Il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (quinta parte)

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12. La revoca dell’agevolazione

Nell’art. 18, comma 6, del D.L. n. 91 del 20141 è stabilito che il credito d’imposta per i nuovi investimenti in beni strumentali compresi nella divisione 28 della tabella ATECO è revocato se:

  • l’imprenditore cede i beni oggetto degli investimenti a terzi o li destina a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto. Quindi se l’investimento è effettuato, ad esempio, nel periodo dal 25 giugno al 31 dicembre 2014, la revoca interviene se il bene viene ceduto entro il 31 dicembre 2015. Nella circolare n. 5/E del 2015 è stato evidenziato che tale vincolo “ha la ratio di contrastare lo smobilizzo dei beni oggetto dell’investimento agevolato in tempi ravvicinati rispetto al momento di effettuazione dell’investimento stesso, in quanto considerato sintomatico di un comportamento elusivo volto alla immissione temporanea dei cespiti nel patrimonio aziendale al solo fine di ottenere il beneficio fiscale”;

  • i detti beni sono trasferiti, entro il termine di decadenza dell’azione accertatrice, in strutture produttive situate fuori del territorio dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell’agevolazione. Tale disposizione è diretta a garantire, come sottolineato dall’Agenzia delle entrate, il mantenimento del bene oggetto di investimento in strutture produttive situate nel territorio dello Stato. L’Assonime ha rilevato, nella circolare n. 9 del 2015, che, pertanto, l’impresa che ceda il bene oltre la fine del periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’acquisto non incorrerà nella revoca di cui all’ipotesi precedente ma potrebbe comunque vedersi revocato il beneficio in base a quella in discorso, qualora il cessionario destini il bene a strutture produttive ubicate fuori dal territorio italiano.

Nel successivo comma 7 è poi previsto che, se si verificano le menzionate ipotesi, il credito d’imposta indebitamente utilizzato deve essere versato entro il termine per il pagamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui le stesse si realizzano.

Qualora in sede di controllo venga, invece, accertata l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste dalla norma o a causa dell’inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, nel comma 8 è stabilito che l’Agenzia delle entrate provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni.

Le ipotesi in cui si verifica la revoca del beneficio sono analoghe a quelle previste dalla “Tremonti-ter”2, con la sola differenza che la revoca stessa opera anche in caso di cessione di beni a soggetti aventi stabile organizzazione in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo. Restano, pertanto, in massima parte applicabili i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 44/E del 20093.

Innovative sono, invece, le precisazioni normative concernenti le conseguenze della revoca ed il recupero del credito d’imposta indebitamente fruito.

Restano, al riguardo, aperte alcune questioni interpretative, non affrontate nella circolare n. 5/E del 2015, concernenti, in particolare, la cessione di beni non agevolati oggetto di interventi di manutenzione o riparazione che hanno comportato l’inserimento di ricambi o accessori ammessi all’agevolazione, la restituzione di beni di terzi precedentemente assunti in comodato o in locazione, la cessazione dell’affitto o usufrutto di azienda e le modalità di recupero del beneficio non spettante.

12.1. La cessione dei beni agevolati

La disposizione che stabilisce la revoca in caso di cessione a terzi o di destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa è finalizzata ad evitare che vengano agevolati investimenti di mera sostituzione e a disincentivare, quindi, il ricorso all’agevolazione in assenza di un…

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