Testo unico sulle società a partecipazione pubblica in G.U.

Notizia tratta dal diario quotidiano del 26 settembre 2016, a cura Vincenzo D’Andò

Assonime, con la nota del 22 settembre 2016, fa sapere che nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 8 settembre 2016, è stato pubblicato il “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” (decreto legislativo n. 175/2016).

Il decreto è stato adottato in attuazione della delega contenuta nella legge n. 124/2015 (legge Madia). Con il TU viene introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento una disciplina organica delle società a partecipazione pubblica.
Il provvedimento regola la costituzione di società nonché l’acquisto, il mantenimento e la gestione di partecipazioni societarie da parte delle PA. Per tutto quanto non disciplinato dal TU si applicano alle partecipate le norme di diritto privato (art.1).
Idoneità a disciplinare realtà eterogenee (artt. 1 e 26): sono previsti alcuni meccanismi di flessibilità, volti ad assicurare che la disciplina del TU non imponga vincoli ingiustificati in relazione alle attività svolte, agli interessi pubblici di riferimento, all’entità della partecipazione e così via. In questa prospettiva, alle società quotate, come definite dall’art. 2, si applicano solo alcune disposizioni; in particolare, queste società non sono soggette ai vincoli previsti dal TU sull’organizzazione e sul trattamento economico. Molte disposizioni del TU si applicano solo alle società non quotate controllate dalla PA. Vincoli particolarmente stringenti sono previsti per le società in house. E’ fatta salva la disciplina delle società di diritto singolare.

Perimetro delle partecipate e razionalizzazione (artt. 3-5, 20, 24): in base all’art. 4, le PA non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni anche di minoranza in tali società (vincolo di scopo pubblico). A questa previsione, già contenuta nella legge finanziaria per il 2008, è aggiunto un elenco esaustivo delle attività che sono consentite, ossia un vincolo di attività. In applicazione del principio di proporzionalità, è previsto che con DPCM motivato possa essere deliberata l’esclusione totale o parziale dell’applicazione di questa disposizione a singole società.

L’acquisto di una partecipazione, anche indiretta, da parte di un’amministrazione pubblica in società già costituite deve essere analiticamente motivato con riferimento ai vincoli dell’art. 4, evidenziando inoltre le ragioni e le finalità della scelta, la convenienza economica e la sostenibilità finanziaria e in considerazione della possibile destinazione alternativa delle risorse pubbliche. Le delibere sono trasmesse alla Corte dei conti e all’Agcm; quest’ultima può esercitare i poteri ex art. 21-bis della legge n. 287/1990 (possibilità di impugnare l’atto davanti al Tar in caso di mancato rispetto della normativa).

Il rispetto dei vincoli di scopo pubblico e di attività è uno dei criteri che devono essere seguiti dalle PA nella revisione annuale del proprio portafoglio partecipazioni ai fini della sua razionalizzazione (shareholding review, art. 20). Ogni anno entro il 31 dicembre (a partire dal 31 dicembre 2017) ciascuna PA deve adottare un piano di riassetto se è soddisfatta qualcuna di queste condizioni: vi sono partecipazioni incompatibili ex art. 4; in caso di società prive di dipendenti o con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti o che svolgono attività analoghe a quelle svolte da altre società partecipate; in caso di società con fatturato inferiore a un milione di euro o in perdita per quattro dei cinque esercizi precedenti (ad eccezione delle società che svolgono un servizio pubblico); se è necessario contenere i costi o aggregare alcune società. Il piano può prevedere varie misure di razionalizzazione (cessioni, fusioni, …

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