Il procedimento di accertamento non deve essere affetto da vizi

L’accertamento è l’esito di un processo/procedimento che deve assicurare la corretta formazione della pretesa tributaria mediante l’adozione di una sequenza ordinata e progressione di determinati atti, con le relative notificazioni, che hanno diverse e specifiche funzioni.
In sintesi gli atti che concorrono alla formazione della pretesa tributaria possono essere distinti in:

Atti di verifica e controllo finalizzati all’acquisizione dei presupposti di fatto e dei relativi elementi probatori sulla base del quale potrà essere radicata la pretesa tributaria;

Atti di accertamento mediante i quali sono portati a conoscenza del contribuente gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti di ufficio;

La notificazione che perfeziona la conoscenza dell’accertamento da parte del contribuente.

Soffermandoci sugli atti amministrativi di verifica e controllo, di cui al precedente punto 1), non vi è dubbio che questi non solo potranno essere più di uno, ma potranno anche assumere articolati atteggiamenti consequenziali.
La questione sulla quale occorre quindi esercitare una rilevante attività di valutazione dovrà ora vertere, non tanto sulla zona per la quale l’accertamento possa essere ritenuto valido quando fondato su elementi probatori acquisiti “illecitamente”, fattispecie pacificata dalla giurisprudenza ancorché con alcuni distinguo, ma sull’ipotesi per la quale la stessa attività ispettiva sia innescata e stimolata da elementi probatori di origine illecita.
 
Il principio dell’illegittimità derivata
Nel dritto Italiano vige una norma di principio generale contenuta nell’art. 191 del cpp la quale stabilisce che, le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate e l’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento.
Di analoga portata l’articolo 240 c. 2 del c.p.p. il quale prevede che il PM, dispone l’immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico, illegalmente formati o acquisiti. [..] di essi è vietato effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento ed il loro contenuto non può essere utilizzato.
Il principio dell’illegittimità derivata è previsto oltre che nel diritto processuale penale anche nel diritto processuale civile e in quello processuale amministrativo.
Appare opportuno precisare che, quanto meno nel diritto processuale amministrativo, l’illegittimità derivata opera quando l’atto consequenziale sia legato all’atto illegittimo da un nesso di presupposizione.
Ne deriva quindi ed intanto una prima condizione generale: il nesso di presupposizione.
Tale nesso di presupposizione può essere valutato su tre livelli di latitudine:
1 – Una parte della giurisprudenza asserisce la necessità che il secondo atto sia meramente confermativo od esecutivo del primo, e cioè privo di qualsivoglia ulteriore margine di discrezionalità in capo all’amministrazione, che, ove debba emanare il provvedimento finale basandosi su quello presupposto, possa solo porre in essere un provvedimento siffatto.
2 – Una teoria leggermente meno restrittiva richiede uno stretto legame di presupposizione logico-giuridica, rappresentando il provvedimento a monte la premessa giustificativa in fatto ed in diritto di quello a valle.
3 – Un’altra corrente parla di collegamento genetico, che si configura quando entrambi i provvedimenti trovano origine nella medesima sequenza procedimentale, e gli atti sono connessi logicamente oltre che cronologicamente.
Nella giurisprudenza amministrativa è stato …

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