La sicurezza sul lavoro per le aziende agricole e gli obblighi conseguenti

di Patrizia Macrì

Pubblicato il 29 gennaio 2016



in questo settore i rischi per la salute sono veramente numerosi sia a causa delle condizioni di lavoro, sia per i macchinari che vengono utilizzati, sia a causa delle sostanze con cui il lavoratore può venire a contatto, che in molti casi possono rivelarsi pericolose; analizziamo i rischi derivanti dall'utilizzo delle macchine agricole e il rischio di asfissia da anidride carbonica. Gli obblighi del datore di lavoro

PREMESSA

Uno dei settori lavorativi in cui si registrano il maggior numero di infortuni, affianco al settore edile, è senz'altro quello agricolo. In questo settore, infatti, i rischi per la salute sono veramente numerosi sia a causa delle condizioni di lavoro, sia per i macchinari che vengono utilizzati, sia a causa delle sostanze con cui il lavoratore può venire a contatto, che in molti casi possono rivelarsi pericolose. Analizziamo in questo articolo due tipologie di rischi a cui può essere soggetto il lavoratore del settore agricolo: l'utilizzo delle macchine agricole e il rischio di asfissia da anidride carbonica.

UTILIZZO DELLE MACCHINE AGRICOLE

Gli infortuni causati dall'utilizzo della macchine agricole, come ad esempio i trattori, sono tra i più numerosi registrati nel settore agricolo. Per questo motivo il D.Lgs. 17/2010 stabilisce che le macchine e le attrezzature immesse sul mercato o in servizio per la prima volta devono essere costruite tenendo conto dei requisiti essenziali di sicurezza. Pertanto il datore di lavoro che deve acquistare per la prima volta una macchina agricola deve accertarsi che il mezzo sia provvisto di:

  • marcatura CE apposta su di una targhetta leggibile ed indelebile nella quale devono essere indicati i seguenti dati:

    • nome e indirizzo del fabbricante;

    • numero di matricola;

    • numero di serie;

    • anno di costruzione;

  • dichiarazione di conformità;

  • libretto di istruzione all'uso e manutenzione.,

N.B. E' bene precisare che per tutte le macchine agricole, devono essere rispettate le direttive riguardanti l'uso delle attrezzature di lavoro di cui all'Allegato VI del D.lgs. 81/2008. Per quelle prodotte prima del 1996, prive pertanto di marchio CE, devono essere rispettati invece i requisiti generali di sicurezza e le disposizioni di cui all'Allegato V del D.Lgs. 81/2008.

Occorre tuttavia tenere ben presente che nel caso del trattore, proprio per le sue caratteristiche intrinseche, non è mai possibile parlare di sicurezza assoluta contro il pericolo di perdita di stabilità che possa avere come conseguenza rovesciamenti, ribaltamenti, rotolamenti ecc. Partendo da questo presupposto si può ben capire, perciò, perché il legislatore abbia appositamente previsto al punto 2.4 dell'Allegato V parte II del D.Lgs. 81/08 che le attrezzature di lavoro mobili con lavoratore/i a bordo devono limitare, nelle condizioni di utilizzazione reali, i rischi derivanti da un ribaltamento dell'attrezzatura di lavoro:

  • mediante una struttura di protezione che impedisca all'attrezzatura di ribaltarsi di più di un quarto di giro;

  • ovvero mediante una struttura che garantisca uno spazio sufficiente attorno al lavoratore o ai lavoratori trasportati a bordo qualora il movimento possa continuare oltre un quarto di giro;

  • ovvero mediante qualsiasi altro dispositivo di portata equivalente.

Queste strutture di protezione possono essere integrate all'attrezzatura di lavoro. Non sono tuttavia obbligatorie nel caso in cui l'attrezzatura di lavoro è stabilizzata durante tutto il periodo d'uso, oppure se l'attrezzatura di lavoro è concepita in modo da escludere qualsiasi ribaltamento della stessa. Infine, se dovesse sussistere il pericolo che in caso di ribaltamento, il lavoratore o i lavoratori trasportati rimangano schiacciati tra parti dell'attrezzatura di lavoro e il suolo, deve essere installato un sistema di ritenzione.

