Profili fiscali dei bitcoin

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 5 settembre 2017

I bitcoin sono sempre più utilizzati ma crescono i dubbi sui profili fiscali di questa criptovaluta: l'eventuale tassazione delle plusvalenze sulla conversione in altre valute è stata oggetto di risoluzione da parte del Fisco mentre sono tanti i dubbi sugli obblighi di monitoraggio fiscale e compilazione del quadro RW.

Il Bitcoin, la moneta virtuale utilizzata per transazioni online, concepita nel 2008 ed introdotta nel 2009, non richiede intermediari e non fa uso di un ente centrale. Per questo si definisce valuta peer to peer.

profili fiscali bitcoinCome una qualsiasi moneta i Bitcoin permettono comunque l'acquisto di beni e servizi ed esistono diversi siti dove è possibile cambiare i propri Bitcoin con Dollari, Euro, Yen o altre valute. I Bitcoin possono infine essere accantonati in un portafoglio elettronico nel proprio pc, oppure essere affidati ad una banca elettronica gestita dagli stessi ideatori di Bitcoin. Come detto, è un sistema decentralizzato, che non prevede per le transazioni l'intervento di banche o altri intermediari e con un software completamente open source. E a differenza degli acquisti con carta di credito, le transazioni avvengono in modo assolutamente anonimo.

Il vero problema, del resto, è proprio che questo genere di monete potrebbero diventare una sorta di paradiso fiscale virtuale. E le varie Amministrazioni fiscali, consapevoli di questo, si stanno cominciando a porre il problema.

Il fisco tedesco ha per esempio definito il bitcoin come units of account e quindi forma di denaro privato, con tassazione sui guadagni finanziari (capital gains) dovuti alla compravendita del denaro virtuale.

In Italia, invece, non c’è stata ancora alcuna presa di posizione ufficiale (a parte una Risoluzione su interpello all’Agenzia delle Entrate, la n. 72/E del 2 settembre 2016, di cui di seguito si dirà).

E comunque la disciplina di una materia così delicata non dovrebbe andare per ordine sparso, necessitando senz’altro di un intervento in sede comunitaria.

 

Profili fiscali dei bitcoin in Italia

Per giungere ad un corretto inquadramento della fattispecie ai fini Iva la Corte di Giustizia, in data 22 ottobre 2015, ha comunque concluso come segue.

i bitcoin sono valuta estera

L’articolo 2, paragrafo 1, lettera c, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, va interpretato nel senso che costituiscono prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso le operazioni che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale «bitcoin» e viceversa, effettuate a fronte del pagamento di una somma corrispondente al margine costituito dalla differenza tra, da una parte, il prezzo al quale l’operatore interessato acquista le valute e, dall’altra, il prezzo al quale le vende ai suoi clienti.

L’articolo 135, paragrafo 1, lettera e, della direttiva 2006/112 va interpretato nel senso che prestazioni di servizi, che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale «bitcoin» e viceversa, effettuate a fronte del paga