L’Anagrafe Tributaria e l’Archivio Unico Informatico: quali sono i dati raccolti dal Fisco? Che uso ne verrà fatto per recuperare l'evasione?

PREMESSA

Secondo le stime dell’Istat e dall’Ufficio Studi dell’Agenzia delle Entrate integrando i dati amministrativi in loro possesso, e scaturenti dall’analisi delle dichiarazioni Irap, coi dati statistici sulla contabilità nazionale si addiviene al preoccupante risultato del raggiungimento di un livello evasivo pari a circa il 18% del PIL.

Sulla base di questi studi statistici l’evasione fiscale in Italia nel 2012 è stimata, nel suo complesso, in circa 120 miliardi di euro l’anno, con una media di 2000 euro a persona, e il cui recupero totale garantirebbe, ad esempio, un azzeramento dell’intero debito pubblico, che nel 2012 ammonta a oltre 1900 miliardi di euro, in soli 16 anni.

A questo punto elemento fondamentale di questa azione di contrasto all’evasione fiscale non può che essere una attenta, precisa e quanto mai mirata individuazione, e selezione, dei soggetti da sottoporre a verifica tributaria.

Elemento imprescindibile per questa azione di individuazione dei contribuenti da sottoporre a controllo fiscale è l’anagrafe tributaria, ossia un sistema informatizzato capace di gestire i dati e le informazioni relative ai contribuenti nei rapporti con il fisco e non solo.

Questo potentissimo strumento informatico a disposizione dell’Agenzia delle entrate ha potuto, negli anni, migliorare le proprie performance anche grazie all’implementazione, nella propria disponibilità di dati, di un ulteriore fonte di informazione alimentata dall’archivio unico informatico istituito al fine del contrasto delle attività di riciclaggio del denaro proveniente da operazioni illecite, ma finalizzato pure anche alla segnalazione di operazioni sospette.

Insomma una potentissima miscela capace di stanare gli evasori ma che talvolta incide, e anche troppo pesantemente, sulle persone comuni che nulla hanno a che fare col riciclaggio di denaro sporco o con l’evasione fiscale, ma che hanno come unica colpa magari quella di ritenere il nostro sistema bancario poco affidabile, preferendogli il denaro contante.

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