I principali fattori di rischio rilevati analizzando gli infortuni occorsi ai lavoratori del settore agricolo sono, per lo più, legati a:

  • utilizzo di attrezzature e macchine troppo vecchie;

  • scarsa manutenzione e mancata sostituzione di parti soggette ad usura;

  • ambiente di lavoro difficoltoso, con dislivelli eccessivi, terreni franosi ecc.;

  • imprudenza da parte del lavoratore che confida troppo nelle proprie capacità;

  • scarsa esperienza del lavoratore alla guida del mezzo;

  • mancanza di adeguata informazione e formazione su uso e manutenzione.

Al fine di evitare i rischi dovuti all'utilizzo delle macchine e delle attrezzature per la lavorazione del terreno occorre:

  • consultare e leggere con molta attenzione i manuali di istruzione forniti dal costruttore del mezzo prima di utilizzare lo stesso;

  • evitare nella maniera più assoluta di indossare vestiti che possano impigliarsi in argani in movimento;

  • affidare il mezzo esclusivamente a personale esperto, autorizzato e patentato;

  • prestare attenzione alla guida specialmente in presenza di fossati, dislivelli e terreni sconnessi;

  • prestare attenzione nel salire e scendere dalla cabina di guida, avendo cura di utilizzare gli appositi corrimano e maniglioni;

  • avere cura di verificare che la zona di lavoro e di manovra sia sgombra dalla presenza di persone o animali;

  • far verificare che le macchine e le attrezzature siano conformi alle norme di legge da personale tecnico esperto;

  • prestare attenzione al posizionamento di marmitte e tubi di scarico che devono essere isolati e protetti dal contatto accidentale con le superfici calde per evitare il rischio di ustioni;

  • non utilizzare mai macchinari privi di dispositivi di sicurezza;

  • aver cura di verificare che l'albero cardanico sia sempre provvisto di tutte le protezioni previste dalla normativa;

  • prima di effettuare interventi di manutenzione e/o riparazione su parti in movimento, aver cura di arrestare il motore e inserire il freno;

  • non usare il trattore come mezzo di trasporto per persone, animali o cose;

  • prima di inserirsi in una strada pubblica assicurarsi che la macchina e/o il rimorchio siano in regola con le norme del Codice della strada;

  • scollegare gli attrezzi trainati solo su un terreno pianeggiante, con trattrice frenata;

  • sostituire immediatamente i dispositivi di protezione danneggiati anche se la macchina funziona regolarmente.

L'USO DEGLI ANTIPARASSITARI

Anche l'uso improprio degli antiparassitari può comportare elevati rischi per la sicurezza della salute del lavoratore agricolo. I sintomi possono essere diversi e di diversa intensità: si possono registrare, infatti, sintomi lievi che possono causare malessere generale, ma anche sintomi gravi che possono portare a convulsioni, svenimenti, difficoltà respiratorie. In casi estremi, un'intossicazione acuta, può portare addirittura alla morte. Un uso improprio degli antiparassitari, prolungato nel tempo, può provocare danni progressivi a carico dei reni, del fegato, dei polmoni e del cervello. Occorre, pertanto, fare molta attenzione nel maneggiare gli antiparassitari, anche perché questi possono penetrare nel nostro organismo attraverso:

  • la bocca (via orale):

    • per ingestione accidentale;

    • per spruzzi sulla faccia;

    • mangiando o fumando senza lavarsi le mani dopo l'uso o la preparazione degli antiparassitari;

    • mangiando frutta trattata di recente con antiparassitari.

  • il naso (via respiratoria):

    • per respirazione di polvere e vapori presenti nel luogo dove vengono conservati gli antiparassitari;

    • per respirazione di polvere e vapori che si sprigionano durante la preparazione e il mescolamento;

    • per respirazione di polveri e vapori durante l'uso in campo.

