Assegnazione beni ai soci: la base imponibile IVA NON è il valore catastale

Il 30 settembre prossimo, data entro la quale è ancora possibile fruire dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci, si avvicina a grandi passi. Gli operatori interessati sono dunque tenuti ad affrontare gli ultimi dubbi e a tenere conto della diversità della disciplina qualora il trasferimento degli immobili sia soggetto ad Iva anziché all’imposta di registro.
Una delle principali differenze riguarda i criteri di determinazione della base imponibile. L’imposta sul valore aggiunto risente dei vincoli comunitari. Pertanto la base di calcolo non potrà mai essere rappresentata dal valore catastale dell’immobile oggetto di trasferimento.
I vincoli risulteranno più evidenti ponendo a confronto l’attuale disciplina normativa con la precedente versione dell’assegnazione prevista dall’art. 29 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dall’art. 13 della legge 18 febbraio 1999, n. 28. In particolare, il comma 2 disponeva che sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati e il loro costo fiscalmente riconosciuto si applicava una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) nella misura del 10 per cento. Il periodo successivo del medesimo comma 2 disponeva, inoltre, che per i beni la cui assegnazione era soggetta ad Iva poteva essere applicata, in luogo di tale imposta, una maggiorazione dell’imposta sostitutiva in misura pari al 30 per cento dell’Iva applicabile al valore normale dei beni, con l’aliquota propria dei medesimi. Si trattava di una forfetizzazione dell’imposta sul valore aggiunto che il legislatore non ha ritenuto di poter riproporre nel testo novellato della disciplina sulle assegnazioni.
I criteri di determinazione della base imponibile e le modalità di applicazione e determinazione dell’imposta sul valore aggiunto sono quelli ordinari disciplinati dal D.P.R. n. 633/1972, ed in particolare dell’art. 13, comma 2, lett. c del citato decreto. E’ applicabile in un solo caso il successivo art 14 che fa riferimento alla nozione di valore normale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Gli atti di assegnazione si caratterizzano per la mancanza del corrispettivo. La norma citata prevede che la base imponibile è costituita “per le cessioni indicate ai numeri 4, 5 e 6 del secondo comma dell’articolo 2, dal prezzo di acquisto o, in mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni…”. L’art. 2, c. 2, n. 5, del decreto Iva fa riferimento alla destinazione dei beni all’uso personale o familiare dell’imprenditore (c.d. autoconsumo) e ad altre finalità estranee all’esercizio dell’impresa. In tale ambito, secondo quanto affermato dall’Agenzia delle entrate, sono riconducibili le assegnazioni. In ogni caso i medesimi criteri di determinazione della base imponibile sono espressamente previsti dal successivo numero 6 del medesimo articolo 2 per le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società di ogni tipo e oggetto.
Il legislatore ha previsto uno specifico criterio al fine di determinare la base imponibile per gli atti di assegnazione. La base imponibile, come già indicato, è costituita dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni. Si pone il problema di fornire una definizione di prezzo di acquisto o (in mancanza) di prezzo di costo dei beni o di beni simili.
La determinazione della predetta base imponibile deve essere effettuata secondo uno specifico criterio (diverso dal valore normale), previsto dall’art. 13, comma 2, lett. c, del D.P.R. n. 633/1972. La norma non risulta affatto chiara e le scarne precisazioni dell’Agenzia delle entrate, oltre che della giurisprudenza, non rendono agevole il compito degli operatori.
L’Agenzia delle entrate si è espressa con la recente circolare n. 26/E del 2016. L’Amministrazione finanziaria ha tratto spunto dalla …

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