La sicurezza sul lavoro per le aziende agricole e gli obblighi conseguenti

PREMESSA
Uno dei settori lavorativi in cui si registrano il maggior numero di infortuni, affianco al settore edile, è senz’altro quello agricolo. In questo settore, infatti, i rischi per la salute sono veramente numerosi sia a causa delle condizioni di lavoro, sia per i macchinari che vengono utilizzati, sia a causa delle sostanze con cui il lavoratore può venire a contatto, che in molti casi possono rivelarsi pericolose. Analizziamo in questo articolo due tipologie di rischi a cui può essere soggetto il lavoratore del settore agricolo: l’utilizzo delle macchine agricole e il rischio di asfissia da anidride carbonica.
UTILIZZO DELLE MACCHINE AGRICOLE
Gli infortuni causati dall’utilizzo della macchine agricole, come ad esempio i trattori, sono tra i più numerosi registrati nel settore agricolo. Per questo motivo il D.Lgs. 17/2010 stabilisce che le macchine e le attrezzature immesse sul mercato o in servizio per la prima volta devono essere costruite tenendo conto dei requisiti essenziali di sicurezza. Pertanto il datore di lavoro che deve acquistare per la prima volta una macchina agricola deve accertarsi che il mezzo sia provvisto di:

marcatura CE apposta su di una targhetta leggibile ed indelebile nella quale devono essere indicati i seguenti dati:

nome e indirizzo del fabbricante;

numero di matricola;

numero di serie;

anno di costruzione;

dichiarazione di conformità;

libretto di istruzione all’uso e manutenzione.,

N.B. E’ bene precisare che per tutte le macchine agricole, devono essere rispettate le direttive riguardanti l’uso delle attrezzature di lavoro di cui all’Allegato VI del D.lgs. 81/2008. Per quelle prodotte prima del 1996, prive pertanto di marchio CE, devono essere rispettati invece i requisiti generali di sicurezza e le disposizioni di cui all’Allegato V del D.Lgs. 81/2008.
Occorre tuttavia tenere ben presente che nel caso del trattore, proprio per le sue caratteristiche intrinseche, non è mai possibile parlare di sicurezza assoluta contro il pericolo di perdita di stabilità che possa avere come conseguenza rovesciamenti, ribaltamenti, rotolamenti ecc. Partendo da questo presupposto si può ben capire, perciò, perché il legislatore abbia appositamente previsto al punto 2.4 dell’Allegato V parte II del D.Lgs. 81/08 che le attrezzature di lavoro mobili con lavoratore/i a bordo devono limitare, nelle condizioni di utilizzazione reali, i rischi derivanti da un ribaltamento dell’attrezzatura di lavoro:

mediante una struttura di protezione che impedisca all’attrezzatura di ribaltarsi di più di un quarto di giro;

ovvero mediante una struttura che garantisca uno spazio sufficiente attorno al lavoratore o ai lavoratori trasportati a bordo qualora il movimento possa continuare oltre un quarto di giro;

ovvero mediante qualsiasi altro dispositivo di portata equivalente.

Queste strutture di protezione possono essere integrate all’attrezzatura di lavoro. Non sono tuttavia obbligatorie nel caso in cui l’attrezzatura di lavoro è stabilizzata durante tutto il periodo d’uso, oppure se l’attrezzatura di lavoro è concepita in modo da escludere qualsiasi ribaltamento della stessa. Infine, se dovesse sussistere il pericolo che in caso di ribaltamento, il lavoratore o i lavoratori trasportati rimangano schiacciati tra parti dell’attrezzatura di lavoro e il suolo, deve essere installato un sistema di ritenzione.
I principali fattori di rischio rilevati analizzando gli infortuni occorsi ai lavoratori del settore agricolo sono, per lo più, legati a:

utilizzo di attrezzature e macchine troppo vecchie;

scarsa manutenzione e mancata sostituzione di parti soggette ad usura;

ambiente di lavoro difficoltoso, con dislivelli eccessivi, terreni franosi ecc.;

imprudenza da parte del lavoratore che confida troppo nelle proprie capacità;

scarsa esperienza del lavoratore alla guida del mezzo;

mancanza di adeguata …

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