La presenza di un contratto salva la fattura generica

Una fattura con descrizione generica permette la deducibilità dei costi? L’onere della prova grava sul contribuente.
Analizziamo il caso di fattura generica collegata ad un contratto

Deducibilità dei costi da fattura generica: l’onere della prova

fattura generica salvaLa Corte di Cassazione, con la sentenza 23 gennaio 2020, n. 1468 ha salvato la fattura generica, corroborata da un contratto.

(Per approfondimenti sulla fattura generica leggi “La fattura generica può integrare la prova del reato” di Massimo Genovesi)

Osserva la Corte che, in tema di deducibilità di costi risultanti da fatture generiche, effettivamente l’onere della prova va posto a carico del contribuente, come rileva Cassazione n. 13882/2018, proprio in relazione ad un caso caratterizzato dalla genericità delle fatture in violazione dell’art. 21 del d.P.R. n. 633 del 1972:

l’Amministrazione finanziaria non si può limitare all’esame della sola fattura, ma deve tener conto anche delle informazioni complementari fornite dal soggetto passivo, come emerge, d’altronde, dall’art. 219 della direttiva 2006/112/CE, che assimila alla fattura tutti i documenti o messaggi che modificano e fanno riferimento in modo specifico e inequivocabile alla fattura iniziale.

Incombe, tuttavia, su colui che chiede la detrazione dell’i.v.a. l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’amministrazione ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere o no la detrazione richiesta (così Corte giustizia UE, 15 settembre 2016, causa C-516/14, Barlis 06 – Investimentos Imobiliarios e Turísticos SA v Autoridade Tribudria e Aduaneira)”.

Nel caso in esame, la CTR ha dato atto della circostanza che:

il contribuente aveva concretamente assolto il prescritto onere probatorio, fornendo una convincente dimostrazione dell’esistenza di contratti che, in riferimento a fatture ritenute succinte dall’Ufficio, evidenziavano puntualmente il contenuto dei lavori realizzati, il tempo ed il luogo dell’esecuzione della prestazione, il personale impiegato e le ore lavorate, consentendo pertanto di ritenere giustificati i costi ripresi a tassazione”.

 

Breve nota

L’art. 21 del DPR n. 633/1972, al comma 2, prescrive che la fattura contiene, fra l’altro, le seguenti indicazioni: “natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione”.

Se con la circolare n. 45/E del 19 ottobre 2005 (paragrafo 2.3.1) l’Agenzia delle Entrate ha confermato che “la fattura deve, inoltre, contenere: (…) b) tutti gli elementi identificativi del bene o della prestazione ossia la natura, la qualità e la quantità”, antecedentemente, la stessa Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 190 del 17 giugno 2002, ha precisato che “l’obbligo della fatturazione è funzionale non solo alle ordinarie esigenze di documentazione e controllo, ma è volto soprattutto alla creazione del titolo che legittima il cedente o prestatore ad esercitare la rivalsa e l’acquirente o committente ad operare la detrazione dell’imposta addebitata in fattura”.

La stessa giurisprudenza di legittimità, chiamata più volte a pronunciarsi sulla questione, ha affermato che:

la fattura (di regola, salva l’ipotesi di contabilità inattendibile) è documento idoneo a rappresentare un costo dell’impresa, come si evince dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, purché sia redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto ivi prescritti, tra i quali l’indicazione dell’oggetto e del corrispettivo dell’operazione (cfr. art. 226 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto) (tra le altre, Cass. nn. 15395 del 2008, 9108 del 2012).

Ne deriva, in generale, che una regolare fattura, lasciando presumere la verità di quanto in essa rappresentato, costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’IVA o alla deduzione del costo indicato” (cfr. Cass. civ. n. 24426 del 2013).

La mancanza di tali…

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