Divieto di licenziamento dopo il DL Rilancio: i lavoratori hanno diritto alla NASpI

di Celeste Vivenzi

Pubblicato il 1 luglio 2020

Il Decreto Rilancio è intervenuto prorogando il divieto dei licenziamenti collettivi e per giustificato motivo oggettivo per 5 mesi, fino alla data del 17 agosto 2020. Esaminiamo la nuova normativa in materia di licenziamento oggettivo.
Quali sono le tipologie di licenziamenti esclusi dalle limitazioni? Cosa succede se il licenziamento viene irrogato durante il periodo di divieto?

divieto licenziamento dl rilancioDL Rilancio e divieto di licenziamento: premessa generale

Come noto il “Decreto Rilancio” (art. 80 del Decreto Legge n. 34/2020) ha prorogato il divieto dei licenziamenti collettivi e per giustificato motivo oggettivo per un totale di 5 mesi ovvero fino alla data del 17 agosto 2020 (in precedenza l’art. 46 del decreto Cura Italia (Decreto legge 17.03.2020, n. 18 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17.03.2020, n. 70) aveva stabilito il divieto a far data dal 17 marzo 2020 e fino al 16 maggio 2020).

 

Licenziamenti e DL Rilancio: il punto della situazione

La nuova normativa in materia di licenziamento oggettivo di cui al Decreto Legge n. 18-2020 e del Decreto Legge n. 34-2020 stabilisce in buona sostanza quanto segue:

 

Licenziamenti collettivi di cui alla Legge n. 223-1991

A far data dal 17 marzo 2020 e fino al 17 agosto 2020 è preclusa la procedura in oggetto e, in buona sostanza:

se un datore di lavoro volesse aprire una procedura per cessazione di attività deve lasciar trascorrere i i tempi dettati dalla normativa di cui al Decreto rilancio (occorre chiarire che restano invece valide le procedure collettive avviate prima della data in vigore del decreto Cura Italia)”.


NOTA

La Legge n. 223/1991 permette alle imprese, interessate da una riduzione o trasformazione di attività, di aprire tale procedura se intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito del territorio della stessa provincia.

La procedura pertanto riguarda le imprese di cui alla Legge n. 223/1991 che al termine della Cassa integrazion