  • la pelle (soprattutto mani e avambracci):

    • per contaminazione durante la preparazione ed il mescolamento;

    • per contaminazione durante l'uso in campo

Al fine di impedire incidenti legati all'uso degli antiparassitari è necessario:

  • porre in essere comportamenti opportuni durante tutte le varie fasi di utilizzo, ossia:

    • acquisto;

    • trasporto;

    • conservazione;

    • preparazione del prodotto prima dell'uso in campo;

    • uso in campo;

    • post-trattamento;

    • utilizzare idonei dispositivi di protezione individuale;

  • Misure da attuare durante la scelta e l’acquisto:

    • stabilire con esattezza la quantità di prodotto necessaria per il trattamento ed acquistare il quantitativo strettamente indispensabile;

    • scegliere, a parità di efficacia, sempre gli antiparassitari meno pericolosi;

    • acquistare i prodotti in confezioni integre ed etichettate;

    • chiedere sempre al venditore le schede-tossicologiche del prodotto;

  • Misure da utilizzare durante il trasporto:

    • sistemare i prodotti in posizione dritta, avendo cura di ancorarli per evitare un versamento;

    • non collocare le confezioni acquistate vicino al guidatore;

    • non trasportare prodotti alimentari;

    • in caso di incidente stradale con fuoriuscita del prodotto informare il servizio sanitario;

  • Misure da attuare durante la conservazione:

    • non portare a casa gli antiparassitari;

    • conservare gli antiparassitari nei loro contenitori originali: mai in contenitori utilizzati per alimenti e bevande;

    • non mangiare, bere o fumare durante l'uso;

    • non travasare i prodotti da un contenitore all'altro;

    • non conservare nello stesso magazzino antiparassitari e prodotti alimentari;

    • utilizzare un magazzino situato lontano da eventuali sorgenti d'acqua, dalle abitazioni e dalle stalle;

    • sistemare i prodotti liquidi in strutture di contenimento che possano impedire la contaminazione dell'ambiente in caso di versamento;

    • chiudere a chiave la porta del magazzino;

    • nel caso in cui nel magazzino vengano conservati altri materiali gli antiparassitari devono essere posti in un armadio chiuso a chiave ed esporre la scritta "antiparassitari - pericolo di avvelenamento" conservando la chiave in un luogo sicuro;

    • collocare nel magazzino un estintore portatile a polvere;

  • Misure da attuare durante la preparazione del prodotto:

    • leggere sempre attentamente le istruzioni d'uso al fine di verificare le modalità di utilizzo;

    • nel caso in cui non fosse disponibile un'area adeguata, effettuare le operazioni di miscelazione all'esterno dei locali in assenza di vento e alla luce;

    • per l'apertura delle confezioni utilizzare un coltello o una forbice riservata solo per questo scopo;

    • per la diluizione del prodotto rispettare scrupolosamente le indicazioni riportate sull'etichetta;

    • non pulirsi la faccia con i polsini della camicia;

    • in caso di versamento accidentale del prodotto, lavarsi immediatamente le mani, togliersi gli indumenti contaminati e consultare il medico;

    • in caso di schizzi sugli occhi lavarsi con acqua corrente per almeno 15 minuti e consultare il medico;

  • Misure da attuare durante e dopo l’uso in campo:

    • disporsi sempre sopravento in modo che il prodotto si disperda alle spalle;

    • non erogare gli antiparassitari in caso di pioggia;

    • utilizzare solo le dosi indicate;

    • segnalare le aree interessate dal trattamento con cartelli ben visibili "coltura trattata con fitofarmaci";

    • durante le pause, che devono essere piuttosto frequenti, allontanarsi dalla zona trattata e lavarsi accuratamente le mani e il viso;

    • alla fine del trattamento lavare accuratamente i dispositivi di protezione individuale ed effettuare una doccia accurata;

  • Misure da attuare in caso di versamento accidentale del prodotto:

    • allontanare le persone presenti sul luogo del versamento;

