Il lavoro accessorio in agricoltura: quando i percettori di integrazioni salariali possono svolgerlo


Lavoro accessorio e prestazioni di sostegno al reddito


Il lavoro occasionale di tipo accessorio è una particolare ipotesi di lavoro introdotta dalla riforma Biagi. In generale, l’obiettivo principale prefissato è favorire l’emersione del lavoro irregolare, in particolare, estendendosi alla gestione pratica del rapporto di lavoro, considerare anche i casi dei percettori di prestazioni sociali e della cumulabilità del reddito da lavoro accessorio con i benefici previdenziali.  Il ricorso ai voucher, infatti, come forma di pagamento della prestazione lavorativa, è un modo pratico e semplice per adempiere a tutte le obbligazioni di carattere amministrativo, retributivo e contributivo in capo all’utilizzatore.


 


In agricoltura è ammesso il lavoro accessorio per prestazioni di carattere stagionale effettuate da pensionati, da casalinghe e da parte di giovani con meno di 25 anni di età (iscritti all’università oppure istituto scolastico), ovvero delle attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’art. 34, c. 6, del DPR n. 633/1972.


 


Tra le novità sperimentali, è stato previsto dal nuovo c. 1bis dell’art. 70 del DLGS n. 276/2003, per l’anno 2009 e 2010, che le prestazioni di lavoro occasionale accessorio possano essere svolte in tutti i settori produttivi (dal 2010 anche a favore degli enti locali) da percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito, a condizione che siano comunque compatibili con quanto stabilito dall’art. 19, c. 10, del Dl n. 185/2008, il quale subordina il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, previsto dalla legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali, alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o, a seconda della specifica tipologia di sussidio, a un percorso di riqualificazione professionale.


 


Le categorie di destinazione sono individuate nei:


§        percettori di prestazioni di integrazione salariale;


§        percettori di misure di sostegno al reddito e prestazioni connesse allo stato di disoccupazione (disoccupazione ordinaria, mobilità, trattamenti speciali di disoccupazione edili).


 


Per quanto riguarda la possibilità di effettuare prestazioni di lavoro accessorio da parte dei percettori di prestazioni di sostegno al reddito nel settore agricolo, il Ministero del lavoro, in risposta all’interpello di Confagricoltura, lo ritiene ammissibile fino al limite di 5.000 euro per committente, qualora sussistano i requisiti di cui al c. 1, lett. f) in particolare con riferimento ai piccoli produttori agricoli di cui all’art. 34, c. 6, del DPR n. 633/1972). Per le altre ipotesi di lavori agricoli, stagionali e delle imprese agricole con volume d’affari superiore a 7.000 euro, il limite scende a 3.000 euro complessivi.


 


L’interpello toccava anche la materia del part-time sempre riferito al lavoro accessorio  in agricoltura. In merito viene confermata la possibilità di fruire delle prestazioni di lavoro accessorio svolte da lavoratori con contratto a tempo parziale. Resta, invece, esclusa la possibilità di utilizzare i voucher presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale.


 


Purtroppo l’interpello non affronta un aspetto molto importante per i percettori di prestazioni di sostegno al reddito, e cioè quello della compatibilità e cumulo dei compensi per il lavoro accessorio con le varie indennità (anche in deroga) di disoccupazione, mobilità, Cig e Cigs. In riferimento ci sono le circolari INPS (88/2009 e 75/2009); con la prima si chiarisce che gli eventuali compensi corrisposti a percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito che superino il limite dei 3.000 euro, nel caso del lavoro accessorio, data l’occasionalità della prestazione, sono compatibili con le diverse forme di integrazioni salariali e le altre prestazioni di tutela del reddito. Con la seconda si chiarisce, invece, che le remunerazioni superiori al limite dei 3.000 euro non danno luogo a cumulabilità totale, bensì all’applicazione della disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale di tali remunerazioni con le integrazioni salariali e le altre prestazioni di tutela del reddito.


 


24 aprile 2010


Angelo Facchini


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