Il trattamento fiscale di beni immateriali (brevetti e marchi) per le imprese: rischi e agevolazioni

Aspetti generali
Il patrimonio dell’impresa può essere spesso costituito dai c.d. «intangible assets», cioè da beni immateriali che posseggono un valore anche rilevante e che godono di tutela giuridica e di precisi effetti economici, contabili, fiscali.
In particolare, il presente contributo si occupa di beni immateriali come brevetti e marchi, cioè forme particolari di «proprietà intellettuale» che sono tipicamente gestite e sviluppate dalle imprese.
Si rammenta al riguardo che il marchio è il segno distintivo dei prodotti dell’impresa, e svolge una funzione distintiva del prodotto rispetto a quello di altre imprese. Esso può consistere in un qualsiasi «nuovo segno» rappresentabile graficamente.
La tutela giuridica approntata dal Legislatore prevede per il titolare del marchio il riconoscimento del diritto di utilizzazione in esclusiva, acquisibile attraverso la registrazione nelle forme previste dalla legge; la tutela è altresì presente, anche se attenuata, anche nel caso dei marchi non registrati (c.d. «preuso»).
Va sottolineata la differenza tra il marchio di prodotto (tipico dell’impresa che produce beni) e il marchio di servizio (tipico dell’impresa che produce servizi), tra i quali non vi sarebbe possibilità di confusione, giacché tra tali diverse tipologie di imprese non sussistono (normalmente?) rapporti concorrenziali (cfr. Sent. n. 11179 del 17/07/2003 della Corte di Cassazione, Sez. I civ.).
Invece il brevetto è un titolo giuridico in forza del quale viene conferito al titolare un diritto esclusivo di sfruttamento di un’invenzione, in un territorio e per un periodo ben determinati, con il contestuale diritto di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare l’invenzione senza autorizzazione.
Marchio e brevetto secondo l’OIC
Secondo il documento OIC n. 24 del 30.5.2005, il marchio è (insieme alla ditta e all’insegna) uno dei segni distintivi dell’azienda (o di un suo prodotto fabbricato e/o commercializzato), e può consistere in un emblema, in una denominazione e/o in un segno (non quindi, esclusivamente, in un segno grafico).
Al marchio che risponde ai requisiti di novità, originalità e liceità è riconosciuta la particolare tutela giuridica fornita dalla registrazione secondo le forme stabilite dalla legge.
Al marchio non registrato, tuttavia, che pure può essere iscritto tra le immobilizzazioni immateriali, è riconosciuta – in presenza di un effettivo ruolo distintivo – una tutela specifica in caso di preuso.
L’iscrizione del marchio tra le immobilizzazioni immateriali può avvenire sia a seguito di produzione interna, sia (più frequentemente) a seguito di acquisizione a titolo oneroso da terzi, mentre non è iscrivibile il marchio ricevuto a titolo gratuito.
I costi interni iscrivibili nella voce B.I.4 vanno intesi in senso restrittivo, essendo essenzialmente riconducibili ai costi diretti interni ed esterni, sostenuti per la produzione del segno distintivo.
Se il marchio è ottenuto mediante l’acquisizione di un’azienda o di un ramo aziendale, esso dev’essere separatamente valutato ed iscritto in bilancio in base al suo valore corrente.
Il periodo di ammortamento è normalmente collegato al periodo di produzione e commercializzazione in esclusiva dei prodotti cui il marchio si riferisce; se tale periodo non è prevedibile, esso si considera comunque non eccedente i 20 anni.
Secondo il medesimo principio OIC n. 24, i brevetti industriali rappresentano il diritto esclusivo, tutelato dalle norme di legge, di sfruttamento di un’invenzione.
All’interno della categoria generale può isolarsi il gruppo dei brevetti per i modelli di utilità e per modelli e disegni ornamentali [ai sensi degli artt. 2592 e seguenti del codice civile], comprendente le invenzioni atte a conferire a macchine o parti di esse, a strumenti, a utensili e ad oggetti di uso in genere, una particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego.
I brevetti …

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