Le criptovalute secondo l’Agenzia: le tesi in tema di fiscalità e monitoraggio fiscale

di Ennio Vial Silvia Bettiol

Pubblicato il 4 dicembre 2021



L’Agenzia delle Entrate ha diramato una risposta ad interpello in cui esprime la sua posizione in relazione alla fiscalità e al monitoraggio fiscale delle criptovalute.
Le tesi esposte sono coerenti con quelle già illustrate in altri interpelli privati circolati tra gli operatori negli anni scorsi, ma mai pubblicati ufficialmente dall’Agenzia.
In estrema sintesi, in linea con il passato, le valute virtuali sono equiparate alle valute estere.
Da ciò discende il loro trattamento fiscale ed il monitoraggio nel quadro RW.

Fiscalità delle criptovalute: i precedenti dell’Agenzia

fiscalità e monitoraggio fiscale criptovaluteLa R.M. 72/E/2016 aveva già avuto modo di fornire un inquadramento generale della disciplina della fisclità delle criptovalute.

All’epoca fu chiarito che, con riferimento al trattamento fiscale applicabile alle operazioni relative ai bitcoin e, in generale, alle valute virtuali, non si può prescindere da quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264/14.

L’Agenzia, pertanto, si è rifatta sin dall’inizio alla sentenza della Corte di Giustizia Europea.

L’Agenzia prosegue, poi, evidenziando che, per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili, mancando la finalità speculativa.

Questo passaggio appare oltremodo discutibile in quanto viene operata una impropria assimilazione delle valute virtuali alle valute ordinarie.

Infatti, è ormai stato chiarito da più parti – ad iniziare dalla Banca Centrale Europea, ma anche nell’ambito dei lavori del G20 - che questi «beni virtuali» non debbano più essere considerati “valute” ma attività virtuali (crypto-assets)[1].

 

Questi gli argomenti qui trattati:

 

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Monitoraggio fiscale delle criptovalute e compilazione quadro RW: la risposta all’interpello 956-39/2018 della DRE Lombardia

La R.M. 72/E/2016, tuttavia, non offrire spunti operativi in merito alle modalità di dichiarazione dei redditi e della gestione del monitoraggio fiscale delle valute virtuali.

L’Agenzia, tuttavia, non ha tardato a palesare il proprio orientamento con la risposta all’interpello 956-39/2018 della DRE Lombardia, dove si affronta il caso del monitoraggio fiscale delle criptovalute, ossia della compilazione del quadro RW[2].

L’istante aveva già presentato istanza di interpello in merito alla tassazione delle operazioni di cambio di bitcoin con euro.

Il contribuente chiede nell’ultimo interpello se l’acquisto dell’oro con i bitcoin generi una plusvalenza fiscalmente rilevante.

La DRE Lombardia, richiamando la R.M. 2 settembre 2016, n. 72/E, ha ricordato che il bitcoin è una tipologia di moneta “virtuale” utilizzata come “moneta” alternativa a quella tradizionale avente corso legale emessa da una Autorità monetaria, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati.

In sostanza, viene ribadito quel passaggio della precedente risoluzione che, abbiamo visto, rappresenta uno scivolone nel ragionamento logico.

Proseguiamo, ad ogni buon conto, il nostro esame.

È stato chiarito, già con R.M. 72/E/2016, che l’