Le operazioni con l’estero: gli scambi intracomunitari

La progressiva internazionalizzazione delle imprese italiane, dettata dall’esigenza generale di espansione dei mercati di sbocco delle produzioni ottenute, rende sempre più interessante l’esame degli aspetti operativi e contabili delle operazioni con l’estero.
Le operazioni con l’estero, possono essere distinte in due grandi gruppi:
a) le operazioni intracomunitarie;
b) le operazioni extracomunitarie.

Dal 1993, con la creazione dell’Unione Europea e con l’unificazione del territorio doganale dei Paesi aderenti, si è introdotto un nuovo concetto di scambi internazionali, quello di territorio doganale comunitario. Per cui oggi il concetto di importazioni ed esportazioni, è riservato ai soli movimenti commerciali esterni al territorio comunitario. Corollario naturale di questo scenario, è stata l’introduzione del principio di libera circolazione di merci e persone in ambito comunitario e il mantenimento delle limitazioni quantitative e dei dazi doganali relativamente alle sole operazioni extracomunitarie. L’individuazione e la classificazione delle operazioni d’acquisto e di vendita, come operazioni intracomunitarie e il conseguente comportamento contabile, ha come inevitabile premessa l’analisi, più generale, della normativa IVA riguardante la territorialità delle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi.

I requisiti per l’applicazione dell’I.V.A.

Il punto di partenza nell’esame dell’applicabilità dell’I.V.A, in relazione alle operazioni con l’estero, è la verifica della territorialità dell’operazione. Infatti, l’art. 1 del D.P.R. 633/72,
stabilisce che sono soggette al tributo i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, effettuate nell’esercizio arti, professioni o imprese, nonché sulle importazioni da chiunque effettuate. Per cui ogni operazione attiva ( e specularmente passiva ) diventa rilevante agli effetti dell’I.V.A. se possiede tre requisiti:
1) soggettivo: le operazioni devono essere svolte nell’esercizio di arti, imprese o professioni;
2) oggettivo: le operazioni poste in essere devono essere qualificate come cessioni di beni o prestazioni di servizi;
3) territoriale: l’operazione deve avvenire sul territorio dello Stato.
La regola generale pone come condizione indispensabile per l’applicazione dell’I.V.A. l’esistenza contemporanea dei tre requisiti soggettivo, oggettivo e territoriale. Mentre le
importazioni sono rilevanti ai fini I.V.A., in ogni caso e da chiunque effettuate ( anche se effettuate da privati).
La verifica della territorialità, è determinante nell’analisi delle operazioni con l’estero, poiché l’I.V.A. è un’imposta sui consumi nazionali ossia un’imposta dovuta nel Paese di destinazione dei beni o dei servizi. Ove mancasse il presupposto territoriale, si ricadrebbe nell’ipotesi di cessione all’esportazione o di operazione ad essa assimilata o nell’ipotesi di servizio internazionale regolamentati, rispettivamente, dagli artt. 8, 8 bis e 9 del Decreto I.V.A. 

 

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