Assegnazione beni ai soci: la base imponibile IVA NON è il valore catastale

Pubblicato il 5 settembre 2017

uno dei problemi più rilevanti per le operazioni di assegnazione dei beni ai soci è l'individuazione della base imponibile IVA corretta, in particolare l'esatta individuazione del 'valore normale' del bene immobile oggetto di assegnazione: la corretta applicazione del valore normale può spostare anche di molto i calcoli di convenienza dell'operazione

banner-abasIl 30 settembre prossimo, data entro la quale è ancora possibile fruire dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci, si avvicina a grandi passi. Gli operatori interessati sono dunque tenuti ad affrontare gli ultimi dubbi e a tenere conto della diversità della disciplina qualora il trasferimento degli immobili sia soggetto ad Iva anziché all’imposta di registro.

Una delle principali differenze riguarda i criteri di determinazione della base imponibile. L’imposta sul valore aggiunto risente dei vincoli comunitari. Pertanto la base di calcolo non potrà mai essere rappresentata dal valore catastale dell’immobile oggetto di trasferimento.

I vincoli risulteranno più evidenti ponendo a confronto l’attuale disciplina normativa con la precedente versione dell’assegnazione prevista dall’art. 29 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dall’art. 13 della legge 18 febbraio 1999, n. 28. In particolare, il comma 2 disponeva che sulla differenza tra il valore normale dei beni assegnati e il loro costo fiscalmente riconosciuto si applicava una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) nella misura del 10 per cento. Il periodo successivo del medesimo comma 2 disponeva, inoltre, che per i beni la cui assegnazione era soggetta ad Iva poteva essere applicata, in luogo di tale imposta, una maggiorazione dell'imposta sostitutiva in misura pari al 30 per cento dell'Iva applicabile al valore normale dei beni, con l'aliquota propria dei medesimi. Si trattava di una forfetizzazione dell’imposta sul valore aggiunto che il legislatore non ha ritenuto di poter riproporre nel testo novellato della di