    • leggere attentamente le schede di sicurezza;

    • assorbire i liquidi con materiale assorbente, come ad esempio della segatura, spazzare il materiale assorbente contenente l'antiparassitario e metterlo in un sacco di plastica resistente;

  • Misure da attuare in caso di contatto accidentale con il prodotto:
    • togliere tutti gli indumenti contaminati;

    • lavare con cura la pelle con acqua tiepida o fredda;

    • se la sostanza è stata ingerita bisogna tentare di provocare il vomito e poi sciacquare ripetutamente la bocca;

    • non somministrare latte o bevande alcoliche;

    • in caso di incidente bisogna richiedere una immediata assistenza medica, consegnando ai medici l'etichetta del prodotto impiegato.

RISCHIO DI ASFISSIA DA ANIDRIDE CARBONICA

Nel settore vinicolo, durante il periodo della vendemmia, i lavoratori possono incorrere in diversi rischi sia fisici, derivanti dall'uso di trattori, presse, imbottigliatrici ecc. ma anche rischi causati da agenti chimici che possono essere utilizzati, oppure svilupparsi durante il processo di vinificazione. Durante la vinificazione vengono infatti utilizzati diversi agenti chimici, quali ad esempio l'anidride solforosa, usata come antimicrobico, e l'azoto per proteggere il vino dal processo di ossidazione. Altri agenti chimici che possono rilevarsi nocivi per la salute del lavoratore se superano determinate concentrazioni, possono sprigionarsi naturalmente con la fermentazione del mosto, come ad esempio i vapori dell'alcol etilico e l'anidride carbonica. Questi gas, in particolar modo l'anidride carbonica, sono molto pericolosi nel settore vinicolo, in quanto si sviluppano in ambienti cosiddetti confinati e sospetti di inquinamento. Per ambienti confinati nell'allegato IV, punto 3, del D.lgs. 81/2008 si fa menzione a vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos ecc. mentre per ambienti sospetti di inquinamento si fa una distinzione tra cantieri e luoghi diversi dai cantieri:

  • cantieri: pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse in genere con presenza negli scavi di gas o vapori tossici, asfissianti o esplosivi, in rapporto alla natura geologica del terreno e alla vicinanza di fabbriche, depositi, raffinerie, stazioni di compressione e di decompressione, metanodotti e condutture di gas e in generale dove sia possibile un'infiltrazione di sostanze pericolose;

  • luoghi diversi dai cantieri: pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale ambienti e recipienti, conduttore e caldaie e simili, dove sia possibile il rilascio di gas deleteri.

Per quanto riguarda l'ambiente in cui opera il lavoratore del settore vinicolo, occorre tener presente che la stessa cantina può essere considerato ambiente sospetto nel caso in cui i tini di fermentazione siano posti al suo interno senza che vi sia sufficiente ricambio d'aria. Durante la fermentazione del mosto, infatti, l'anidride carbonica si sviluppa in maniera naturale durante il processo di fermentazione alcolica che trasforma il mosto in vino grazie ai lieviti che consumano glucosio per produrre alcol e anidride carbonica che poi viene rilasciata nell'ambiente di lavoro. Teniamo presente che da 100 gr di glucosio, si producono circa 48 gr di etanolo e 47 gr di anidride carbonica. Questo gas, che prende anche il nome di diossido di carbonio e risulta essere molto pericolo, è incolore ed ha un odore piuttosto pungente. Risulta essere più pesante dell'aria per questo motivo tende a stratificarsi verso il basso. Nel caso in cui nell'ambiente si sprigioni un quantitativo eccessivo di questo gas il rischio per la salute del lavorate è quello di asfissia, ossia l'aria diventa soffocante. Tutto ciò si può verificare per due motivi:

  • carenza di ossigeno dovuti al consumo o alla sostituzione;

  • inalazione di sostanze tossiche.

I sintomi causati dall'anidride carbonica e che variano a seconda della percentuale presente nell'aria, possono essere:

  • vertigini,

  • mal di testa,

  • tachicardia,

  • senso di soffocamento,

  • stato di incoscienza.

