Il valore del marchio ai fini della plusvalenza

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 5 febbraio 2018



prendendo spunto da una sentenza di Cassazione, analizziamo le problematiche fiscali che possono emergere in caso di cessione del marchio, in particolare quale può essere la corretta definizione del valore del marchio ai fini del calcolo dell'eventuale plusvalenza fiscale

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 23498 del 18.11.2016, ha chiarito un aspetto particolarmente rilevante della vita aziendale, in tema di valore del marchio ed eventuale tassazione della relativa plusvalenza.

Nel caso di specie due contribuenti avevano ceduto, nel 1998, ad una società estera rispettivamente il 98% ed il 2% del capitale sociale di una società proprietaria di noti marchi di moda, per il valore nominale delle quote cedute, pari a 99 milioni di lire.

Nel corso della successiva attività di accertamento, svoltasi nel 2004, i verificatori rinvennero numerosi documenti concernenti la stima dei marchi, tra i quali uno studio che ne valutava il valore patrimoniale in 49 miliardi di lire ed il valore d'uso, ragguagliato a quello delle royalties da essi ritraibili per un periodo di quindici anni, in 247 milioni di lire, nonché cinque perizie, redatte tra il 2001 ed il 2003, che stimavano il valore dei marchi tra un minimo di 115 ed un massimo di 215 milioni di euro.

L'Agenzia delle Entrate ne aveva quindi desunto che il corrispettivo della cessione delle quote fosse diverso e ben più alto rispetto a quello dichiarato e ne aveva fatto seguire due avvisi di accertamento, con i quali