Il giudice deve acquisire il PVC, se necessario per decidere

 

Premessa


Con sentenza n. 725 del 19 gennaio 2010 la Corte di Cassazione ha affrontato la questione relativa alla mancata produzione in giudizio del pvc e alle conseguenze che ne derivano, problematica che investe la motivazione degli atti e l’onere della prova, alla luce anche delle modifiche apportate all’art. 7, comma 3, del D.Lgs.n.546/92, norma dedicata ai poteri dei giudici tributari ed oggetto di recente intervento legislativo – attraverso l’art. 3-bis del D.L. 30 settembre 2005 n. 203 (collegato alla Finanziaria 2006), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 02.12.2005 ed entrato in vigore il 03.12.2005 – che ha soppresso il comma 3, del citato art.7, che prevedeva la facoltà da parte delle commissioni tributarie “ di ordinare alle parti il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia“.


Inquadriamo, nella giusta veste, la questione.




La mancata produzione del p.v.c. in giudizio


La questione relativa alla mancata produzione in giudizio del pvc tiene divisa la giurisprudenza da diversi anni.


Da una parte*, la Commissione Tributaria Centrale, Sez. XIX, dec. n. 2871 del 2 maggio 2000, secondo cui non spetta al contribuente ma all’ufficio produrre in giudizio il processo verbale di constatazione sul quale siano fondati gli atti di accertamento, e la Corte Cassazione – sentenza n. 10148 del 2 agosto 2000 – secondo cui se l’atto cui si fa riferimento non viene messo a disposizione del giudice lo stesso non è posto in grado di decidere.


Dall’altra parte, la sentenza n. 31 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, Sezione 39, del 20.05.2005 che pone l’onere a carico del ricorrente, poiché se l’avviso di accertamento impugnato richiama per relationem il processo verbale di constatazione, quale sua parte integrante, l’atto impugnato è costituito dall’insieme dei due atti, e di conseguenza, ai sensi degli artt. 18 e 22 del D.Lgs. n. 546/1992, all’atto della costituzione in giudizio il ricorrente è onerato di produrre originale o copia dell’avviso di accertamento ma anche originale o copia del processo verbale di constatazione.




Il pronunciamento della Cassazione n. 725 del 19.01.2010




Con la sentenza n. 725 del 19.01.2010 la Corte di Cassazione ha affermato che “in tema di contenzioso tributario l’acquisizione d’ufficio dei documenti necessari per la decisione costituisce una facoltà discrezionale, attribuita alle commissioni tributarie dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 7, comma 3 il cui esercizio, peraltro, non può sopperire al mancato assolvimento dell’onere della prova, il quale grava sull’Amministrazione finanziaria, in qualità di attrice in senso sostanziale, e si trasferisce a carico del contribuente soltanto quando l’Ufficio abbia fornito indizi sufficienti per affermare la sussistenza dell’obbligazione tributaria. Tuttavia qualora la situazione probatoria sia tale da impedire la pronuncia di una sentenza ragionevolmente motivata senza l’acquisizione d’ufficio di un documento, l’esercizio di tale potere si configura come un dovere, il cui mancato assolvimento deve essere compiutamente motivato, (in applicazione di tale principio la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva rigettato l’impugnazione di un avviso di accertamento motivato “per relationem” attraverso un processo verbale di constatazione, astenendosi immotivatamente dal disporre l’esibizione in giudizio di tale documento)”.


In pratica, se necessario per decidere, ovvero per motivare la sentenza, è dovere del giudice acquisirlo.




NOTA


*) Cfr. anche la C.T.R. Piemonte, Sez. XXXI, Sent. n. 98 del 20/01/2000, secondo cui si lede il diritto di difesa del contribuente se non viene posto in condizione di conoscere il contenuto della pretesa addotta nei suoi confronti mediante la tempestiva conoscenza del pvc della Guardia di finanza richiamato nell’accertamento motivato per relationem.




22 febbraio 2010


Roberta De Marchi


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