Il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (quarta parte)

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10. La determinazione del valore dell’investimento
La determinazione del valore e la imputazione temporale degli investimenti devono essere effettuati applicando i criteri validi ai fini della determinazione del reddito d’impresa.
Nella circolare n. 5/E del 2015 sono stati confermati i seguenti principi, già enunciati nelle circolari n. 44/E del 2009 e n. 90/E del 2001:

il valore degli investimenti realizzati in ciascun periodo agevolato deve essere determinato secondo i criteri ordinari per l’individuazione del costo dei beni rilevante ai fini fiscali previsti dall’articolo 110, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, indipendentemente dalle modalità (ordinarie, forfetarie, sostitutive) di determinazione del reddito da parte del contribuente;

gli oneri relativi alle prestazioni di servizi direttamente connesse alla realizzazione dell’investimento, non compresi nel costo di acquisto del bene, rilevano ai fini della determinazione dell’investimento stesso. Nella circolare n. 90/E del 2001 erano state, al riguardo, menzionate le spese di trasporto e di installazione, oltre agli interessi passivi patrimonializzati ai sensi dell’art. 110, comma 1, lettera b), del TUIR1;

il costo del bene agevolabile è assunto al netto di eventuali contributi in conto impianti, indipendentemente dalle modalità di contabilizzazione, con l’eccezione di quelli non rilevanti ai fini delle imposte sui redditi.

Nella circolare n. 44/E del 2009 era stato ulteriormente precisato che non rileva, ai fini della determinazione del valore degli investimenti, l’IVA parzialmente indetraibile in misura corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione ed operazioni esenti ai sensi del predetto articolo 19, comma 5, del DPR n. 633 del 1972. In quest’ultima ipotesi l’IVA indetraibile, infatti, non può essere considerata come costo afferente le singole operazioni d’acquisto ma è una massa globale determinata a fine anno in relazione al complesso delle operazioni poste in essere nell’esercizio che si qualifica come costo generale ai sensi dell’art. 99 del TUIR2.

10.1. I soggetti IAS-adopter
Confindustria aveva evidenziato che il riferimento alle regole dell’art. 110, comma 1, lett. b), del TUIR “dovrebbe valere anche per i soggetti c.d. “IAS adopter”; in linea di principio, non può escludersi, infatti, che l’applicazione delle diverse regole di qualificazione (e classificazione) delle componenti di reddito valevoli per tali soggetti possa condurre alla determinazione, in relazione allo stesso investimento, di costi fiscalmente riconosciuti di importo differente da quello determinabile in capo ai soggetti “non IAS adopter”. In effetti, la circolare dell’Agenzia delle entrate del 2009 affrontò espressamente la questione solo con riguardo alle possibili divergenze riscontrabili nei due diversi sistemi contabili in punto di imputazione temporale degli investimenti; precisando, al riguardo, che in considerazione delle finalità agevolative della disciplina e della sua non interferenza con le ordinarie modalità di determinazione del reddito “…non rilevano i diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione di bilancio…” previsti per detti soggetti. Tuttavia, stante anche il riferimento contenuto nel riportato passo della circolare ai criteri di qualificazione e classificazione, sembrerebbe coerente ritenere che tale uniformità di criteri debba esplicare effetti anche per la quantificazione degli investimenti”.
L’Agenzia ha affermato, nella circolare n. 5/E del 2015, che, “tenuto conto della finalità agevolativa della disciplina in esame e della modalità di fruizione della stessa, che non incide sulle ordinarie modalità di determinazione del reddito d’impresa, non rilevano i diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione …

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