Adesione nulla senza la garanzia

L’accertamento con adesione non acquista efficacia se il contribuente – che ha scelto la rateazione delle somme dovute – insieme al pagamento della prima rata non presta anche la garanzia del suo debito, come richiesto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 218/1997, nel testo applicabile prima delle modificazioni operate dal D.L. n. 98/20111. Così ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8628 del 30 maggio scorso, manifestando un rigore formale assolutamente rispettoso della norma sulla quale, di recente, è invece intervenuto il Legislatore.

I fatti di causa riguardano un procedimento di adesione, definito con un accordo che prevedeva il pagamento del debito in 8 rate trimestrali. Il contribuente versava la prima rata, senza prestare la (allora) prevista garanzia. L’ufficio, quindi, provvedeva ad iscrivere a ruolo le maggiori imposte originariamente accertate (senza tenere conto dell’accordo transattivo) ed a notificare le relative cartelle di pagamento, impugnate dal contribuente che – nel frattempo – versava integralmente ed anticipatamente tutto quanto dovuto, saldando interamente il proprio debito fiscale. Il ricorso è stato accolto sia in primo che nel secondo grado di giudizio, avendo il giudice del riesame assimilato la fattispecie a quella del pagamento effettuato in unica soluzione, ritenendo che “la mancata prestazione della garanzia rende inefficace l’adesione solo nel caso, non ricorrente nella specie, di mancato pagamento delle rate stesse”. Ricorre per Cassazione l’Agenzia delle entrate, deducendo violazione e/o falsa applicazione degli artt. 8 e 9 del d. lgs. n. 218/1997, nella versione applicabile ratione temporis, per avere ritenuto efficace l’atto di adesione, nonostante l’omessa presentazione della garanzia richiesta dalla legge.

La correttezza del procedimento seguito dall’Agenzia è stata acclarata dal pronunciamento del giudice di legittimità, sulla base della letteralità della norma che si è ritenuta violata (art. 8, cc. 1 e 2 e art. 9 del D.Lgs. n. 218/1997).

Non è fuor di luogo ricordare, infatti, che- per effetto del combinato disposto degli artt. 8 e 9 del D.lgs. n. 218/1997 – condizione di efficacia per il perfezionamento dell’adesione è il versamento di quanto concordato (imposta, sanzioni ed interessi), da eseguirsi entro venti giorni dalla sottoscrizione dell’atto ovvero, nel caso di pagamento rateale, del versamento della prima rata negli stessi venti giorni, unitamente alla prestazione della garanzia (“La definizione si perfeziona con il versamento di cui all’art. 8, comma 1, ovvero con il versamento della prima rata e con la prestazione della garanzia previsti dall’art. 8, comma 2”).

Non può sfuggire l’importanza che il legislatore riconnette al tempestivo e regolare versamento degli importi concordati, al punto che eventuali irregolarità nei versamenti e conseguenti effetti sull’efficacia o meno dell’adesione sono state oggetto di precisi chiarimenti, impartiti con la circ. n. 65/E/2001. In particolare, l’intervento di prassi ha così schematizzato le irregolarità che si possono riscontrare nel procedimento transattivo:

  • omesso, tardivo o carente versamento;

  • omesso, tardivo o carente versamento della prima rata ed eventuale tardiva presentazione della garanzia;

  • regolare versamento della prima rata, ma tardiva presentazione della garanzia.

L’Agenzia delle entrate, dopo aver preliminarmente precisato che, nelle ipotesi sopra delineate, si può ritenere l’adesione non perfezionata, tuttavia opera un corretto distinguo fra: a) comportamenti totalmente omissivi, ovvero gravemente carenti nei versamenti; b) casi di lievi irregolarità e/o tardività.

Nella prima e più grave ipotesi, l’ufficio prenderà atto dell’inefficacia dell’atto di adesione sottoscritto e, poiché questo non costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo delle somme risultanti dall’atto stesso, farà rivivere l’avviso di accertamento notificato, con i relativi originari imponibili.

Diversamente, nei casi…

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