Scioglimento di una società con assegnazione ai soci dei beni residui: imposte sui redditi, IVA, registro

di Fabio Balestra

Pubblicato il 21 novembre 2013

capita spesso nella pratica professionale di procedere a scioglimenti di società oramai non più funzionanti e divenute per questo solo fonte di costi fissi improduttivi: analisi del caso particolare in cui una società si sciolga e assegni ai propri soci le quote di una Sas

Premessa

Capita spesso nella pratica professionale di procedere a scioglimenti di società oramai non più funzionanti e divenute per questo solo fonte di costi fissi improduttivi. La normativa sugli studi di settore e sulle società di comodo impone spesso di assumere decisioni veloci in merito a questi organismi per evitare di trovarsi “imbrigliati” in accertamenti di non facile gestione.

Tuttavia le società detengono con facilità alcuni beni che devono essere assegnati ai soci nel caso in cui non siano ceduti a terzi.

Infatti l’assegnazione di beni ai soci è la tipica operazione che le società in liquidazione usano, soprattutto quando non riescono a vendere a terzi i beni sociali: una situazione purtroppo oggi molto frequente.

L'assegnazione di beni consiste nell'attribuire al socio un valore in natura anziché in denaro, con precisi riflessi sia per l'impresa assegnante sia per il socio assegnatario, che devono applicare le normative fiscali a riguardo.

Nel caso in cui l’assegnazione riguardi quote di partecipazioni iscritte nel bilancio di una S.a.s. fra le immobilizzazioni finanziarie occorre dunque considerare le implicazioni sia sotto il profilo delle imposte dirette che di quelle indirette.

 

L’assegnazione e le imposte sui redditi

L'assegnazione di beni ai soci è configurabile esclusivamente con riferimento alle imprese esercitate in forma societaria. Essa si concretizza in un fenomeno traslativo del diritto di proprietà dei beni facenti parte del patrimonio della società, a favore dei soci della stessa.

Si tratta, quindi, di un sostanziale mutamento della titolarità dei beni dell'impresa, che può dipendere dall'erogazione di utili in natura ovvero dalla riduzione del capitale esuberante o ancora dalla liquidazione e scioglimento della società o dal recesso del socio.

Pertanto, a fronte dell'estromissione dei beni dal patrimonio della società, nell'assegnazione si determina alternativamente una riduzione delle passività ovvero una riduzione del patrimonio netto.

La particolare natura che caratterizza l'operazione ha indotto la dottrina ad interrogarsi sulla sua gratuità ovvero onerosità.

In particolare parte della dottrina ha intravisto nell'assegnazione di beni ai soci la conclusione di un atto a titolo oneroso, che però non è caratterizzato dal requisito della corrispettività.

Altra parte della dottrina ha invece posto in evidenza come nella fattispecie in discorso, il trasferimento di proprietà dei beni dalla società ai soci, avviene senza che a ciò faccia riscontro alcuna specifica prestazione a carico degli stessi. Effettivamente la società non riceve alcuna contropartita che in qualche modo sia finalizzata a compensarla della decurtazione patrimoniale subita.

Gli artt. 57 e 85 c. 2 del TUIR disciplinano la rilevanza fiscale dei beni relativi all'impresa, nelle ipotesi in cui gli stessi vengano destinati dall'imprenditore a finalità estranee all’esercizio di impresa.

In particolare, i beni elen