Estensione delle verifiche fiscali


I dati raccolti nel corso di una verifica possono essere utilizzati ai fini dell’accertamento, anche quando l’attività va oltre l’ambito oggettivo delineato dall’incarico di accesso.


Quanto precede è contenuto nella sentenza n. 26321 del 16 dicembre 2009 della Corte di Cassazione da cui emerge che la verifica fiscale rappresenta, in ogni caso, attività di indagine diretta all’acquisizione ed al reperimento di ogni elemento utile all’accertamento dell’imposta e alla repressione dell’evasione, a prescindere dal suo oggetto e della sua estensione.


La verifica fiscale, che può essere generale o parziale, è uno mero strumento di controllo che si articola in momenti diversi come l’accesso, l’ispezione documentale, le indagini bancarie. Trattasi di attività, quindi, che va oltre il semplice controllo documentale e che, invece, diventa un vero e proprio confronto tra verificatore ed imprenditore sui fatti aziendali. La verifica è, pertanto, il frutto di un insieme di operazioni poste in essere dai dipendenti dell’Amministrazione finanziaria e dai militari della Guardia di Finanza, nel corso della fase istruttoria del procedimento di accertamento tributario, finalizzate al controllo del regolare adempimento degli obblighi imposti dalle norme tributarie, nonché alla determinazione degli elementi costitutivi dell’obbligazione tributaria(1). La “verifica generale” è diretta ad analizzare gli aspetti più importanti della situazione fiscale del soggetto in riferimento ai principali tributi, mentre la “verifica parziale” è finalizzata ad accertare la situazione in relazione ad uno o più tributi. Pertanto la stessa è in concreto diretta ad acquisire e reperire ogni elemento utile all’accertamento tributario nonché a prevenire, ricercare e reprimere le violazioni alle norme tributarie.


In fatto, l’ufficio finanziario ha notificato un avviso di accertamento in rettifica della dichiarazione dei redditi presentata da una società e tale avviso si fondava su una verifica effettuata presso la sede della società. La società ha proposto ricorso alla Commissione tributaria provinciale che ha accolto il ricorso e i giudici di appello hanno confermato detta sentenza, dichiarando la nullità dell’accertamento. Conseguentemente l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione.


I giudici di legittimità hanno ritenuto preliminarmente che la verifica fiscale, sia essa finalizzata all’approfondimento della posizione fiscale di un soggetto in relazione all’insieme dei tributi (cd verifica generale) ovvero rivolta all’approfondimento della posizione fiscale del soggetto in relazione ad uno o più tributi (cd verifica parziale), rappresenta, in ogni caso, un’attività di indagine diretta all’acquisizione ed al reperimento di ogni elemento utile all’accertamento dell’imposta e alla repressione dell’evasione. Quanto precede a prescindere dal suo oggetto e dalla sua estensione, che non va confuso con la mera finalità della verifica fiscale che resta quella di acquisire una serie di informazioni mediante le quali gli uffici possono rideterminare i volumi d’affari dei contribuenti nonché i relativi redditi imponibili.


Alla luce di quanto precede, quindi, le informazioni e i dati raccolti durante una verifica devono essere tenuti distinti dall’oggetto della verifica medesima. E ciò, in quanto le risultanze della verifica, diretta ad acquisire una serie di dati ed elementi che potranno essere utilizzati per quantificare e motivare il successivo accertamento, pur derivando da essa, vanno ben oltre la sua delimitazione oggettiva, rappresentandone solo la piattaforma strumentale. Le predette risultanze sono finalizzate esclusivamente a determinare la capacità complessiva del contribuente verificato, oltre che a ricercare e reprimere le violazioni alle disposizioni tributarie e finanziarie eventualmente commesse.


I giudici di legittimità non hanno accolto, quindi, le conclusioni a cui erano pervenuti i giudici di merito secondo cui la contestazione delle vendite sottocosto rappresenterebbe un cambiamento e/o un ampliamento dell’oggetto della verifica, atteso che gli stessi giudici non hanno motivato le ragioni per le quali l’accertamento delle vendite sottocosto e l’omessa contabilizzazione dei ricavi sarebbero un’indebita estensione dell’oggetto della verifica e non piuttosto il risultato della stessa indagine avente ad oggetto il confronto tra i prezzi praticati a terzi ed i prezzi praticati alle società consociate. La mancata motivazione ex art. art. 360, coma 5, Cpc, hanno rilevato i giudici, si verifica anche allorché il giudice ometta di indicare nella sentenza gli elementi da cui trae il suo convincimento senza una approfondito esame logico e giuridico (Cfr. Cass n.1756 e n. 890 del 2006).


La sentenza in esame consente senza dubbio di indicare gli esatti confini della verifica fiscale e di ogni elemento e/o informazione in essa ricompresi, consentendo una rivisitazione del suo concetto e dei “poteri” di cui l’ufficio impositore può servirsi. E’ auspicabile comunque che tale orientamento sia confermato anche da successivi ulteriori pronunciamenti dei giudici di legittimità al fine di avere un quadro consolidato sulla materia di cui trattasi.



NOTA



1) Cfr. Sulla nozione di “verifica fiscale” circolare n. 1/98-360000 del 20 ottobre 1998 della Guardia di Finanza. La verifica fiscale è definita come “una indagine di polizia amministrativa finalizzata a prevenire, ricercare e reprimere le violazioni alle norme tributarie e finanziarie”.



6 marzo 2010


Enzo Di Giacomo

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