UNICO 2013: la deduzione dell'IRAP dalle imposte dei redditi: tra istanze correttive e dichiarazione dei redditi - terza parte

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Le istanze di rimborso per gli anni precedenti

L’art. 4, comma 12, del D.L. n. 16 del 2012 ha stabilito che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite:

le modalità di presentazione delle istanze di rimborso relative ai periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2012, per i quali fosse ancora pendente il termine di cui all’art. 38 del DPR n. 602 del 1973;

ogni altra disposizione di attuazione del detto art. 2 del D.L. n. 201 del 2011, relativamente, quindi, sia alla disciplina della deduzione “a regime” che a quella dei rimborsi.

A tale previsione è stata data attuazione con l’emanazione del provvedimento direttoriale del 17 dicembre 2012.
 
La natura dell’istanza
Non sempre l’istanza di rimborso delle maggiori imposte sui redditi versate a causa della mancata deduzione analitica dell’IRAP relativa al costo del lavoro comporta effetti favorevoli per i contribuenti. Occorre, quindi, valutare bene tali effetti prima della presentazione della stessa ovvero di un’istanza “correttiva nei termini” di quella già presentata. Va, in particolare, prestata attenzione alle conseguenze che si potrebbero generare ai fini della disciplina delle società in perdita sistematica, di quella del credito per le imposte pagate all’estero e dell’ACE, nonché della possibilità di cedere il credito ai sensi dell’art. 43-bis del DPR n. 602 del 1973.
L’istanza di rimborso ha, infatti, una funzione analoga alla dichiarazione integrativa di quella originariamente presentata, dalla quale possono derivare conseguenze a favore del contribuente ovvero dell’Erario.
L’Agenzia delle entrate aveva già affermato nella circolare n. 16/E del 2009, in occasione della campagna dei rimborsi relativi alla deduzione forfetaria dell’IRAP, che la rideterminazione del reddito avrebbe potuto dare luogo ad una maggiore perdita da computare in diminuzione del reddito relativo al primo periodo d’imposta utile successivo ovvero, se la perdita era stata già utilizzata, al rimborso della maggiore IRPEF o IRES versata per lo stesso periodo di imposta.
Tale interpretazione è stata confermata nella circolare n. 8/E del 2013, nella quale il principio secondo il quale nell’istanza di rimborso viene effettuata la determinazione del reddito dei periodi d’imposta interessati con le stesse modalità stabilite per la dichiarazione dei redditi originaria è stato correttamente esteso ai casi in cui trovano applicazione la disciplina delle società non operative e quella del credito per le imposte pagate all’estero. L’Assonime ha rilevato, nella circolare n. 9 del 2013, che la presentazione dell’istanza ha, pertanto, “la valenza di una comunicazione che costituisce una rettifica pro contribuente della dichiarazione dei redditi dalla quale è emersa la perdita”.
Può, pertanto, accadere che, a fronte del reddito dichiarato, in uno degli anni dal 2009 al 2011, in misura superiore a quella minima stabilita per le società di comodo, si venga, invece, a dichiarare una perdita ovvero un reddito inferiore a quello minimo.
L’Agenzia ha, al riguardo, giustamente ritenuto, nella circolare n. 8/E del 2013, che la perdita, così come rileva a favore del contribuente ai fini del rimborso o del riporto in avanti della stessa, debba avere parimenti effetto ai fini delle penalizzazioni conseguenti all’applicazione della disciplina delle società considerate “di comodo”.
Sono stati, comunque, ritenuti correttamente effettuati gli acconti per il 2012 determinati sulla base dei dati dichiarati, senza tener conto delle rettifiche derivanti dal riconoscimento della …

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