Ravvedimento operoso per comportamenti fraudolenti ed effetti della dichiarazione integrativa sui reati

La norma di comportamento 202/2018 dell’AIDC ha l’assoluto pregio di porre nella corretta discussione i seguenti argomenti:
– è possibile il ravvedimento operoso anche con riferimento a violazioni riconducibili a condotte fraudolente (e segnatamente: dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di false fatture e mediante l’utilizzo di altri artifici)?;
– che effetti produce la dichiarazione integrativa ai fini penali?
LA DISCUSSIONE SULL’AMBITO OGGETTIVO DEL RAVVEDIMENTO OPEROSO
L’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, come noto a tutti, prevede la possibilità di regolarizzare ERRORI E OMISSIONI con applicazione di sanzioni in misura ridotta in funzione del tempo che intercorre tra il momento della commissione dell’errore e quello della regolarizzazione.
Il presupposto generale del ravvedimento è quello della regolarizzazione spontanea del rapporto tributario prima della conoscenza di un’attività di controllo e accertamento che lo riguardino.
Per altro, per effetto delle disposizioni in materia di compliance contenute nel D.L. 190/2014 (decorrenza dal 1° gennaio 2015), l’ambito oggettivo di applicazione del ravvedimento è stato esteso anche alle ipotesi per le quali il contribuente proceda alla regolarizzazione anche dopo la conoscenza dell’attività di verifica e di controllo con esclusione delle attività di controllo automatizzato o formale.
Tendenzialmente l’ambito oggettivo di applicazione del ravvedimento operoso comprende la totalità delle violazioni tributarie.
Tuttavia l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto, e di recente anche la GDF in una risposta in Telefisco 2018, la non applicazione del ravvedimento alle violazioni che configurano un comportamento fraudolento del contribuente (Cir. 180/1998). Tale tesi si fonda sul tenore letterale della norma di cui all’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, la quale fa esclusivo riferimento agli errori ed omissioni e non anche alle violazioni riconducibili a comportamenti dolosi del contribuente.
NO AL RAVVEDIMENTO NELLE FRODI

Se una volta consegnato il Pvc emergono violazioni relative all’utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti, per poter accedere al patteggiamento e agli altri benefici di legge di cui al D.Lgs 74/2000 (riduzione pena, non irrogazione pene accessorie eccetera) il contribuente interessato può procedere al ravvedimento operoso delle violazioni contestate penalmente rilevanti?
La circolare del Ministero delle Finanze del 10 luglio 1998, n. 180/E, da ritenersi ancora attuale con riferimento al tema oggetto del quesito, esclude l’applicazione del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13 del D.Lgs 18 dicembre 1997, n. 472, alle ipotesi di frode a mezzo di fatture per operazioni inesistenti e alle altre fattispecie fraudolente previste dalle disposizioni penal-tributarie in considerazione della loro intrinseca antigiuridicità.

Infatti, in base al richiamato documento di prassi, l’istituto del ravvedimento operoso permette di regolarizzare soltanto gli errori e le omissioni che non derivano da un comportamento doloso.
Quindi, secondo l’amministrazione il ravvedimento dovrebbe trovare applicazione unicamente nell’ipotesi di errori o omissioni “involontari” con esclusione di quelli commessi volontariamente dall’agente.
Si tratta di una conclusione già critica in un precedente articolo pubblicato su questo sito prioritariamente sulla base dell’assunto che, la negazione del ravvedimento per le ipotesi di violazioni presupposto di comportamento fraudolento implicherebbe un’indagine e un accertamento dell’elemento soggettivo da parte dell’agenzia delle Entrate che sono esclusi nell’ambito dell’accertamento tributario in quanto di presidio del giudice penale.
Si tratta di una conclusione che oggi trova conferma nella norma di comportamento 202/2018 dell’AIDC la quale osserva che una tale conclusione implicherebbe un indebito giudizio generalizzato sull’animus dell’agente.

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