Il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (prima parte)

1. Premessa

La disciplina del credito d’imposta per i nuovi investimenti in beni strumentali compresi nella divisione 28 della tabella ATECO, prevista dall’art. 18 del D.L. n. 91 del 2014 convertito nella legge n. 116 dello stesso anno1, ricalca, per quanto concerne l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione e il calcolo degli investimenti agevolabili, quella delle precedenti detassazioni “Tremonti-bis”2 e “Tremonti-ter”3. Si è scelto, però, di fare ricorso, anziché ad una deduzione dal reddito d’impresa, ad un credito d’imposta, che per i soggetti IRES equivale, considerando l’aliquota del 27,5 per cento, ad una deduzione dall’imponibile pari al 54,5 per cento dell’investimento.

Il credito d’imposta spetta nella misura del 15 per cento delle spese sostenute per investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nel periodo dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015 in eccedenza rispetto alla media di quelli realizzati nei cinque periodi d’imposta precedenti – con facoltà di escludere il periodo nel quale l’investimento è stato maggiore -.

Il detto credito d’imposta non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore a 10.000 euro e va ripartito e utilizzato in compensazione in tre quote annuali di pari importo nonché indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di riconoscimento del credito e in quelle relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito stesso è utilizzato. La prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento. Ad esempio, la compensazione del credito d’imposta relativo al periodo 25 giugno – 31 dicembre 2014 potrà avvenire nel corso del triennio 2016 – 2018.

La tempistica per l’effettuazione degli investimenti e per la fruizione del credito d’imposta e la complessità applicativa costituiscono le principali criticità dell’agevolazione in esame.

L’orizzonte temporale di circa un anno per l’effettuazione degli investimenti appare alquanto ristretto rispetto ai tempi necessari sia per valutare l’evoluzione del ciclo economico e la convenienza ad assumere i connessi impegni finanziari sia per la produzione dei beni, solitamente complessi, che formano oggetto dell’incentivo. I vantaggi in termini di risparmio d’imposta non sono, peraltro immediati – come avvenuto, invece, in occasione delle precedenti agevolazioni – ma sono stati posticipati al 2016 e “spalmati” in un triennio.

Il criterio previsto per l’individuazione dei beni per il cui acquisto si può fruire del credito d’imposta ha, inoltre, già dato luogo in passato a problematiche interpretative ed applicative che sono destinate ad incrementarsi in conseguenza della necessità di individuare i beni rientranti nella tabella Ateco 28 non soltanto nel periodo d’imposta agevolato (come avvenuto per la “Tremonti-ter”) ma anche nei periodi precedenti, ai fini del calcolo della media degli investimenti. Il confronto dei nuovi investimenti con la detta media di quelli effettuati nei periodi precedenti, oltre a complicare notevolmente il calcolo del beneficio, potrebbe, peraltro, penalizzare le imprese che hanno maggiormente investito negli ultimi anni.

L’esclusione degli investimenti di importo inferiore a 10.000 euro rischia, altresì, di escludere dall’agevolazione molte piccole imprese.

Appare, invece, positiva la scelta di concedere un credito d’imposta anziché una deduzione dal reddito imponibile, perché in tal modo possono essere agevolate anche le imprese in perdita.

Come per l’agevolazione precedente, la fruizione del beneficio non è subordinata all’assenso preventivo dell’Agenzia delle entrate.

L’Agenzia delle entrate ha fornito le proprie istruzioni nella circolare del 19 febbraio 2015, n. 5/E, nella quale è stato evidenziato che il beneficio si caratterizza per ambiti e meccanismi di applicazione, oltre che per modalità di fruizione, differenti rispetto alle precedenti agevolazioni. Per gli altri aspetti è…

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