Se la burocrazia fa perdere le agevolazioni prima casa…

di Francesco Buetto

Pubblicato il 26 novembre 2012

è obbligatorio il trasferimento nel Comune in cui si è comprato l'immobile, entro 18 mesi: eventuali lungaggini burocratiche fanno perdere l'agevolazione prima casa!

Con sentenza n. 17597 del 12 ottobre 2012 (ud. 12 luglio 2012) la Corte di Cassazione ha negato le agevolazioni prima casa, in conseguenza del mancato trasferimento della residenza, nel comune dell'immobile acquistato, nel prescritto termine di diciotto mesi, pur in presenza di lungaggini burocratiche che ne hanno impedito il trasloco.

 

Il processo

Il contribuente propone ricorso avverso l'avviso di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate, a seguito della revoca dei benefici "prima casa" ottenuti, ai sensi della L. n. 162 del 1982 e successive modificazioni ed integrazioni, in occasione dell'acquisto, in data 22.01.2002, di un appartamento ubicato nel Comune di F..

La revoca era fondata sull'intervenuta decadenza del contribuente dall'agevolazione, in conseguenza del mancato trasferimento della residenza, nel comune dell'immobile acquistato, nel prescritto termine di diciotto mesi.

A fondamento del ricorso, il contribuente, evocò lungaggini burocratiche, connesse al cambio della residenza anche in funzione del suo status di cittadino extracomunitario, e fece, comunque, presente che, nell'immobile in questione, abitava e svolgeva la propria attività professionale di consulente teatrale.

L'adita commissione tributaria respinse il ricorso, con decisione confermata, in esito all'appello del contribuente, dalla commissione regionale.

In particolare, i giudici di appello affermarono la legittimità del provvedimento impugnato, il base al rilievo che, “al momento dell'acquisto, il contribuente non svolgeva la propria attività professionale nel comune dell'immobile acquistato ed alla considerazione che il trasferimento di fatto nell'immobile nel termine di diciotto mesi, in assenza del trasferimento della residenza anagrafica, non integra condizione idonea ad impedire la decadenza dal beneficio e la sua revoca”.

 

La decisione della Corte

La Corte prende avvio dal dettato normativo, secondo cui, ai sensi dell'art. 1, Nota 2 Bis della Tariffa, Parte 1, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, l'agevolazione fiscale prevista per l'acquisto della "prima casa" compete se l'immobile è ubicato nel comune in cui l'acquirente ha la propria residenza o ve la stabilisca entro diciotto mesi dalla data dell'acquisto ovvero se l'immobile è ubicato nel comune in cui l'acquirente svolge la propria attività.

Il trasferimento dell'attività lavorativa dell'acquirente nel comune in cui è ubicato l'immobile acquistato in un momento successivo all'acquisto, non costituisce, dunque, requisito per il godimento dell'agevolazione, in forza dello stesso tenore del dato normativo (che è di stretta interpretazione: v. Cass. 6905/11, 5570/11)”.

Posto ciò, la Suprema Corte richiama precedenti pronunce, in forza delle quali “è consolidato il principio secondo cui - in tema di imposta di registro e ai sensi del comma 2 bis della nota all'art. 1 della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 - ai fini della fruizione dell'agevolazione fiscale per l'acquisto della prima casa assume rilievo la residenza anagrafica dell'acquirente (già st