Dal bilancio di esercizio al bilancio intermedio: come calcoliamo il valore di magazzino durante l’anno

di Alessandro Mattavelli Luca Bianchi

Pubblicato il 12 maggio 2021

Il bilancio annuale è la prima fonte per le analisi sullo stato di salute aziendale ma deve essere aggiornato; è persino superfluo affermare che una situazione economico-patrimoniale riferita a 4-6 mesi prima, non possa essere considerata un valido strumento di controllo della condizione di impresa per mancanza di tempestività, elemento essenziale di ogni sistema di controllo aziendale.
Quale può essere la soluzione pratica per poter avere dati più aggiornati con modalità semplici?

Il bilancio intermedio o periodico

bilancio esercizio bilancio intermedioPer bilancio intermedio, infrannuale o periodico, si intende una situazione economica e patrimoniale riferita a un periodo inferiore all’anno.

A parte questo particolare orizzonte temporale nulla cambia, dato che dovranno essere adottati i medesimi criteri di valutazione adoperati per il bilancio annuale come se si fosse davanti a un periodi di esercizio più breve.

Ad esempio, in caso di riduzione di capitale volontaria o per perdite, in occasione di aumenti di capitale con imputazione delle riserve, qualora si decida (nelle SpA) di distribuire acconti sui dividendi o durante le operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, trasformazioni).

Oltre ai casi di redazione obbligatoria, la formazione di un bilancio intermedio, mensile o trimestrale, può essere considerato il primo passo (di una lunga serie) verso l’adeguamento dell’assetto contabile e amministrativo.

Nel bilancio periodico andranno pertanto effettuate tutte quelle scritture di rettifica che popolano i bilanci di esercizio adattandoli al contesto che, in questo caso, è duplice: non solo il periodo considerato è più breve, ma il rispetto della tempestività va inevitabilmente a discapito della precisione nelle stime.

 

Bilancio intermedio e principi contabili

Il principio OIC 30 dedicato ai “Bilanci intermedi” rappresenta indubbiamente un’ottima guida per la redazione, ma quello che ci interessa in queste righe è di fornire qualche metodo per accorciare i tempi amministrativi di formazione del bilancio.

Qualora il sistema contabile in uso non consenta la gestione di scritture extracontabili, è sempre possibile utilizzare fogli di lavoro Excel appositamente predisposti.

Per ottenere un report in grado di rappresentare la situazione intermedia di periodo dovremo focalizzare la nostra attenzione su alcuni punti chiave, trattando la corretta contabilizzazione in caso di periodi inferiori all’anno:

  • valutazione di magazzino;
  • fatture da emettere e da ricevere;
  • ratei e risconti;
  • capitalizzazioni;
  • ammortamenti.

 

Il problema della valutazione di magazzino nel bilancio intermedio

Se il bilancio intermedio non è altro che un bilancio riferito a un periodo più breve, i criteri di valutazione devono essere i medesimi di quelli utilizzati in sede di bilancio d’esercizio.

Talvolta, specie nelle aziende di minori dimensioni, non si dispone di tutte le informazioni necessarie per poter effettuare periodicamente una valutazione di magazzino.

Qualora non sia presente un sistema di contabilizzazione dei movimenti di magazzino, l’inventario rimane l’unico modo per avere un valore preciso delle giacenze.

Come è noto l’inventario di magazzino è una procedura complessa e laboriosa che non può essere svolta

Spesso, forse con un po’ troppa leggerezza, si ipotizza che le rimanenze siano invariate rispetto all’inizio dell’esercizio: pertanto si utilizza l’ipotesi Rimanenze Iniziali=Rimanenze finali e problema risolto.

Non è proprio così.

La scelta può comportare un errore che rischia di compromettere la valutazione in merito ai consumi: senza variazione delle rimanenze i consumi sono pari agli acquisti e ciò non sempre è quasi mai vero.

Piuttosto che niente, meglio piuttosto si suole dire: piuttosto che trascurare il problema, meglio attuare delle semplificazioni che, senza snaturare la rappresentazione della situazione economico-patrimoniale e finanziaria, consentano di ipotizzare i dati che non sono disponibili se non dopo complicate e lunghe elaborazioni.

 

Alcuni possibili metodi per la valutazione di magazzino nel bilancio intermedio

Il valore delle rimanenze può essere ricavato per via induttiva o sintetica anziché per via analitica (ottenibile solo mediante l’inventario o con la contabilità di magazzino funzionante).

Si tratta di metodi che, in quanto privi di riscontri empirici e pratici, vanno utilizzati con una certa moderazione specialmente quando l’applicazione dei calcoli induttivi trasformano una perdita in utile, facendo emergere componenti positivi di reddito.

 

Metodo 1

Il primo metodo parte dai consumi e richiede la conoscenza del margine o del ricarico con cui abitualmente opera l’impresa.

Un esempio può aiutare a comprendere: poniamo che un’azienda con fatturato pari a Euro 1.000 venda mediamente i suoi prodotti al doppio dei costi che sostiene e quindi a fronte di Euro 1.000 di ricavi avrà costi per 500.

Se al termine del periodo esaminato non contabilizzato, risulti aver sostenuto costi per 300, potrà essere ipotizzata una diminuzione del magazzino di 200 in maniera tale da riportare i consumi a 500.

I limiti per l’applicazione del metodo derivano dalla difficoltà nel calcolo a priori del ricarico o del margine medio, specie nelle aziende di produzione sprovviste spesso di una contabilità industriale attendibile.

 

Metodo 2

Un secondo metodo per ipotizzare lo stock finale nasce dalla considerazione che il magazzino è strettamente correlato ai ricavi: tanto più è alto il fatturato, tanto più a parità di condizioni (stagionalità, mix di vendita, marginalità...) sarà alto il valore del magazzino.

Vediamo un caso e poi ricaviamo una formula generale.

Se storicamente il valore del magazzino è il 25% del fatturato e il fatturato a giugno (trascorsi 180 giorni dall’inizio dell’esercizio) è pari a 1.800, è ipotizzabile che il magazzino sia pari a: 1800 × 360 / 180 × 25% = 900

Ripercorriamo il ragionamento fatto: dire che il magazzino è pari al 25% del fatturato, significa affermare che le rimanenze ruotano per 4 volte nel corso di un esercizio e che, pertanto, il tempo di permanenza medio è di 90 giorni (360/4); se il periodo considerato ha 180 giorni (da gennaio a giugno) dovremo dapprima dividere il fatturato per i giorni di periodo medi e poi moltiplicarlo per i giorni di rotazione medi.

La formula generale diventa quindi:

Rimanenze = (Fatturato / Giorni del periodo) × Giorni di permanenza medi

I due metodi descritti possono essere utilizzati parallelamente come conferma dei dati; se i valori ottenuti non si discostano, molto probabilmente siamo sulla «buona strada» e non lontani dai valori reali e sicuramente più prossimi alla realtà della comoda ma ingannevole ipotesi rimanenze finali = rimanenze iniziali.

 

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A cura di Alessandro Mattavelli e Luca Bianchi

Mercoledì 12 maggio 2021

 

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