Nuove possibilità di difesa per il contribuente

 

Con la sentenza nr. 698/2010, la terza sezione civile ha affermato che “l’amministrazione deve risarcire il cittadino dei danni subiti per il mancato o ritardato annullamento di un atto impositivo illegittimo”.




La sentenza di cui si scrive, prevede la possibilità per i contribuenti di chiedere al giudice il risarcimento del danno per il mancato o ritardato annullamento da parte del fisco di un atto impositivo illegittimo.




Nelle motivazioni si sottolinea che il contribuente può fare causa, al fine del risarcimento del danno, all’ufficio periferico delle imposte che ha ignorato la sua richiesta di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela: “Ove il provvedimento di autotutela non venga tempestivamente adottato al punto di costringere il privato ad affrontare spese legali e d’altro genere per proporre ricorso e per ottenere per questa via l’annullamento dell’atto, la responsabilità della pubblica amministrazione permane ed è innegabile”.




Si sottolinea che con la sentenza nr. 3698 del febbraio 2009, si stabiliva che “il rifiuto del fisco di ritirare un atto impositivo definitivo in via di autotutela non poteva essere impugnato dal contribuente. L’atto con il quale l’Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui all’art. 19 del dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l’attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo”.




Per quanto riguarda il risarcimento, la Cassazione riscatta questo strumento di difesa dei cittadini.




In particolare, la sentenza trae origine dall’istanza di annullamento dell’atto impositivo in via di autotutela presentata dal contribuente sicuro di non dovere al fisco le maggiori imposte.




Il contribuente ha citato in causa il fisco poichè l’ufficio, per negligenza non aveva provveduto alla prima istanza; naturalmente la controversia è stata vinta dal contribuente che citava davanti al giudice di pace,l’ufficio delle imposte che aveva ignorato la sua domanda di annullamento dell’atto.




Contro questa decisione il fisco ha fatto ricorso in Cassazione ma ha perso definitivamente la causa.




In particolare, L’Agenzia dell’Entrate ricorre con due motivi:






  1. Violazione art. 156, 166 e ss. C.p.c.; art. 10 dlgs 546/92, sul rilievo che il giudice ha emesso condanna a carico dell’ufficio locale dell’Agenzia dell’Entrate mentre unico legittimato a resistere era l’ufficio centrale.


Il motivo non è fondato perché si ricorda che per effetto del dlgs 300/99 le funzioni statali concernenti i tributi erariali, sono state attribuite all’Agenzia dell’Entrate come soggetto dotato di capacità giuridica di diritto pubblico. Agli uffici periferici dell’Agenzia è attribuita la capacità di stare in giudizio in via concorrente ed alternativa al direttore che rappresenta l’Agenzia a livello centrale.


Il rapporto tra l’Agenzia a livello centrale e gli uffici locali è basato sulla “procura institoria”, con l’imputabilità all’ente pubblico preponente dell’attività dell’ufficio locale;






  1. Violazione art. 2043 cc, limitatamente al neminem laedere, poiché l’ufficio finanziario ha colpevolmente ritardato l’annullamento dell’atto impositivo illegittimo in autotutela.




Il motivo non è fondato poiché secondo la giurisprudenza della stessa Corte, si è già in precedenza affermato che può essere riconosciuto il risarcimento del danno sopportato da un soggetto per ottenere l’annullamento dell’atto illegittimo e che tali spese possono essere considerate danno risarcibile per il sol fatto che si riferiscono a procedimento amministrativo.




Il danno in oggetto è riferibile al compimento dell’atto illegittimo, poiché l’autotutela era solo il mezzo per eliminarne gli effetti.




Quindi se il provvedimento di autotutela non è subito adottato ed il contribuente inizia un procedimento per proporre ricorso, la responsabilità è dell’Amministrazione che non è tempestivamente ricorsa ai mezzi legali per eliminare gli effetti di un atto illegittimo.




I due motivi non sono considerati fondati ed il ricorso viene rigettato.


Si conclude affermando che si è riconosciuto il diritto dei cittadini ad essere risarciti per l’inadempimento dell’ufficio delle entrate sulle istanze di autotutela.


26 marzo 2010


Sonia Cascarano

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