La responsabilità del professionista derivante dallo svolgimento degli incarichi professionali

L’occasione del meeting nazionale del Commercialista Telematico, che si terrà il 7 Ottobre a Verona, ci dà lo spunto per illustrare la giurisprudenza relativa all’argomento del convegno che verrà svolto in tale occasione, ossia “La responsabilità del commercialista”, nell’ambito particolare derivante dallo svolgimento degli incarichi professionali.

L’ultimo periodo, d’altronde, è stato caratterizzato da una notevole produzione giurisprudenziale, ciò che non ha fatto altro che aumentare l’attenzione dei professionisti.

Proprio per tale motivo la nostra illustrazione parte proprio dalle sentenze più recenti.

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Colpevole il professionista denunciato per omesso pagamento dei tributi

L’art.6.3. del D.Lgs. n. 472 del 1997 stabilisce che “Il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.

Ora, nel caso dedotto in giudizio i Contribuenti hanno dimostrato, con sufficiente grado di attendibilità:

– di aver incaricato un professionista di fiducia (che per anni aveva collaborato con loro e con il loro padre) di curare, per proprio conto, gli adempimenti fiscali (effettuando anche le operazioni di pagamento delle varie imposte) relativi all’attività d’impresa della Farmacia della quale sono titolari in parti eguali;

– che tale professionista, pur avendo incassato i compensi relativi all’incarico conferitogli, ha omesso – per sua negligenza e senza giustificato motivo (e comunque senza il loro assenso e in violazione degli obblighi derivanti dall’accettazione del mandato conferitogli) – di effettuare le dichiarazioni ed i pagamenti concernenti i tributi dovuti;

– e che allorquando sono venuti a conoscenza della condotta (negligente o infedele) del professionista e degli effetti pregiudizievoli che ne erano derivati a loro carico, hanno sporto nei suoi confronti una denuncia-querela.

Dagli atti di causa è emerso, inoltre – come ammesso dalla stessa Amministrazione (che ne dà atto alla pag.6 della sua memoria difensiva) – che dall’estratto conto risultavano gli addebiti con la descrizione riferita alla delega a mezzo F24.

Sembra, pertanto, che i presupposti ai quali la norma in esame connette l’esimente prevista – consistente nella “non punibilità” – si siano realizzati entrambi.

Non appare revocabile in dubbio, infatti:

– per un verso, che il mancato pagamento non è dipeso da un fatto direttamente imputabile a loro, ma dalla condotta negligente (se non anche artificiosa) del professionista incaricato di curare gli adempimenti fiscali;

– e, per altro verso, che – in aderenza a quanto previsto dalla norma – il “fatto del terzo” che ha determinato il mancato pagamento, è stato regolarmente denunciato all’Autorità giudiziaria.

(Commissione Tributaria Regionale Lazio, sezione XXI, sentenza n. 1829/2016)

 

Fatture troppo generiche determinano costi indeducibili

In tema di distribuzione dell’onere della prova, nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria contesti la deducibilità di costi indicati, sotto i profili della loro certezza e della loro inerenza, la fattura – di regola, salva l’ipotesi di contabilità inattendibile – è documento idoneo a rappresentare i costi dell’impresa, come emerge dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21. Occorre, però, che essa sia redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto ivi prescritti (tra le altre, Cass. 28 ottobre 2015, n. 21980 e 20 ottobre 2014, n. 21446).

Ne deriva che l’irregolarità della fattura, nel senso anzidetto, fa venir meno la presunzione della verità di quanto in essa rappresentato e la rende inidonea a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione del costo relativo.

Ben può, in definitiva, l’Amministrazione limitarsi a contestare l’effettività di …

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