L’esimente della forza maggiore: tra versamenti tributari ed emergenza Covid 19

La crisi economica e sanitaria di questi mesi avrà pesanti ripercussioni sulle imprese, destinate a riverberarsi anche nei prossimi mesi.
Potrà il contribuente che non riuscirà ad adempiere prontamente al versamento delle imposte invocare l’esimente della forza maggiore?

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Emergenza da Covid 19:  forza maggiore invocabile o no in caso di omesso versamento?

Emergenza da Covid 19: misure di contenimento e provvedimenti normativi

L’emergenza sanitaria mondiale di questi mesi è destinata, purtroppo, ad avere ripercussioni pesanti nei prossimi mesi.

Se pur si è avuto modo di osservare la capacità di alcuni imprenditori di “reinventarsi”, è innegabile che la chiusura forzata delle attività produttive avrà effetti destinati a durare nel tempo.

La riapertura non è stata una ripresa “dal punto in cui eravamo”: molte aziende hanno comunque dovuto sostenere alcuni costi fissi di gestione durante la chiusura, a cui si sono aggiunti i costi di adeguamento alle nuove norme sanitarie, vedendo diminuire le vendite e ridurre le possibilità di riscuotere i propri crediti.

Negli scorsi mesi l’esecutivo è intervenuto con una serie di misure, a volte non tempestive, ma tese a procrastinare il versamento delle imposte in scadenza.

La situazione venutasi a creare rischia però di creare problemi di liquidità non solo a quelle aziende che già all’inizio della crisi avevano in essere debiti con il Fisco, magari oggetto di rateizzazione, ma anche a quei contribuenti da sempre in regola con i versamenti delle imposte.

In questo contesto occorre tener presente alcuni provvedimenti normativi recentemente emanati all’indomani delle emergenza e di altri da tempo presenti nell’ordinamento tributario, nello specifico:

  • a seguito della dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica legata al Covid-19, dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della sanità il 30 gennaio 2020, il Consiglio dei Ministri in data 31 gennaio ha dichiarato lo stato di emergenza per un periodo di sei mesi;
     
  • già con D.L. 23 febbraio 2020, n. 6, all’articolo 3, comma 6 bis veniva statuito che “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 del codice civile, della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.
    Questa norma, successivamente è stata inserita nell’art. 91, D.L.17 marzo 2020, n.18, come modificato in sede di conversione, con decorrenza dal 30 aprile 2020.
    Essa impone al giudice che sia chiamato a decidere su un inadempimento di poter escludere la responsabilità del debitore nel caso in cui l’inadempimento sia stato provocato dal rispetto delle misure di contenimento per causa COVID-19;
     
  • l’art. 9 comma 2, