R. 600/73).

N.B. Tali redditi sono considerati di spettanza del de cuius; conseguentemente sono soggetti a contribuzione nonché a tassazione ordinaria. Al fine di poter corrispondere tali somme agli eredi il datore di lavoro dovrà farsi rilasciare da questi ultimi una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dal quale risultino i nomi degli eredi nonché le relative percentuali di partecipazione all'asse ereditario.

Se, al contrario, il cedolino paga non è ancora stato elaborato al momento del decesso del lavoratore, tali somme entrano nell'asse ereditario. In questo caso la busta paga dovrà essere intestata ai singoli eredi dividendo l'importo totale in base alle percentuali di spettanza di ognuno di loro, risultanti dalla dichiarazione sostitutiva di atto notorio. E' bene precisare che dal punto di vista prettamente previdenziale queste somme rimangono in ogni caso retribuzione pensionabile in capo al de cuius. Il datore di lavoro, pertanto, dovrà aver cura di assoggettarle a contribuzione e indicarle nel modello Uniemens dell'ultimo periodo di paga del dipendente deceduto. Dal punto di vista fiscale, poi, queste somme sono soggette a tassazione separata secondo quanto stabilito dall'art. 7, comma 3, Tuir con applicazione dell'aliquota minima del 23% .

COMPETENZE DI FINE RAPPORTO

Per competenze di fine rapporto si intendono tutte quelle somme che fino al momento del decesso non erano ancora state quantificate ovvero:

  • ratei di mensilità aggiuntive;

  • ferie;

  • permessi maturati e non goduti;

  • premi di risultato.

Poiché l'ammontare delle competenze di fine rapporto non è stato ancora determinato al momento del decesso, tali somme entrano sempre a far parte dell'asse ereditario con la conseguenza che il cedolino paga deve essere emesso nei confronti dei singoli eredi dividendo l'importo lordo secondo le rispettive percentuali di spettanza. Dal punto di vista previdenziale e fiscale per tali somme è previsto lo stesso trattamento sopra esaminato per la retribuzione percepita nel mese in cui si è verificato l'evento nel caso in cui il cedolino non era ancora stato elaborato, ossia:

  • sono soggette a contribuzione in quanto costituiscono retribuzione pensionabile in capo al de cuius;

  • sono tassate separatamente con applicazione dell'aliquota minima del 23%;

  • devono essere comprese nel modello Uniemens relativo all'ultimo periodo di paga del dipendente deceduto.

Il datore di lavoro è tenuto a rilasciare una Certificazione Unica indicando i dati del datore di lavoro, i dati dell'erede nella casella percettori, l'ammontare delle somme e dei valori corrisposti, le ritenute operate, le detrazioni effettuate e, nella casella annotazioni, deve indicare i dati del soggetto deceduto e il suo numero di codice fiscale, la situazione di eredità o di erogazione di indennità in caso di morte.

N.B. Le competenze di fine rapporto rientrano tra i beni caduti in successione e devono essere ricomprese nell'attivo ereditario. Nel caso in cui il lavoratore deceduto ha redatto testamento, tali somme spettano agli eredi testamentari e ai legatari, mentre in assenza di testamento gli eredi devono essere individuati secondo le norme della successione legittima.

Affinché il datore di lavoro possa erogare tali somme a favore degli eredi del lavoratore deceduto, questi ultimi dovranno fornirgli la prova dell'avvenuta presentazione della dichiarazione di successione ovvero un'attestazione da cui risulti che non vi è obbligo di presentazione di tale dichiarazione.

T.F.R. E INDENNITA' SOSTITUTIVA DEL PREAVVISO

Questa tipologia di emolumenti è tassativamente indicata dall'art. 2122 del c.c. in quanto sono somme che devono essere corrisposte agli aventi diritto, ossia:

  • coniuge;

  • figli;

  • parenti entro il terzo grado se conviventi;

N.B. Se tra gli aventi diritto dovessero esserci minori di età risulta essere indispensabile l'intervento del giudice tutelare anche nel caso in cui vi fosse la presenza del genitore superstite, in quanto potrebbero verificarsi dei conflitti di interesse tra genitori e figli.

Nel caso in cui non vi siano gli aventi diritto tali somme dovranno essere corrisposte secondo le seguenti modalità:

  • nel rispetto della successione legittima (artt. 565 ss c.c.);

  • alle persone indicate nel testamento dal dipendente deceduto come beneficiarie di tali somme.

Dal punto di vista previdenziale e fiscale, tali somme dovranno essere assoggettate alla seguente modalità di tassazione:

  • aspetto fiscale: al T.f.r. e all'indennità sostitutiva di preavviso deve essere applicata l'aliquota del Tfr che sarebbe stata applicata se le somme fossero state corrisposte ad de cuius;

  • aspetto previdenziale: l'indennità sostitutiva del preavviso è una componente imponibile e, in quanto tale, deve essere assoggettata a contribuzione.

