Società di comodo e società in perdita sistemica: ci sono limitazioni all’utilizzo del credito IVA

Sono considerate non operative o di comodo le società che hanno conseguito un ammontare complessivo di ricavi inferiore ad un importo forfetario, determinato in misura percentuale sul valore di alcune attività patrimoniali risultanti dal bilancio, ovvero, per i soggetti non obbligati alla sua redazione, dalle scritture contabili.
Tale verifica di operatività, che viene effettuata sui valori medi dell’esercizio in corso e dei due precedenti, deve essere operata per ciascun periodo d’imposta, ovvero deve risultare da un apposito prospetto inserito nella dichiarazione dei redditi. Successivamente, l’art. 2 cc. 36-decies – 36-duodecies del DL 138/2011 ha esteso le limitazioni previste per le società non operative alle società in perdita sistematica, ovvero alle società che dichiarano perdite fiscali per tre periodi d’imposta consecutivi o che, nel medesimo arco temporale triennale, sono in perdita per due periodi d’imposta e in uno dichiarano un reddito inferiore a quello minimo ex. art. 30 L. 724/1994: in entrambi i casi, la società si considera non operativa a decorrere dal successivo quarto periodo d’imposta.
E’ bene precisare che, la nuova presunzione di non operatività opera anche in assenza dei presupposti previsti dall’art. 30 c. 1 della L. 724/94, ovvero anche quando i ricavi dichiarati sono superiori a quelli minimi determinati applicando, ad alcuni assets patrimoniali, le previste percentuali forfetarie (c.d. test di operatività).
Tra le penalizzazioni fiscali per le società non operative (ivi incluse le società in perdita sistemica) si annoverano alcune limitazioni all’utilizzo dell’eccedenza del credito detraibile, risultante dalla dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Nello specifico, per tutte le società non operative, il credito Iva risultante dalla relativa dichiarazione annuale non è ammesso a rimborso, non può costituire oggetto di compensazione ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs 9 Luglio 1997, n.241 ( compensazione con altri tributi e contributi), ovvero non può essere ceduto a terzi.
Il credito Iva indicato nella dichiarazione annuale dalla società di comodo, compresa quella in perdita triennale, può soltanto essere riportato nel successivo periodo d’imposta al fine di poterlo computare in detrazione “interna” dal debito Iva del periodo.
In occasione di TELEFISCO 2013, sono stati forniti importanti chiarimenti in materia di società in perdita sistematica ed, in particolare, con riferimento alle modalità di utilizzo del credito emergente dalla dichiarazione Iva riferita al primo periodo di imposta di applicazione delle disposizioni sulle società non operative. Nello specifico, veniva chiesto all’Agenzia delle Entrate quale fosse l’esercizio a partire dal quale, ad una società in perdita fiscale nel triennio 2009-2011 (e, quindi, di comodo nell’esercizio 2012), risultava preclusa la compensazione orizzontale del credito IVA annuale, maturato nel primo periodo di imposta di non operatività (anno 2012).
Secondo il soggetto interpellante, il divieto in esame sarebbe dovuto scattare a decorrere dal 1 gennaio 2013, con riferimento al credito emergente dalla dichiarazione riferita al 2012, che costituisce, per la società in perdita fiscale nel triennio 2009-2011, il primo periodo di imposta di applicazione della disciplina sulle società non operative. Per effetto della suddetta interpretazione, si sarebbe dovuto escludere, dunque, che la limitazione in esame avrebbe potuto riguardare anche le compensazioni avvenute nel 2012 e riferite al credito annuale 2011. In accoglimento della soluzione prospettata dall’Istanze, l’Agenzia delle Entrate ricorda che per le società che non hanno superato il c.d. Test di operatività, le limitazioni all’utilizzo dell’eccedenza …

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