Anagrafe tributaria delle holding di partecipazioni

di Massimiliano De Bonis

Pubblicato il 2 agosto 2008

Tra i numerosi interventi legislativi il D.L. 223/2006 (successivamente convertito dalla L. 248/2006) ha operato la modifica dell’art. 7 del D.P.R. 605/1973 introducendo l’obbligo della comunicazione dei rapporti intrattenuti dagli operatori finanziari. Nel novero dei soggetti sul quale grava tale adempimento, sono state ricomprese anche le holding di partecipazioni comunemente dette “casseforti di famiglia”.

Come noto, il precedente esecutivo ha incentrato la propria politica economica sull’inasprimento della lotta all’evasione fiscale.

Tra i numerosi interventi legislativi il D.L. 223/2006 (successivamente convertito dalla L. 248/2006) ha operato la modifica dell’art. 7 del D.P.R. 605/1973 introducendo
l’obbligo della comunicazione dei rapporti intrattenuti dagli operatori finanziari.
Nel novero dei soggetti sul quale grava tale adempimento, sono state ricomprese anche le holding di partecipazioni comunemente dette “casseforti di famiglia”.

Per tali soggetti, che a differenza degli altri obbligati quali Banche, Poste Italiane, società di gestione del risparmio ed altri intermediari finanziari non operano nei confronti del pubblico, si è trattato, di un oneroso appesantimento della “burocrazia” fiscale.
Tali soggetti svolgono prevalentemente od esclusivamente (nella forma delle cosiddette holding “pure”) attività di assunzione di partecipazioni, assunzione e/o concessione di finanziamenti ed altre prestazioni di servizi con i soci e le partecipate.

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