Contratto di espansione e trattamento di integrazione salariale

L’Istituto Previdenziale specifica alcuni aspetti riguardanti la gestione del contratto di espansone e in particolar modo, come gestire le riduzioni di orario relativamente alla contestuale concessione della CIGS.

Contratto di espansione e integrazione salariale

contratto espansione integrazione salarialeIl contratto di espansione, introdotto in via sperimentale nell’ordinamento italiano con il D.L. n. 34/2019, art. 26-quater, ha come obiettivo quello di aumentare lo sviluppo aziendale per il tramite di attività di reindustrializzazione e riorganizzazione dei processi aziendali, per “recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico”.

(Per approfondire…“Contratto di espansione: regole e benefici per grandi aziende”)

In sintesi, questo strumento permette di immettere nuove forze all’interno dell’azienda, al contempo però riorganizzando internamente le risorse con percorsi di riqualificazione e aggiornamento del personale.

Le imprese, per il personale già in forza hanno due alternative:

  1. per i soggetti che si trovino a non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia/anticipata e che abbiano maturato il requisito minimo contributivo, è possibile concordare un’uscita anticipata dall’azienda con risoluzione del contratto di lavoro (in tal caso sorge l’obbligo di pagamento del ticket NASpI);
     
  2. per i soggetti che si trovano a più di 5 anni dal raggiungimento del requisito pensionistico, oppure che non abbiano maturato il requisito contributivo minimo, l’impresa per favorire un’adeguata formazione per la riqualificazione e l’aggiornamento delle loro competenze, può accedere alle riduzioni orarie, tutelate con il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale.

Tale strumento è rivolto alle aziende con organico superiore alle 1000 unità, e per accedervi è necessario avviare un percorso di consultazione sindacale alla conclusione del quale sarà possibile firmare il contratto di espansione in sede governativa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con le rappresentanze sindacali.

 

L’accesso alla CIGS: caratteristiche e requisiti

Come detto, l’accesso al contratto di espansione comporta anche l’accesso alla CIGS per quanto concerne i lavoratori soggetti alla riduzione d’orario di lavoro: su tale argomento ritorna anche l’Istituto Previdenziale con la Circolare n. 98 del 3 settembre 2020, allo scopo di chiarire particolari aspetti riguardanti la riduzione oraria e la conseguente integrazione salariale.

La prima cosa che chiarisce l’INPS è la natura dell’intervento di CIGS conseguente alla stipula del contratto di espansione: esso è infatti riconducibile alla specifica causale della riorganizzazione aziendale (ex art. 21, co. 1, lett. a) del D.Lgs. n. 148/2015), e devono conseguentemente ritenersi applicabili le regole che governano la CIGS, con particolare riferimento ai lavoratori beneficiari nonché all’applicazione del contributo addizionale e della operatività del termine decadenziale per il pagamento dei trattamenti di cui rispettivamente agli articoli 1, 5 e 7 del D.Lgs. n. 148/2015.

In conseguenza di quanto detto, restano quindi esclusi dall’intervento in oggetto alcune figure professionali, quali i dirigenti, i lavoratori a domicilio, così come gli apprendisti con contratti diversi dall’apprendistato professionalizzante.

Requisito essenziale per l’accesso alla riduzione oraria con trattamento di integrazione salariale per il lavoratore, è quello di avere un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione.

Secondo quanto specificato dall’Istituto, resta fermo che in caso di trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 codice civile e passaggio del lavoratore alle dipendenze dell’azienda subentrante, sarà necessario computare anche il periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato presso il precedente datore di lavoro.

Come specificato dall’art. 41, comma 3, del D.Lgs. n. 148/2015, il periodo massimo di fruizione del trattamento per contratto di espansione, non può superare i 18 mesi (anche non continuativi).

 

La questione del contributo addizionale

L’Istituto…

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