Sospensione della prescrizione in tempi di Covid

Laddove il Decreto Cura Italia dispone che tutte le udienze dei procedimenti civili e penali sono rinviate di ufficio ad un periodo successivo ad una certa data, e che, durante tale periodo, è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto riguardante i predetti procedimenti, deve necessariamente intendersi che sia sospeso l’intero procedimento, non potendosi concepire l’incedere di un procedimento ove sia sospeso il termine per l’esecuzione di ciascuno degli atti da cui il procedimento stesso è formato.
Analogamente deve intendersi che la sospensione della prescrizione sia la conseguenza della sospensione del procedimento derivante dal rinvio di ufficio delle udienze già fissate fra il 12 maggio 2020 ed il 30 giugno 2020. La disciplina di diritto sostanziale regolatrice della fattispecie è quella che prevede che il corso della prescrizione rimanga sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento e del processo penale sia imposta da una particolare disposizione di legge.

La Cassazione sulla sospensione della prescrizione in tempi di Covid

sospensione prescrizione tempi di covidLa Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la Sentenza n. 25433 del 09.09.2020, ha affermato rilevanti principi in tema di sospensione della prescrizione in tempi di Covid.

 

Responsabilità penale per reato di omesso versamento IVA: il caso

Nel caso di specie, la Corte di appello di Venezia aveva riformato la sentenza con la quale il Tribunale di Padova aveva dichiarato la responsabilità penale dell’imputato in ordine al reato di cui all’art. 10-bis del D.Lgs n. 74 del 2000, per avere egli omesso il versamento, quanto all’anno di imposta 2011, dell’Iva risultante dalla dichiarazione da lui presentata, per un ammontare pari a circa 360.000,00 euro e lo aveva, pertanto, condannato, escluse le circostanze attenuanti generiche, alla pena di 6 mesi di reclusione.

Il giudice di secondo grado, nel riformare la sentenza del Tribunale, pur rigettando per il resto la impugnazione dell’imputato, aveva comunque disposto, in favore del medesimo, la sospensione condizionale della pena.

Lo stesso imputato aveva quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando, per quanto qui di interesse, di aver chiesto di proscioglierlo dalla accusa a lui mossa considerando il reato estinto per prescrizione, richiedendo in caso contrario che la venisse sollevata di fronte alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale, in relazione all’art. 25, comma 2, della Costituzione.

A tal riguardo la Suprema Corte osserva dunque che il reato contestato era stato commesso, trattandosi di reato omissivo, alla inutile scadenza del termine ultimo per adempiere proficuamente alla obbligazione tributaria, e cioè, nella specie, alla data del 27 dicembre 2012.

Da tale momento aveva iniziato a decorrere il termine prescrizionale previsto per il reato in questione, che, trattandosi di imputazione riguardante un delitto punito nel massimo con la pena della reclusione in misura non superiore ai sei anni ed in assenza di fattori di ulteriore differimento di esso, era pari ad anni 7 e mesi 6.

Tale termine, pertanto, sarebbe andato a scadere in data 27 giugno 2020 e, quindi, in linea teorica, alla data della pronuncia esso sarebbe stato già interamente consumato.

Questo anche tenuto conto del fatto che la trattazione del giudizio, già fissata per l’udienza del 29 maggio 2020 era stata poi differita per effetto della applicazione nella normativa emergenziale Covid.

 

Prescrizione del reato e disciplina emergenziale

Prima del maturarsi della prescrizione del reato in questione era però entrata in vigore anche la disciplina emergenziale, che, nell’ambito delle norme adottate per limitare gli effetti della urgenza sanitaria dovuti alla epidemia da Covid-19, aveva, fra l’altro, previsto, all’art. 83, comma 4, del decreto legge n. 18 del 2020, convertito con modificazioni con legge n. 27 del 2020, la sospensione del corso della prescrizione in relazione a tutti i procedimenti penali per i quali, secondo i termini di cui al precedente comma 2 della medesima disposizione legislativa, erano stati, a loro volta, sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto processuale, a decorrere dal 9 marzo 2020 sino al 15 aprile 2020 (termine poi differito, per effetto della entrata in vigore dell’art. 36, comma 1, del decreto-legge n. 23 del 2020, convertito con modificazioni con legge n. 40 del 2020, sino al 11 maggio 2020).

Le disposizioni citate, rileva la Cassazione, andavano, peraltro, coordinate anche con le previsioni contenute nei commi 7 e 9 del citato art. 83 del decreto legge n. 18 del 2020, convertito con modificazioni con legge n. 27 del 2020, il quale, al comma 7, ha previsto la possibilità, fra l’altro, per i capi degli uffici giudiziari di disporre il differimento della trattazione dei processi a data successiva al 30 giugno 2020, ed al comma 9 l’ulteriore sospensione del corso della prescrizione per i reati di cui ai processi interessati al predetto…

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