Adesione nulla senza la garanzia

di Valeria Fusconi

Pubblicato il 3 agosto 2012

analisi delle problematiche derivanti dalla necessità di garantire al Fisco le somme dovute in base a procedure di accertamento con adesione

L’accertamento con adesione non acquista efficacia se il contribuente - che ha scelto la rateazione delle somme dovute - insieme al pagamento della prima rata non presta anche la garanzia del suo debito, come richiesto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 218/1997, nel testo applicabile prima delle modificazioni operate dal D.L. n. 98/20111. Così ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8628 del 30 maggio scorso, manifestando un rigore formale assolutamente rispettoso della norma sulla quale, di recente, è invece intervenuto il Legislatore.

I fatti di causa riguardano un procedimento di adesione, definito con un accordo che prevedeva il pagamento del debito in 8 rate trimestrali. Il contribuente versava la prima rata, senza prestare la (allora) prevista garanzia. L’ufficio, quindi, provvedeva ad iscrivere a ruolo le maggiori imposte originariamente accertate (senza tenere conto dell’accordo transattivo) ed a notificare le relative cartelle di pagamento, impugnate dal contribuente che – nel frattempo – versava integralmente ed anticipatamente tutto quanto dovuto, saldando interamente il proprio debito fiscale. Il ricorso è stato accolto sia in primo che nel secondo grado di giudizio, avendo il giudice del riesame assimilato la fattispecie a quella del pagamento effettuato in unica soluzione, ritenendo che “la mancata prestazione della garanzia rende inefficace l’adesione solo nel caso, non ricorrente nella specie, di mancato pagamento delle rate stesse”. Ricorre per Cassazione l’Agenzia delle entrate, deducendo violazione e/o falsa applicazione degli artt. 8 e 9 del d. lgs. n. 218/1997, nella versione applicabile ratione temporis, per avere ritenuto efficace l’atto di adesione, nonostante l’omessa presentazione della garanzia richiesta dalla legge.

La correttezza del procedimento seguito dall’Agenzia è stata acclarata dal pronunciamento del giudice di legittimità, sulla base della letteralità della norma che si è ritenuta violata (art. 8, cc. 1 e 2 e art. 9 del D.Lgs. n. 218/1997).

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