La fiscalità nella crisi di impresa

di Maria Benedetto

Pubblicato il 29 luglio 2020



La gestione della parte fiscale della fase applicativa della crisi d'impresa genera alcuni dubbi, per la particolarità delle norme sepcifiche. In questo intervento puntiamo il mouse sulla transazione fiscale e sulla tassazione o meno delle sopravvenienze attive che emergono dalla liquidazione dei beni aziendali.

indici della crisi d'impresaFiscalità nella crisi di impresa: premessa

Gli artt. 88 e 101 del TUIR, così come modificati dal D.L. 83/2012, convertito con Legge n. 134/2012 disciplinano la riduzione dei debiti derivanti dall’adozione di procedure finalizzate a risolvere una crisi di impresa, secondo cui gli effetti fiscali derivanti dalla riduzione dei debiti nell’ambito della crisi di impresa, si distinguono in due categorie:

  • quelle con effetti fiscali neutri, cioè da cui originano sopravvenienze attive completamente detassate, nel cui ambito rientrano i concordati fallimentari o preventivi liquidatori, nonché le procedure estere equivalenti;
     
  • quelle con effetti fiscali limitati, cioè da cui originano sopravvenienze attive detassate solo in parte, nel cui ambito rientrano i concordati di risanamento, gli accordi di ristrutturazione ed i piani attestati di risanamento iscritti nel registro delle imprese, nonché le procedure estere equivalenti.

Per approfondire...Responsabilità degli amministratori nel nuovo Codice della crisi d'impresa: azioni di rivalsa da parte dei creditori

 

La transazione fiscale nella crisi di impresa

L’impresa in crisi che non è in grado di adempiere con regolarità le proprie obbligazioni tributarie, può ottenere la falcidia o la dilazione di pagamento nel medio lungo termine, nell’ambito di una procedura di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti, grazie all’istituto della transazione fiscale.

La stessa impresa in crisi può presentare una proposta di transazione fiscale nell’ambito del concordato preventivo per proporr