La licenza d’uso nel reddito d’impresa

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 7 marzo 2022

La licenza d’uso è un contratto attraverso il quale un licenziante può concedere il diritto di utilizzare dei beni immateriali – ad esempio marchi - a un soggetto terzo (licenziatario).
Il titolare del marchio ne mantiene la proprietà, ma permette ad altri di utilizzarlo per contraddistinguere i propri prodotti o servizi, sulla base degli impegni contrattualmente assunti.
Il pagamento del corrispettivo economico può avvenire una tantum, ovvero in percentuale rispetto alle vendite (attraverso royalties).

Marchio e brevetto: aspetti generali

Il patrimonio dell’impresa può essere spesso costituito da “intangible assets”, cioè da beni immateriali che posseggono un valore anche rilevante e che godono di tutela giuridica e di precisi effetti economici, contabili, fiscali.

Tra questi particolari beni rientra anche il marchio, segno distintivo dei prodotti dell’impresa, che svolge una funzione identificativa del prodotto rispetto a quello di altre imprese.

Esso può consistere in un qualsiasi “nuovo segno” graficamente rappresentabile.

Sotto il profilo giuridico, il titolare del marchio ha il diritto di utilizzazione in esclusiva, acquisibile attraverso la registrazione nelle forme previste dalla legge; la tutela è altresì presente, anche se attenuata, anche nel caso dei marchi non registrati (c.d. “preuso”).

Dal marchio si distingue il brevetto, titolo giuridico in forza del quale viene conferito al titolare un diritto esclusivo di sfruttamento di un’invenzione, in un territorio e per un periodo ben determinati, con il contestuale diritto di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare l'invenzione senza autorizzazione.

La cessione “autonoma” di immobilizzazioni immateriali (tra le quali i marchi e i brevetti) può produrre per l’impresa cedente – in ambito IRES - una plusvalenza patrimoniale, secondo l’art. 86 del TUIR.

Se invece tratta di una cessione inserita all’interno della complessiva cessione dell’azienda o del ramo d’azienda, il plusvalore concorre a formare un’unitaria plusvalenza da cessione d’azienda.

Secondo l’art. 103, comma 1, del TUIR, queste sono le regole di ammortamento dei beni immateriali in rassegna:

  • diritti di utilizzazione di opere dell'ingegno, dei brevetti industriali, dei processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico: quote deducibili in misura non superiore al 50% del costo;
     
  • costo dei marchi di impresa: quote deducibili in misura non superiore a 1/18 del costo.

L’ammortamento fiscale del brevetto può quindi compiersi in due anni, mentre quello del marchio di impresa può svolgersi in 18 anni, corrispondenti a un’aliquota annuale del 5,56%.

In caso di disallineamento con l’ammortamento civilistico, occorrerà naturalmente tener conto nei bilanci della fiscalità differita.

 

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Imposte sui redditi

La cessione “autonoma” di immobilizzazioni immateriali (tra le quali i marchi e i brevetti) può produrre per l’impresa cedente – in ambito IRES - una plusvalenza patrimoniale, secondo l’art. 86 del TUIR.

Se invece tratta di una cessione inserita all’interno della complessiva cessione dell’azienda o del ramo d’azienda, il plusvalore concorre a formare un’unitaria plusvalenza da cessione d’azienda.

Secondo l’art. 103, comma 1, del TUIR, queste sono le regole di ammortamento dei beni immateriali in rassegna:

  • diritti di utilizzazione di opere dell'ingegno, dei brevetti industriali, dei processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico: quote deducibili in misura non superiore al 50% del costo;
     
  • costo dei marchi di impresa: quote deducibili in misura non superiore a 1/18 del costo.

L’ammortamento fiscale del brevetto può quindi compiersi in due anni, mentre quello del marchio di impresa può svolgersi in 18 anni, corrispondenti a un’aliquota annuale del