Liquidazione IVA di gruppo

Ai sensi dell’art. 73, ultimo comma, D.P.R. n. 633/72 e del D.M. di attuazione 13 dicembre 1979, le società controllanti e controllate che intendono avvalersi nel 2010 della liquidazione IVA c.d. “di gruppo”, devono manifestare tale volontà tramite un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 16 febbraio.


Si sottolinea l’importanza della comunicazione all’Agenzia dell’Entrate non surrogabile dal comportamento concludente: si ricordi il divieto imposto dall’art. 4 del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 442.


I versamenti IVA possono essere fatti dagli enti o società controllanti, per l’ammontare complessivamente dovuto da essi e da una o più società controllate, al netto delle eccedenze detraibili risultati dalle liquidazioni periodiche, con l’osservanza delle disposizioni del decreto.


L’eventuale eccedenza detraibile del gruppo può essere richiesta a rimborso o computata in detrazione nell’anno successivo soltanto dall’ente o società controllante”.


Secondo la normativa italiana l’IVA di gruppo è una procedura agevolata di versamento dell’imposta da parte di soggetti collegati da determinati vincoli societari, soggetti che possono consolidare i debiti e crediti IVA individuali presso la società controllante, effettuante un’unica liquidazione del gruppo: diviene, dunque, un meccanismo di compensazione infragruppo dei saldi senza interferire sull’autonomia dei soggetti.


L’art. 2 del citato D.M. stabilisce che “si considerano controllate soltanto le S.p.a., le S.a.p.a. e le S.r.l. le cui azioni o quote sono possedute per una percentuale superiore al cinquanta per cento del loro capitale (da calcolare senza tenere conto delle azioni prive di diritto di voto), fin dall’inizio dell’anno solare precedente, dall’ente o società controllante o da un’altra società da questi controllata.


Le società controllanti, a loro volta controllate da un’altra società, possono avvalersi della facoltà di attivare l’IVA “di gruppo” in veste di capofila soltanto se la società che le controlla rinuncia ad avvalersene. Sono ammesse alla procedura anche le società residenti in altri Stati membri dell’Ue, aventi forme giuridiche equivalenti alle società di capitali dell’ordinamento italiano, che operino nel nostro paese attraverso una stabile organizzazione, oppure mediante rappresentante fiscale o identificazione diretta”.


Per attivare la procedura è indispensabile che la società controllante eserciti espressamente la volontà entro il 16 febbraio, presentando apposita dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.


In particolare, la dichiarazione:


·         va redatta sul modello IVA 26 da consegnare direttamente all’ufficio competente nei confronti della società controllante;


·         il modello è compilato in tre esemplari, dei quali uno, sottoscritto sia dal rappresentante della società controllante che da quelli delle società controllate, è restituito dall’ufficio alla società dichiarante;


·         se le società hanno domicilio fiscale in circoscrizioni diverse da quella della controllante, una copia fotostatica del modello dovrà essere inviata con raccomandata ai vari uffici competenti.


In base alle disposizioni introdotte dalla legge n. 244/2007, le società che nel 2010 aderiscono ad un gruppo del quale non facevano parte nell’anno precedente, non possono trasferite al gruppo l’eventuale credito IVA relativo all’anno 2009, credito che resta nell’esclusiva disponibilità della società titolare che potrà utilizzarlo in compensazione orizzontale oppure chiederlo a rimborso ex art. 30, D.P.R. n. 633/1972.


1.     Corte di Cassazione – sentenza nr. 17707/2009


La dichiarazione per l’Iva di gruppo va necessariamente espressa, non potendo la scelta essere implicitamente manifestata mediante un comportamento “concludente”.


La Corte di cassazione nella sentenza 17707/2009 analizza il comportamento di due società a responsabilità limitata, controllante e controllata, che decidono di avvalersi della normativa relativa all’Iva di gruppo e per ciò effettuano per l’anno in questione tutti gli adempimenti previsti per le liquidazioni periodiche e presentano la dichiarazione annuale sugli appositi modelli predisposti per le società controllanti.



La controllante omette di dichiarare, entro il termine, di volersi avvalere della facoltà di applicare l’Iva di gruppo: tale inadempimento porta l’ ufficio Iva a disconosce la fruizione di tale specifico regime e le correlate compensazioni avvenute fra i debiti della controllante e i crediti della controllata, notificando alla prima cartella di pagamento per il recupero dell’imposta indebitamente compensata.


Il ricorso della contribuente viene accolto dalla Ctp, che riconosce un mero errore formale e l’osservanza degli adempimenti previsti dalla normativa speciale Iva.


Così anche per l’appello dell’ufficio, dove la Ctr motiva che:


i giudici di prime cure bene hanno sentenziato che il comportamento concludente del contribuente quando non reca danno all’erario non sia da sanzionare. Nel caso de quo la società controllante ha omesso di comunicare l’opzione ma, (…), ha tenuto un comportamento ad essa conforme“.


L’Amministrazione finanziaria ricorre per cassazione con unico motivo d’impugnazione:


·         si denuncia violazione di legge, sostenendo che il regime dell’Iva di gruppo consiste nella compensazione tra l’Iva a debito e l’Iva a credito delle società di gruppo e che la sua applicazione è oggetto di una facoltà della società controllante, in virtù di valutazione de convenienza economica, con effetto per il solo anno d’imposta per il quale la facoltà sia espressamente esercitata con dichiarazione da sottoscriversi dai legali rappresentanti della controllante e della controllata. Secondo tale interpretazione ne deriverebbe che in capo alle società del gruppo non sussisterebbe una discrezionalità “bifasica”, tale da configurare una doppia scelta, in particolare se avvalersi del sistema compensativo o avvalersi di tale sistema”.


Nel caso di specie, l’opzione è dettata dal criterio dell’unicità e riguarderebbe solo la decisione di accedere o meno al regime dell’Iva di gruppo: quindi operata la scelta i successivi adempimenti sarebbero un obbligo per l’operatore interessato.


La mancata dichiarazione espressa non potrebbe mai costituire violazione “formale”, derivante da facta concludentia, poiché è necessario che l’ente impositore sia messo tempestivamente in grado di conoscere le singole posizioni delle società del gruppo ai fini Iva.


La sentenza 17707/2009 accoglie le motivazioni dell’Agenzia in base alla disciplina di settore ed in base al all’art. 4 del Dpr 442/1997.


Per comportamento concludente, equiparabile alla dichiarazione, si intende l’effettuazione da parte del contribuente di adempimenti che presuppongono la scelta di un determinato regime, osservandone i relativi obblighi, in luogo di quello operante come regime di base, ferma restando la sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi per avvalersi del regime opzionale.


Sostiene la Cassazione che: “per l’Iva “monosoggettiva”, in generale, il regime può essere scelto sia con dichiarazione espressa sia con un comportamento concludente, per l’Iva di gruppo, in particolare, l’opzione è effettuabile solo ed esclusivamente attraverso una dichiarazione espressa, rispetto alla quale non assurge a equipollenza alcun comportamento concludente”.


La pluralità soggettiva tipica dei gruppi di società, l’attività di controllo degli enti impositori particolarmente articolata e complessa nella valutazione dei comportamenti di compagini societarie, sono tutte ragioni che hanno portato il legislatore a prevedere che “la dichiarazione per il regime dell’IVA di gruppo possa essere soltanto espressa e non possa trovarsi implicitamente calata in comportamenti concludenti“.


 


Sonia Cascarano


13 Febbraio 2010

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