Chiusura agevolata liti tributarie: ne beneficiano solo le liti aventi ad oggetto atti impositivi

Chiusura agevolata: ne beneficiano solo le liti aventi ad oggetto atti impositiviIl D.L. fiscale n. 119 /2018 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella serie generale n. 247 del 23 ottobre 2018 ed entrato in vigore il 24 ottobre 2018) prevede il beneficio della chiusura agevolata solo per le liti “aventi ad oggetto atti impositivi”.

Per “atto impositivo” si intende qualsiasi atto o provvedimento che, a prescindere dalla sua denominazione, spieghi efficacia nei confronti del soggetto passivo del tributo accertando o dichiarando il debito di imposta, avendo l’ufficio l’alternativa tra imporre e non imporre.

La chiusura agevolata delle solo le liti «aventi ad oggetto atti impositivi» presenta connotati interessanti e limiti  d’appetibilità e di azionabilità.

La ratio della chiusura in parola risponde alla finalità di ridurre il contenzioso esistente nonché, evidentemente, ad esigenze di cassa per l’erario. Non si può ignorare che il dubbio interpretativo sul concetto liti «aventi ad oggetto atti impositivi» deve essere risolto dall’interprete nel senso più conforme ai principi dello Statuto quali il principio affidamento, il principio  di collaborazione e buona fede.

Possono usufruire [1] della chiusura agevolata solo le liti «aventi ad oggetto atti impositivi».

Non possono rientrare nella nuova disciplina gli atti che hanno natura meramente liquidatoria.

Non rileva il nomen iuris dell’atto poiché occorre appurare in concreto la portata della pretesa; se essa si sostanzia in una rettifica dei dati comunicati dal contribuente trattasi di atto impositivo, altrimenti occorre qualificare l’atto con funzione liquidatoria.

La cartella di pagamento emessa in base all’articolo 36 bis del Dpr 600/73, per recuperare imposte dichiarate e non versate ovvero per correggere errori commessi dal contribuente (ad esempio, erronea indicazione degli acconti versati) non ha natura impositiva [2]e dunque non può essere definita.

Viceversa, la cartella emessa sempre in base al medesimo articolo 36 bis, quando rettifica la dichiarazione di parte disconoscendone in taluni punti il contenuto, in contrasto con la volontà del soggetto passivo (ad esempio, disconoscimento di un onere deducibile), è un atto impositivo e perciò definibile.

Le cartelle emesse per i controlli formali, ex articolo 36 ter del Dpr 600/73, gli avvisi di recupero dei crediti d’imposta hanno un contenuto sostanzialmente accertativo e quindi sono ricomprese nella attuale sanatoria delle liti[3].

Non sarà dunque possibile, in linea di principio, chiudere tutte le controversie contro gli atti dell’agente della riscossione pur se promosse anche contro l’Agenzia, quali ad esempio i preavvisi di fermo amministrativo, le iscrizioni di ipoteca e le intimazioni di pagamento. In tali ipotesi , infatti, non è in discussione il quantum della pretesa erariale ma la legittimità della procedura adottata (es. provvedimento di iscrizione di ipoteca non preceduto dalla comunicazione preventiva ex articolo 77, c. 2 bis, Dpr 602/73).

Quando si impugna un atto successivo a quello propriamente impositivo, nel presupposto che quest’ultimo non sia stato validamente notificato, come l’impugnazione di un preavviso di fermo amministrativo a seguito di un atto di accertamento esecutivo che il contribuente dichiara di non aver ricevuto la controversia è definibile, purché ne sia parte anche l’Agenzia, poiché investe la correttezza del procedimento di notifica di un atto impositivo, seppure attraverso l’impugnazione di un atto che non ha tale qualifica[4].

Restano estranee alla chiusura delle liti pendenti le domande di rimborso (ad esempio, ex articolo 38 del D.P.R. n. 602/73) i dinieghi (ad esempio, il diniego della domanda di rateizzazione delle somme iscritte a ruolo, il diniego che riguarda esclusivamente il non riconoscimento di un’esenzione decennale, il diniego d’autotutela di un avviso d’accertamento divenuto definitivo) e le revoche d’agevolazioni; tuttavia, in ordine all’agevolazione, la lite è definibile se…

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