N.B. Nel caso in cui un lavoratore accusasse i sintomi dell'asfissia da anidride carbonica, occorre immediatamente allontanarlo dal luogo in cui si è verificato il malore posizionandolo in un luogo fresco e areato. Chiamare il medico e, se necessario e in grado di farlo, praticare la respirazione artificiale.

In riferimento al rischio di asfissia occorre, pertanto, prestare particolare attenzione ai requisiti dei locali e delle attrezzature di lavoro. Tra i requisiti generali a cui il datore di lavoro deve ottemperare troviamo innanzitutto quello di dotare la cantina di sufficienti aperture affinché possa esserci un veloce ricambio d'aria. Nel caso in cui le aperture naturale non sia sufficienti occorrerà ricorrere ad impianti di areazione. In quest'ultimo caso, però, occorrerà prestare particolare attenzione alla sua manutenzione, in quanto l'impianto dovrà essere tenuto sempre funzionante ed ogni eventuale guasto dovrà essere segnalato. L'aspirazione dei gas deve essere fatta, nei limiti del possibile, immediatamente vicino al luogo in cui si produce e devono essere installati apparecchi indicatori e avvisi acustici che hanno il compito di segnalare il raggiungimento delle concentrazioni e delle condizioni pericolose. Nel caso in cui ciò non fosse possibile il datore di lavoro dovrà sopperire alla mancanza eseguendo frequenti controlli o misurazioni. I requisiti a cui devono rispondere, invece, le attrezzature di lavoro, come vasche, serbatoi di fermentazione e tini, sono quelli elencati nel punto 3 dell'allegato IV del D.Lgs. 81/2008 tenendo comunque presente che devono avere aperture di accesso di dimensioni tali da garantire l'agevole recupero di un lavoratore privo di sensi. Inoltre occorre accertarsi che all'interno non vi siano gas nocivi; nel caso fossero presenti sarà necessario disporre efficienti lavaggi, ventilazione o altre misure idonee. Infine ai lavoratori devono essere fornite cinture di sicurezza con corda di adeguata lunghezza e, se necessario, di apparecchi idonei a consentire la normale respirazione.

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Ai sensi dell'art. 17 del D.lgs. 81/2008 il datore di lavoro di una cantina deve obbligatoriamente valutare tutti i rischi presenti nell'azienda e successivamente redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Nel settore vinicolo e nel conseguente possibile rischio di asfissia da anidride carbonica di cui stiamo trattando, il datore di lavoro, nella sua valutazione dei rischi, dovrà considerare sia il rischio chimico sia il rischio correlato alla presenza di anidride carbonica in un ambiente confinato. Ai fini della valutazione del rischio chimico dovranno essere seguite le disposizioni dettate dall'art. 223 del D.lgs. 81/2008 considerando, in primo luogo, la presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro che possano nuocere alla salute dei lavoratori. In seguito dovranno essere riportate le misure di prevenzione adottate aggiornando, poi, periodicamente la valutazione del rischio. Di estrema importanza risulta anche essere la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, da effettuare sia prima di adibire il lavoratore alla mansione che comporta l'esposizione all'agente chimico, sia periodicamente e cioè circa una volta all'anno. In questo modo, secondo quanto stabilito dall'art. 25, comma 1, lettera c) del D.Lgs. 81/2008, ogni lavoratore avrà una cartella sanitaria nella quale risulteranno i livelli di esposizione a cui è sottoposto. Inoltre nella valutazione dei rischi, il datore di lavoro dovrà tenere conto anche del rischio chimico in un ambiente confinato quali sono i vasi vinari o i serbatoi di fermentazione facendo riferimento al D.P.R. 177/2011 e alla nota del 09 Maggio 2012 denominata "Manuale illustrato per i lavoratori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ai sensi dell'art. 3 comma 3 del D.P.R. 177/2011. Anche per la valutazione di questo tipo di rischio, occorre prima di tutto effettuare un'analisi del rischio al fine di identificare il tipo di pericolo, definendo poi le cosiddette procedure operative e stabilendo, conseguentemente, le modalità di gestione di un'eventuale emergenza. Infine occorre valutare la necessità di ricorrere ad una ventilazione forzata, nonché quella di eseguire dei monitoraggi ambientali per rilevare la presenza del gas con idonea strumentazione valutando, altresì, le aperture di accesso dei serbatoi di fermentazione che essere di dimensioni tali da poter consentire l'agevole recupero di un lavoratore privo di sensi. Oltre all'obbligo della valutazione dei rischi, un ulteriore onere posto a carico del datore di lavoro risulta essere quello di ridurre o eliminare tutti i rischi. Anche per quanto concerne questo onere, il datore di lavoro dovrà avere cura di considerare tanto il rischio chimico quanto quello relativo ai lavori svolti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Nello specifico, per il settore vinicolo, la Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione dell'Inail, nel 2011 ha pubblicato un volume denominato "Il Comparto vinicolo e oleario: le cantine" nel quale sono state elencate alcune delle azioni preventive che un datore di lavoro del settore può mettere in atto nella sua azienda. Tra le azioni da intraprendere per prevenire il rischio di asfissia da anidride carbonica, si possono individuare:

