Decreto Rilancio: la rivalutazione di terreni e partecipazioni

Il Decreto Rilancio interviene anche sui termini di scadenza della possibile rivalutazione di terreni e partecipazioni, posticipando al 30 settembre, invece che al 30 giugno, la data entro la quale la si potrà effettuare.
I beni oggetto della rivalutazione dovranno essere posseduti al 1° luglio 2020 e non tassativamente al 1° gennaio.
Quali saranno dunque gli effetti di tale proroga alla luce dei nuovi presupposti?

rivalutazione di terreni e partecipazioniIl legislatore del decreto “rilancio” è intervenuto anche sulla rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni i cui termini sarebbero andati in scadenza il 30 giugno prossimo, cioè data entro cui sarebbe stato necessario predisporre la perizia.

Ora, però, il decreto legge n. 34/2020 concede ai contribuenti interessati un maggior termine: la rivalutazione può essere effettuata fino al 30 settembre prossimo.

Non si tratta, però, di una mera proroga, ma di una disposizione i cui effetti saranno diversi.

Il legislatore non si è limitato a differire la data del 30 giugno al 30 settembre, ma ha modificato anche il presupposto iniziale.  Infatti, per poter accedere alla rivalutazione, i beni devono essere posseduti alla data del 1° luglio 2020 e non necessariamente alla data del 1° gennaio.

Tuttavia, la rubrica dell’art. 137 può indurre in errore indicando “Proroga della rideterminazione del costo d’acquisto dei terreni e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati”.

 

Rivalutazione di terreni e partecipazioni: il profilo soggettivo e oggettivo

Il profilo soggettivo della disposizione non è stato modificato.

La rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni è consentita esclusivamente per i beni posseduti dalle sole persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali.

I beni possono anche essere ubicati all’estero in quanto suscettibili di generare una plusvalenza ai sensi dell’art. 67 del TUIR.

La medesima conclusione è valida per i titoli esteri come chiarito in passato dall’Agenzia delle entrate con la Circolare n. 52/E del 2004.

Sono invece escluse, per espressa previsione della disposizione in rassegna, le partecipazioni in società negoziate in mercati regolamentati.

 

Le date di riferimento

La circostanza che non si tratta di una mera proroga dei termini, si desume dalle date di riferimento.

Infatti, per questa nuova rivalutazione i beni devono essere posseduti alla data del 1° luglio 2020.

Ad esempio, può fruire del beneficio una persona fisica che ha acquistato un terreno il 1° aprile dell’anno 2020.

Invece, per l’asseverazione della perizia ed il versamento dell’imposta sostitutiva, la nuova data limite è stata fissata al 30 settembre 2020.

La differenza delle date non è formale.

Infatti, se il contribuente intende effettuare la rivalutazione di un terreno ceduto dopo il 1° gennaio, dovrà concludere l’operazione entro il 30 giugno prossimo.

Infatti, non essendo più in possesso del cespite alla successiva data del 1° luglio, non potrà accedere a quest’ultima rivalutazione prevista dal decreto “Rilancio”.

 

La misura dell’imposta sostitutiva

La misura dell’imposta sostitutiva è sempre dell’11 per cento e quindi non è variata rispetto alla precedente rivalutazione.  

E’ variato, come detto, il termine di versamento che ora risulta essere quello del 30 settembre prossimo.

In alternativa, il contribuente potrà avvalersi della rateazione.

Le rate saranno tre.

La prima ha comunque scadenza entro la medesima data del 30 settembre.

Sulle rate successive sono dovuti gli interessi nella misura annuale del 3 per cento.

 

Rivalutazione di terreni e partecipazioni: la perizia da svalutazione

La nuova rivalutazione può essere anche un’opportunità per svalutare una perizia precedentemente effettuata.

Infatti, se il proprietario o il titolare di altro diritto reale dovessero effettuare la vendita dei cespiti ad un valore inferiore a quello peritato, per evitare la decadenza dal beneficio l’acquirente sarà tenuto ad assolvere l’imposta di registro sul maggior valore peritato.

Ciò anche se il corrispettivo realmente pagato dovesse essere inferiore.

In alternativa, il futuro cedente, potrà far predisporre una nuova perizia con un valore inferiore rispetto a quella precedente in modo che il corrispettivo realizzato con la compravendita non sia inferiore al nuovo valore peritato.

In tale ipotesi…

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