Inquadramento previdenziale nel settore agricolo: disconoscimento e tutele per i lavoratori

Il non corretto inquadramento nel settore agricolo dell’azienda ha degli effetti anche sull’inquadramento dei lavoratori impiegati, per i quali bisognerà verificare, volta per volta, se le attività in concreto svolte possono essere ricondotte al lavoro agricolo.
Qualora così non fosse, sarà necessario effettuare il disconoscimento e conseguentemente i lavoratori potrebbero perdere le tutele ottenute proprio in ragione dell’appartenenza alla gestione agricola.

inquadramento previdenziale settore agricoloSoggetti rientranti nella definizione di lavoratori agricoli

Come noto, l’inquadramento previdenziale dei lavoratori del settore agricolo avviene sulla base dell’art. 6 della Legge n. 92/1979, nella sua versione modificata con il D.Lgs. n. 173/1998.

Tale articolo prevede che “agli effetti delle norme di previdenza e assistenza sociale, ivi comprese quelle relative all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato”, se l’assunzione è effettuata da:

  • imprese non agricole, siano esse singole o associate, se i lavoratori sono addetti ad attività di raccolta di prodotti agricoli oppure ad attività di cernita, pulitura e imballaggio di prodotti ortofrutticoli, purché tali attività restino comunque connesse a quelle di raccolta (lett. d dell’art. 6);
     
  • imprese che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, imboschimento, creazione, sistemazione, manutenzione di aree a verde, se i lavoratori interessati sono addetti a tali attività (lett. e dell’art. 6).

(Per approfondire…“L’assoggettamento alla contribuzione agricola unificata”)

 

Inquadramento contributivo settore agricolo: l’analisi effettuata dall’INPS

Su tale tema va segnalata la recente Circolare INPS n. 56 del 23 aprile 2020 con la quale sono stati forniti specifici chiarimenti in relazione all’iscrizione alla contribuzione agricola unificata delle imprese non agricole.

In particolare, è stato analizzato dall’Istituto Previdenziale l’art. 6 della L. n. 92/1979, al fine di chiarire chi è soggetto all’iscrizione in agricoltura e chi invece non lo è.

Mentre è abbastanza semplice individuare le attività di cui alla lettera d) dell’art. 6, la questione si complica per le attività riconducibili al settore agricolo che rientrano nel disposto della lett. e), anche tenendo conto dello sviluppo di nuove tecnologie in campo agricolo e agroalimentare. In particolare, secondo l’Istituto “sono da ricondurre in tale ambito, a titolo esemplificativo, l’aratura, la semina, la potatura, la rimozione delle vite infette, il taglio di formazione per le fasi di imboschimento”.

Secondo l’orientamento dell’INPS con la Circolare n. 56/2020:

ciò che in definitiva rileva, ai fini dell’inquadramento contributivo, è l’attività in concreto svolta dal lavoratore a prescindere dalla qualifica di assunzione o dall’inquadramento del datore di lavoro”.

A sostegno di tale tesi, l’Istituto riporta sia orientamenti della Suprema Corte, sia precedenti documenti di prassi pubblicati.

Quanto detto finora comporta che le imprese non agricole, comprese le aziende agromeccaniche di cui all’art. 5, D.Lgs. n. 99/2004, che operano nell’ambito dei servizi in agricoltura, devono assicurare alla contribuzione agricola unificata i soli operai addetti a tali attività, restando ferma la necessità di verificare che la predisposizione di mezzi, risorse e organizzazione sia connotata da un’effettiva struttura imprenditoriale, cosicché si possa configurare l’ipotesi del c.d. appalto genuino.

 

La riclassificazione ad altro settore

Quando la riconduzione dell’attività aziendale al settore agricolo non sia legittima, ci si avvale del disconoscimento dell’inquadramento agricolo per l’azienda.

In tale circostanza si ha la riclassificazione ad altro settore dell’attività in concreto svolta, con conseguente effetto retroattivo delle condizioni di tutela previste per lo specifico settore.

Ne consegue che, in caso di errata classificazione, vengono meno le tutele previdenziali previste per il settore agricolo e conseguentemente si provvede con il recupero delle prestazioni previdenziali eventualmente già erogate.

Quando l’azienda perde per disconoscimento i requisiti per essere considerata agricola, bisogna altresì verificare il corretto…

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