La riduzione delle percentuali di ricarico fra le annualità determina l'antieconomicità

Con la sentenza n. 3984 del 15 febbraio 2017, la Corte di Cassazione, ha confermato che (cfr. Cass. Sent. n.1 5038/2014) “In tema di accertamento delle imposte dirette, la prova presuntiva dei maggiori ricavi, idonea a fondare l’accertamento con il metodo analitico-induttivo di cui all’art. 39, primo comma, lett. d), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, può essere desunta da una condotta commerciale anomala (nella specie, ravvisata nella drastica riduzione della percentuale di ricarico normalmente applicata nell’anno precedente e in quello successivo, senza che tale anomalia gestionale fosse giustificata da fenomeni di contingenza economica, determinati da calo della domanda, difficoltà negli approvvigionamenti od esigenze di smaltimento di magazzino) del contribuente”.
Inoltre, i supremi giudici ribadiscono che spetta al contribuente “provare in modo preciso i fatti impeditivi del maggiore ricarico“ applicato dall’ufficio, “tali non potendo considerarsi appunto le generiche ed indimostrate affermazioni, fatte proprie dalla CTR nella sentenza impugnata, relative al margine operativo lordo per dipendente o alla “dubbia rappresentatività del campione” ovvero alla diversità di prezzo tra pneumatici piccoli e grandi, ai tempi morti di lavoro ed agli sconti praticati”.
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