L’IVA nell’attività dei Compro Oro. Regime del margine e reverse charge

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 2 novembre 2013

La gestione del calcolo dell'IVA e dei relativi adempimenti per le imprese Compro Oro è particolarmente complessa: pubblichiamo una guida di 19 pagine che analizza con particolare attenzione le problematiche che nascono dall'applicazione del regime del margine e del reverse charge.

L’IVA nell’attività dei Compro oro

profili contabili dei compro oroApprofondimento  dedicato all’imposta sul valore aggiunto in cui risiedono la maggior parte dei problemi interpretativi dell’attività di Compro oro.

L’imposta sul valore aggiunto assume rilievo nell’acquisto di oro da privati presso operatori professionali, tra cui anche i Compro oro, ma non nei trasferimenti tra privati, per carenza del requisito soggettivo di cui agli artt. 4 e 5 del D.P.R. n. 633/1972.

La normativa fiscale esenta da IVA l’oro da investimento, con definizione pressoché identica alla L. 17 gennaio 2000, n. 7.

Infatti, il D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972, all’art. 10, comma 1, n. 11, come modificato dall’art. 3 della stessa L. n. 7/2000, dispone che sono esenti dall’imposta:

“le cessioni di oro da investimento, compreso quello rappresentato da certificati in oro, anche non allocato, oppure scambiato su conti metallo, …; le operazioni previste dall’art. 81, comma 1, lettere c-quater) e quinquies), del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, riferite all’oro da investimento; le intermediazioni relative alle precedenti operazioni.”

 

Come già esplicitato in altra parte del presente testo, per oro da investimento si intende:

  1. l’oro in forma di lingotti o placchette di peso accettato dal mercato dell’oro, ma comunque superiore ad 1 grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi, rappresentato o meno da titoli;
  2. le monete d’oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine, normalmente vendute a un prezzo che non supera dell’80% il valore sul mercato libero dell’oro in esse contenuto, incluse nell’elenco predisposto dalla Commissione delle Comunità europee ed annualmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, serie C, sulla base delle comunicazioni rese dal Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, nonché le monete aventi le medesime caratteristiche, anche se non comprese nel suddetto elenco.

L’interpretazione dell’art. 10 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 deve essere fatta alla luce della direttiva n. 98/80/CEE trasfusa poi nella direttiva 28 novembre 2006, n. 112 e in particolare gli artt. 344 e ss., con particolare attenzione all’art. 346:

“Gli Stati membri esentano dall’IVA la cessione, l’acquisto intracomunitario e l’importazione di oro da investimento, compreso l’oro da investimento rappresentato da certificati in oro, allocato o inallocato, oppure scambiato su conti metallo e inclusi, in particolare, i prestiti e gli ‘swap’ sull’oro che comportano un diritto di proprietà o un credito in riferimento ad oro da investimento, nonché le operazioni aventi ad oggetto l’oro da investimento consistenti in contratti ‘future’ e contratti ‘forward’ che comportano il trasferimento di un diritto di proprietà o di un credito in riferimento ad oro da investimento”.

Interpretando l’art. 10 del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972, si comprende la chiara scelta da parte del legislatore di considerare l’oro da investimento come capitale e conseguentemente considerarlo alla stregua di un prodotto finanziario qualora abbia i requisiti di peso, purezza e forma, esentando da IVA qualsiasi transazione che concerna tale tipologia.

In particolare, sono esentate da IVA le cessioni di:

  1. oro da investimento fisico;
  2. oro rappresentato da certificati in oro allocato;
  3. oro rappresentato da certificati in oro non allocato;
  4. oro su conti metallo (funzione monetaria attratta dalla funzione di capitale a fini IVA);
  5. altre operazioni finanziarie in metallo (riferimento all’art. 67 del TUIR, lettera c-ter), che deve essere interpretato alla luce dell’art. 346 della direttiva UE come parte residuale che emerge dal dato letterale di: “inclusi, in particolare, i prestiti e gli ‘swap’ sull’oro che comportano un diritto di proprietà o un credito in riferimento ad oro da investimento, nonché le operazioni aventi ad oggetto l’oro da investimento consistenti in contratti ‘future’ e contratti ‘forward’ che comportano il trasferimento di un diritto di proprietà o di un credito in riferimento ad oro da investimento”, comprendendo in tal modo qualsiasi operazione finanziaria in oro da investimento.

L’oro che non è qualificato come da investimento (oro industriale e oro lavorato) sconta il normale regime IVA, con l’aliquota ordinaria (21% in Italia), essendo la norma del reverse charge
prevista solo per le operazioni con soggetti passivi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto 1.

In caso di acquisto di metallo all’estero, assume rilievo l’eventuale importazione da paesi extra UE, normata dall’art. 68, comma 1, lettera c), del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e oggetto di chiarimenti da parte della Circolare Min. Fin. del 15 febbraio 2000, n. 24/D/318, che prevede la non soggezione all’imposta sul valore aggiunto di importazione definitiva di oro da investimento di cui all’art. 10, n. 11), a condizione che i requisiti risultino da conforme attestazione resa, in sede di dichiarazione doganale, dal soggetto che effettua l’operazione.

La circolare chiarisce come nel caso di importazione di oro industriale l’imposta sul valore aggiunto va corrisposta in dogana, non rendendosi applicabili le particolari modalità di assolvimento del tributo previste, per i soggetti passivi (reverse charge).

Orbene, l’art. 42 della Legge 21 novembre 2000, n. 342 ha stabilito che il regime di esenzione applicabile è quello dell’art. 10, comma 1, n. 11), del D.P.R. n. 633/1972 consentendo, comunque ai soggetti che producono oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento di poter optare per l’applicazione dell’imposta, dandone comunicazione in sede di dichiarazione annuale, come precisato dalla C.M. n. 247/E del 29 dicembre 1999.

In caso di opzione, però, per quanto riguarda la fatturazione, valgono regole particolari. (...continua nel PDF scaricabile ⇓

 

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(a cura di Salvatore Giordano)

 

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