  1. Dispositivi di Protezione Individuale (DPI):

  • maschere per la protezione delle vie respiratorie la cui scelta dipenderà dal tipo di operazione che si andrà a compiere;

  • imbracatura o cintura di sicurezza sia se il lavoratore accede all'interno della vasca per compiere operazioni di manutenzione o pulizia e sia se lavora ad una certa altezza, per esempio per il rimontaggio del mosto;

  • rilevatori di CO2 o uso di strumenti per la verifica della qualità dell'aria come l'ossimetro per monitorare il livello di O2;

  • calzature di sicurezza antiscivolo;

  • indumenti idonei di protezione come ad esempio i guanti per la protezione delle mani.

  1. Organizzazione del lavoro:

    • garantire un'adeguata ventilazione dei locali della cantina che potrebbe saturarsi con l'anidride carbonica;

    • fare in modo che le aperture di accesso ai luoghi confinati hanno dimensioni tali da poter consentire l'agevole recupero di un lavoratore privo di sensi;

    • ridurre al minimo il numero dei lavoratori che possono essere esposti al rischio chimico;

    • ridurre al minimo la durata e l'intensità dell'esposizione all'agente chimico in questione;

    • collocare le aperture lateralmente o sulla sommità dell'ambiente confinato per la pulizia periodica;

    • nelle operazioni che si effettuano all'interno dell'ambiente confinato, il lavoratore potrà essere assistito all'esterno da un altro operatore che lo soccorrerà in caso di emergenza;

    • avere un piano di emergenza e soccorso nel caso il rischio di asfissia si verificasse.

  2. Informazione e formazione dei lavoratori:

    • dare informazioni ai lavoratori sugli agenti chimici pericolosi presenti sul luogo di lavoro, su quali sono i rischi per la salute e la sicurezza e quali sono i relativi valori limite di esposizione professionale;

    • formare i lavoratori sulle precauzioni e le azioni adeguate da intraprendere per proteggere loro stessi e gli altri lavoratori presenti sul luogo di lavoro;

    • qualsiasi operatore che deve svolgere delle attività in un ambiente confinato deve essere autorizzato dal proprio datore di lavoro previa idonea informazione, formazione e addestramento;

    • ogni lavoratore dovrà altresì possedere idoneità sanitaria per la mansione specifica.

N.B. Il datore di lavoro del settore vinicolo non dovrà in nessun caso sottovalutare il pericolo anidride carbonica perché anche se non è un gas percettibile dall'apparato umano, sarà sicuramente presente nel luogo di lavoro a causa delle fermentazioni in corso e le conseguenze (pericolose) potranno essere note solamente a seguito dell'infortunio occorso.

Patrizia Macrì

29 Gennaio 2016