Cassazione: contraddittorio endoprocedimentale non sempre obbligatorio

Se in sede di accesso non si acquisisce documentazione non si aspetta per la notifica dell’accertamento.
Esponiamo il pensiero della Corte di Cassazione circa il diritto al contraddittorio endoprocedimentale, la cui obbligatorietà non è assoluta

 

Con l’ordinanza n. 15154 del 3 giugno 2019, la Corte di Cassazione ritorna ad affrontare la questione dell’accertamento anticipato, esaminando un aspetto particolarmente interessante.

 

Il fatto: l’AdE contesta una sentenza di annullamento di accertamento fiscale

 

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione, impugnando la sentenza resa dalla CTR Lombardia, con la quale è stata confermata la sentenza di primo grado che aveva annullato, per difetto del contraddittorio, l’accertamento emesso per la ripresa a tassazione di IRES, IVA e IRAP per gli anni 2006 e 2007.

 

Secondo la CTR al momento della notifica dell’atto impositivo non era ancora decorso il termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000

“nemmeno potendosi ritenere che l’accesso finalizzato all’acquisizione dei documenti utili all’attività accertativa fosse escluso dalla accennata disposizione, invece dovendosi fare applicazione dei principi espressi da Cass. n. 18110/2016 e Cass. n. 15624/2014”.

 

L’Agenzia ricorrente deduce la violazione dell’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000, in quanto la CTR, nel ritenere applicabile detta norma

“non avrebbe considerato che all’atto dell’accesso presso i locali del contribuente non era stato né acquisito né consegnato alcun atto fra quelli richiesti dai verbalizzanti – per come risultava dal verbale appositamente redatto – avendo la parte contribuente, in epoca successiva, provveduto a consegnare, presso gli Uffici dell’amministrazione, i documenti richiesti.

Tanto escludeva la necessità di applicare il termine dilatorio di cui al comma 7 dell’art. 12 L. n. 212/2000”.

 

 

Il pensiero della Corte di Cassazione

 

Per la Corte la censura è fondata.

 

Innanzitutto, osservano gli Ermellini:

in tema di accertamento tributario, non sussiste l’obbligo di redigere un apposito verbale di chiusura delle operazioni – e conseguentemente di attendere il decorso di un nuovo termine dilatorio, ai sensi dell’art. 12, comma 7, della L. n. 212 del 2000, prima di emanare l’avviso di accertamento – qualora il contribuente, richiesto in sede di accesso di depositare alcuni documenti, consegni poi gli stessi presso gli uffici dell’Amministrazione, perché la fase che giustifica l’instaurazione del contraddittorio presuppone l’accesso senza estendersi a ciò che avviene in epoca successiva, al di fuori dei locali nei quali il contribuente esercita la propria attività” cfr. Cass. n. 18103/2018.

 

A tale indirizzo,

che merita di essere condiviso e che non è in contrasto con i precedenti posti a base della decisione qui impugnata, non si è adeguato il giudice di appello, il quale ha riconosciuto la violazione del termine dilatorio di cui al comma 7 dell’art. 12 L. n. 212/2000 senza considerare che in sede di accesso presso i di lui locali non era stata acquisita alcuna documentazione, invece spontaneamente consegnata dalla stessa parte in epoca successiva e presso i locali degli organi di verifica, per come risulta dai due verbali riprodotti dalla ricorrente all’interno del ricorso”.

 

 

Cassazione: il contraddittorio endoprocedimentale non è un obbligo generalizzato

 

Come è noto, con l’Ordinanza n. 5362 del 17 marzo 2016, la Corte di Cassazione nel confermare (richiamando il pronunciamento a Sezioni Unite (sentenza n. 24823/2015) che le garanzie fissate nell’art. 12, comma 7, l. 212/2000 trovano applicazione esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente; ciò, peraltro, indipendentemente dal fatto che l’operazione abbia o non comportato constatazione di violazioni”, ha ribadito che “Differentemente dal diritto dell’Unione europea, il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento…

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