Le somme erogate a titolo di trattamento di fine rapporto e di indennità sostitutiva di preavviso devono essere certificate agli eredi avendo cura di indicare, nelle rispettive Certificazioni Uniche, le indennità e gli importi soggetti a tassazione separata, l'ammontare complessivo e la percentuale di spettanza di ciascun erede. Inoltre, la sola indennità sostitutiva del preavviso, va inclusa nella parte previdenziale della Certificazione Unica del de cuius.

CONGUAGLIO DI FINE RAPPORTO

Indipendentemente dalla tipologia delle somme da corrispondere, il datore di lavoro è sempre tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio fiscale e previdenziale di fine rapporto in capo al dipendente deceduto. Tali operazioni di conguaglio potranno determinare un saldo a credito ovvero a debito a carico dello stesso de cuius. In caso di saldo a credito la somma dovrà essere restituita agli eredi secondo le percentuali di spettanza, mentre in caso di saldo a debito la somma dovrà essere pagata dagli eredi anche tramite compensazione con le competenze da riconoscere loro in seguito al decesso.

FASI DELLA SUCCESSIONE

Il passaggio dei rapporti giuridici del de cuius ai suoi eredi può essere identificato in tre distinte fasi:

  • l'apertura della successione che avviene al momento della morte e nel luogo dell'ultimo domicilio del de cuis. Questa fase segna il momento in cui il patrimonio del deceduto rimane privo del titolare;

  • la delazione testamentaria o legittima. La prima avviene in presenza di testamento, la seconda nel caso in cui non sia stato redatto alcun testamento;

  • acquisto dell'eredità che avviene mediante accettazione espressa, ossia con dichiarazione, o tacita, ossia con il comportamento di fatto come ad esempio con la vendita dei beni ereditati.

Nell'ambito della c.d. successione legittima la legge chiama a succedere 4 categorie di persone:

  1. i parenti legittimi;

  2. parenti naturali;

  3. coniuge;

  4. stato.

I parenti legittimi sono i figli legittimi, legittimati, adottivi che entrano in successione in parti uguali; nel caso in cui non ci sono figli e ulteriori discendenti vengono chiamati a succedere gli ascendenti legittimi, i fratelli e le sorelle. Se ci sono solo ascendenti legittimi, succedono il padre e la madre in parti uguali, in mancanza succedono altri ascendenti (ad esempio il nonno). Se ci sono solo fratelli e sorelle succedono in parti uguali; se ci sono genitori, fratelli e sorelle, tutti concorrono fra loro in parti uguali (ai genitori non meno della metà); in mancanza di figli, ascendenti, fratelli, sorelle, vengono chiamati a succedere gli altri parenti collaterali fino al sesto grado.

I parenti naturali sono i figli naturali e genitori naturali con modalità particolari. Il coniuge superstite succede se non si trova in stato di separazione legale a lui addebitata (assegno vitalizio in sostituzione degli alimenti che godeva). Il coniuge può concorrere con i figli legittimi e/o naturali, con gli ascendenti legittimi e/o fratelli e sorelle, se mancano questi l’eredità è devoluta al coniuge.

Lo Stato succede in mancanza di parenti legittimi o naturali e del coniuge.

ASSISTENZA FISCALE, CERTIFICAZIONE UNICA E 770

Con il verificarsi del decesso del dipendente il datore di lavoro è esonerato dal portare a termine le operazioni di conguaglio risultanti dal modello 730. In particolare occorre tenere presente che se il decesso si è verificato prima dell'effettuazione ovvero della conclusione di un conguaglio a debito il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione agli eredi, utilizzando le voci del modello 730 unitamente alle quali verranno indicate le somme o le rate non ancora trattenute. Se, invece, il conguaglio era a credito il sostituto d'imposta comunica agli eredi gli importi utilizzando le voci contenute nel prospetto di liquidazione e provvede ad indicarli anche nell'apposita certificazione.

Inoltre in occasione del decesso di un lavoratore il datore di lavoro dovrà rilasciare una Certificazione Unica intestata al de cuius nella quale dovranno essere indicati:

  • nella parte fiscale i redditi erogati prima del decesso e le somme quantificate prima del decesso ossia la retribuzione del mese, nel caso in cui il cedolino sia stato già elaborato;

  • nella parte previdenziale tutte le somme corrisposte incluse quelle attribuite fiscalmente agli eredi o agli aventi diritto.

