Il contraddittorio endoprocedimentale nel diritto tributario: la mancata instaurazione del contraddittorio preventivo

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 6 marzo 2017

La gestione del contraddittorio endoprocedimentale nei casi di contenzioso tributario è affare complesso che può generare contenzioso per le difformità applicative registrate, in quanto (come noto) manca una clausola generale di obbligo di contraddittorio in campo tributario, tranne che per i tributi armonizzati

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La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 17160 del 17.8.2016 ha chiarito la valenza del contraddittorio endoprocedimentale nel diritto tributario.

 

Il caso: ricorso per illegittimità dell'atto impositivo per mancata instaurazione del contraddittorio preventivo

Nel caso di specie il contribuente proponeva ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania, con la quale, in una controversia concernente l'impugnazione di un avviso di accertamento, emesso per maggiori IRPEF, IRAP ed IVA dovute, in relazione all'anno d'imposta 2009, a seguito di rideterminazione, sulla base dell'esame della contabilità, dei ricavi e del reddito d'impresa, ai sensi degli artt. 39 c. 1 lett. d, e 41-bis DPR 600/1973, ritenuti dall'Ufficio non congrui rispetto a quelli medi risultanti dagli studi di settore, era stata riformata la decisione di primo grado, che aveva invece accolto il ricorso del contribuente sotto il profilo dell'illegittimità dell'atto impositivo per mancata instaurazione del contraddittorio preventivo.

 

In particolare, i giudici d'appello, nell'accogliere il gravame dell'Agenzia delle Entrate, avevano sostenuto, da un lato, che non esisteva

“un principio generale di contraddittorio in ordine alla formazione della pretesa fiscale"

e, dall'altro lato, nel merito, che l'Ufficio aveva legittimamente proceduto, in presenza di presunzioni gra