Vendita a rate ed effetti fiscali

Esaminiamo gli effetti fiscali della vendita a rate, ossia di quella tipologia di vendita ove le rate fanno sì che l’acquirente possa acquisire subito il godimento della cosa, salvo acquisirne la proprietà all’atto del pagamento dell’ultima rata.
In dettaglio quali saranno gli effetti su imposte dirette, IMU, IVA e imposta di registro?

vendita a rate effetti fiscaliVendita a rate: generalità

Alcune compravendite possono contenere la clausola di riserva di proprietà (o patto di riservato dominio o, ancora, vendite a rate).

La norma di riferimento è l’articolo 1523 codice civile, secondo cui:

Nella vendita a rate con riserva della proprietà, il compratore acquista la proprietà della cosa col pagamento dell’ultima rata di prezzo, ma assume i rischi dal momento della consegna”.

La particolarità di questa tipologia di contratto sta proprio nella possibilità di acquistare un bene mediante pagamento a rate con la possibilità di godere di esso da subito, assumendosi i rischi relativi ad eventuale danneggiamento o perimento del bene stesso, ottenendone però la proprietà effettiva solo con il pagamento dell’ultima rata e quindi con l’esatta corresponsione del prezzo stabilito.

Per effetto del contratto, ancorché il compratore acquisti immediatamente il godimento del bene assumendosi i rischi relativi ad un eventuale perimento o deterioramento dell’oggetto, l’acquisto della proprietà della cosa si realizza col pagamento dell’ultima rata di prezzo (Cassazione Civile, Sentenza 19 ottobre 1992, n. 11450).

 

La vendita con riserva della proprietà nel codice civile

La vendita con patto di riservato dominio, anche detta vendita con riserva della proprietà, è un contratto di compravendita in forza del quale, in deroga al principio consensualistico, l’acquisizione del diritto di proprietà è subordinata al pagamento dell’intero prezzo definito dai paciscenti (articolo 1523 cc).

Questo genere di contratto è molto utilizzato in caso di pagamento rateale e, comunque, in tutte le circostanze in cui il compratore necessita di poter disporre del bene prima di aver corrisposto per intero il corrispettivo dovuto.

Il venditore, in caso di mancato o ritardato pagamento, ha diritto alla restituzione del bene venduto e deve rimborsare le rate percette, fatta salva la possibilità di richiedere un equo compenso per il godimento del bene, oltre al risarcimento del danno.

Secondo la dottrina prevalente, l’acquirente sarebbe titolare di un diritto reale, ancorché sui generis, che si sostanzierebbe nel potere di usare la cosa e di detenerla sia nell’interesse proprio sia nell’interesse del venditore.

Il compratore, quindi, potrebbe avvalersi delle azioni a tutela dei diritti reali, petitorie o possessorie, nonché trasferire il diritto reale di godimento a terzi che, a loro volta, diverrebbero proprietari con il pagamento integrale del prezzo.

Nonostante ogni patto contrario, il mancato pagamento di una sola rata che non superi l’ottava parte del prezzo totale non dà luogo alla risoluzione del contratto, e il compratore conserva il beneficio del termine relativamente alle rate successive (articolo 1525).

Il patto di riservato dominio è applicabile alle vendite di cose mobili e mobili registrate (autoveicoli, navi, aeromobili), nonché ai trasferimenti di immobili (edifici, appartamenti, terreni) e, in questi due ultimi casi, potrà essere trascritto.

 

Effetti fiscali della vendita a rate

Effetti sulle imposte dirette

In materia di reddito di impresa, l’articolo 109 del Tuir dispone che i corrispettivi delle operazioni di vendita concorrono alla formazione del reddito “alla data della consegna o spedizione per i beni mobili e della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale” (comma 2, lettera a), primo periodo).

La stessa norma, però, precisa che, ai fini dell’individuazione dell’esercizio di competenza “Non si tiene conto delle clausole di riserva della proprietà” (secondo periodo).

In sostanza, il differimento temporale dell’effetto traslativo viene “ignorato” ai fini fiscali e, di conseguenza, l’esercizio di competenza viene determinato come se si trattasse di una…

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