Inoltre il datore di lavoro dovrà rilasciare una Certificazione Unica intestata anche ai singoli eredi o aventi diritto ai quali ha corrisposto i redditi. In questo caso deve essere compilato il punto 1 del modello ovvero la sezione delle indennità e delle somme soggette a tassazione separata nonché la percentuale di spettanza di tali somme. Nelle annotazioni deve essere poi indicato il codice fiscale del de cuius. Nel modello 770, poi, il datore di lavoro, dovrà indicare tutti i dati relativi all'eventuale assistenza fiscale sospesa o non effettuata tramite apposizione della lettera c (decesso). Inoltre andranno indicate tutte le Certificazioni Uniche rilasciate rispettivamente a nome del de cuius e degli eredi.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA AI FINI DEL PAGAMENTO

Per poter ottenere il pagamento delle indennità in caso di morte, gli aventi diritto del de cuius così come individuati dall'art. 2122 c.c., devono presentare al datore di lavoro la seguente documentazione:

  • l'atto di morte del prestatore di lavoro deceduto;

  • lo stato di famiglia;

  • nel caso in cui gli aventi diritto siano il coniuge e/o i figli del defunto, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio da cui risulti:

    • che tra il defunto e il coniuge non è mai stata pronunciata sentenza di divorzio oppure che è stata pronunciata tale sentenza ma che all'ex coniuge spettava l'assegno periodico e che nel frattempo il medesimo non ha contratto nuovo matrimonio;

    • che tra il defunto ed il coniuge superstite è stata pronunciata sentenza di separazione senza addebito a carico di quest'ultimo oppure con addebito al medesimo, ma con diritto agli alimenti a favore dello stesso;

    • che tra il defunto ed il coniuge superstite al momento dell'apertura della successione sussisteva una separazione di fatto;

    • se oltre alla moglie e ai figli vivevano o meno a carico del defunto parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo grado.

  • atto notorio, nel caso in cui i richiedenti siano i parenti o gli affini legittimati attestante:

    • il rapporto di parentela entro il terzo grado e/o di affinità entro il secondo grado;

    • il requisito della vivenza a carico.

  • copia del testamento del lavoratore, qualora l'attribuzione dell'indennità debba avvenire secondo le norme della successione testamentaria;

  • un atto notorio nel caso in cui il lavoratore deceduto non abbia disposto per testamento, e occorra procedere secondo le norme della successione legittima. Dall'atto notorio devono risultare le seguenti informazioni:

    • l'inesistenza di un testamento;

    • la non sussistenza tra i superstiti del defunto alcuno dei soggetti indicati nell'art. 2122 c.c.;

    • le generalità e il grado di parentela degli eredi legittimi

  • il decreto del giudice tutelare, nel caso in cui tra gli aventi diritto sia presente un minore, che dispone sull'accettazione dell'indennità, sull'entità della quota spettante al minore e che autorizza il legale rappresentante del minore a ritirare la quota stessa.

Nel caso in cui, per cause non dipendenti dalla volontà del datore di lavoro, quest'ultimo sia impossibilitato a corrispondere le somme agli aventi diritto o agli eredi dovrà provvedere a vincolare tali somme in un apposito conto corrente bancario o postale dandone comunicazione agli interessati. In questo modo il datore di lavoro sarà tutelato contro ogni eventuale richiesta di interessi e rivalutazioni da parte degli aventi diritto.

TRATTAMENTO PENSIONISTICO AGLI EREDI

Il trattamento pensionistico nei confronti dei superstiti del de cuius è disciplinato dall'art. 22 della L. n. 903/1965. Tale diritto può essere esercitato nel caso in cui il lavoratore deceduto abbia maturato i seguenti requisiti:

  • 15 anni di assicurazione e di contribuzione oppure n. 780 contributi settimanali, ovvero

  • 5 anni di assicurazione e contribuzione oppure n. 260 contributi settimanali, di cui almeno 3 anni oppure n. 156 contributi settimanali nel quinquennio precedente la data del decesso. In questo caso la pensione ai superstiti prende il nome di pensione indiretta.

Nel caso in cui al momento del decesso del lavoratore non sussista il diritto alla pensione indiretta, in favore dei familiari superstiti di un lavoratore assicurato nel regime retributivo o misto, viene riconosciuta un'indennità per morte rapportata all'ammontare dei contributi versati. Il diritto a percepire l'indennità viene, però, riconosciuto a patto che nei 5 anni precedenti alla data della morte dell'assicurato risulti versato o accreditato almeno un anno di contribuzione. L'importo dell'indennità è pari a 45 volte l'ammontare dei contributi base IVS versati in favore dell'assicurato nel limite minimo di € 22,31 e massimo di € 66,93. Infine, in favore dei familiari superstiti di un lavoratore assicurato nel regime contributivo, in mancanza dei requisiti sopra indicati per il diritto al trattamento pensionistico, è prevista l'erogazione di un'indennità una tantum.

Patrizia Macrì

26 Febbraio 2016