I profili contabili delle rivendite di tabacchi – Guida di 30 pagine

Pubblicato il 10 gennaio 2015



La gestione contabile dell'attività di tabaccheria è particolare in quanto deve registrare correttamente i ricavi da aggi e compensi e può essere collegata anche alla raccolta delle giocate del lotto e di altri giochi.

I profili contabili delle rivendite di tabacchi

gestione iva delle tabaccherieIl presente capitolo concerne, com’è facilmente intuibile, esclusivamente le aziende di dimensioni maggiori che – naturalmente o per opzione – adottano un regime contabile di tipo ordinario, con le scritturazioni in partita doppia e la tenuta di una contabilità molto più articolata rispetto a quella semplificata.

L’unico regime, tra quelli adottabili tra i soggetti di dimensioni più modeste, che prevede l’adozione delle scritture contabili con il sistema della partita doppia è quello relativo alla contabilità ordinaria che, ovviamente, – per natura – è demandato alle aziende di maggiori dimensioni o a quelle gestite sotto forma di società di capitali (per obbligo di legge).

Esso è anche quello che comporta le maggiori difficoltà nella rappresentazione delle operazioni poste in essere durante la vita aziendale.

La conoscenza delle operazioni tipiche delle rivendite di generi di monopolio permetterà agli operatori contabili e amministrativi ed ai consulenti esterni di poter determinare le scelte operative in maniera interattiva ed autonoma e non utilizzando solo ed esclusivamente i modelli preconfezionati creati dalle software house per il settore in questione. Si cita solo un esempio che verrà ampiamente ripreso nei paragrafi successivi e concernente l’obbligo di strutturare la contabilità a costi, ricavi e rimanenze con la necessità di
dover gestire anche il magazzino dei beni relativi ai generi di monopolio.

Pertanto, dopo aver introdotto il concetto di contabilità ordinaria si passerà alle scritture tipiche e peculiari del settore dei generi di monopolio con la coeva interazione con la complessa normativa Iva e – per finire – con una carrellata veloce sulle scritture contabili di fine esercizio che permettono al bilancio di seguire il principio di competenza economica e del suo corollario della correlazione tra costi e ricavi d’esercizio.

Le scritture contabili saranno accompagnate dall’identificazione delle singole poste all’interno del bilancio d’esercizio in modo da poterle inserire correttamente nel piano dei conti valevole per la riclassificazione secondo la disciplina civilistica che ha recepito la IV direttiva CEE in materia di armonizzazione dei bilanci nella Comunità economica europea.

Il presente lavoro non prevede tutte le altre casistiche relative alle scritture contabili che sono di rilievo generale e comune per le aziende in contabilità ordinaria, ma vuole essere di ausilio per le fattispecie particolari che è difficile riscontrare in libri di contabilità o di ragioneria che prevedono scritture contabili riferibili alla generalità delle imprese.

 

Tabaccherie e contabilità ordinaria


Visti gli obiettivi che si pone il presente testo non sarebbe pensabile esaurire un argomento tanto vasto da poter scrivere un vero e proprio trattato quale quello della contabilità ordinaria. Si procederà, dunque, con un approccio che vuole essere di ausilio ad operatori che già sono formati nell’ambito del mondo contabile.

Pertanto verranno richiamati solo ed esclusivamente dei concetti fondamentali che sono alla base della conoscenza della scienza ragionieristica.

La contabilità ordinaria, così come disciplinata dal codice civile, può essere definita come un complesso di rilevazioni che comportano l’identificazione in ordine cronologico dei singoli accadimenti aziendali.

In realtà esso concerne un sistema di scritture, un vero e proprio linguaggio, le quali coordinate tra loro permettono di far capire all’interprete (consulente esterno, banche, investitori istituzionali e qualunque altro vi abbia interesse) lo stato di salute dell’imprenditore o della società.

Tale sistema di scritture, pertanto, come un vero e proprio diario descrive le vicende avvenute nel corso del tempo.

Conoscere in modo approfondito le tecniche  che sono alla base della strutturazione di una contabilità ordinaria è come essere padroni di una lingua e, pertanto, tale conoscenza permette di “scrivere, leggere e parlare” in maniera più o meno forbita a seconda del livello raggiunto dando la possibilità a coloro che la utilizzano come base di partenza per analisi le più disparate (di bilancio, pianificazioni finanziarie, indici di settore) di operare in maniera chiara ed intelligibile.

Per poter impiantare una contabilità ordinaria si ha bisogno, oltre che delle scritture elementari (documenti fiscali, estratti conto, corrispondenza, contratti, ecc.) di organizzare una serie di libri, registri nonché di scritture ausiliarie.

Prima di parlare dei libri civilistici di cui necessita una contabilità ordinaria si sottolinea che sono necessari anche i registri Iva e del lavoro che hanno, pertanto, una doppia valenza. Oltre che fiscale e giuslavoristica, essi danno la possibilità di riportare e determinare i costi ed i ricavi che l’azienda ha maturato in un certo periodo di tempo che, per convenzione, è l’anno solare o l’esercizio composto da 365 giorni.

Se la ditta individuale o la società si avvale di dipendenti o collaboratori è necessario dimostrare tale rapporto attraverso il libro unico del lavoro.

L’art. 39 del d.l. n. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/2008, ha introdotto alcune misure di semplificazione per quanto riguarda gli adempimenti obbligatori di natura formale nella gestione dei rapporti di lavoro.

In particolare la norma ha previsto l’istituzione del “libro unico del lavoro”, in sostituzione dei libri matricola e paga che il datore di lavoro doveva istituire ai sensi della normativa previgente.

In attuazione del comma 4 dell’art. 39, è stato approvato il d.m. 9 luglio 2008, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 18 agosto 2008, n. 192, necessario per stabilire le modalità e tempi di tenuta e conservazione del libro unico del lavoro e la disciplina del regime transitorio.

 

Il libro unico del lavoro rappresenta lo strumento utilizzato per documentare:

1) nei confronti del lavoratore, la gestione del proprio rapporto di lavoro;

2) nei confronti degli organi di vigilanza, la situazione occupazionale dell’azienda ma anche la regolarità e la correttezza con cui l’azienda gestisce i vari rapporti di lavoro, in relazione a gestione contrattuale, adempimenti previdenziali e assistenziali, obblighi in qualità di sostituto d’imposta, disciplina in materia di orario massimo di lavoro, riposi, ferie e assenze.

Ogni datore di lavoro ha un solo libro unico, indipendentemente dal numero di posizioni assicurative.

Il libro è gestito a sezioni (paga e presenze) ma la numerazione deve rispettare la sequenzialità e quindi essere di fatto unica. È possibile gestire la sezione presenze con un’elaborazione separata rispetto alla sezione con i dati retributivi ma la numerazione deve essere consecutiva; lo stacco fisico tra presenze e paga, ancorché ammesso, non giustifica più numerazioni autonome tra le due sezioni.

L’unicità è dunque richiesta in termini di vidimazione, numerazione, registrazione, tenuta e conservazione (...continua nel PDF scaricabile ⇓)

 

(a cura di Ernesto De Feo e Salvatore Giordano)

 

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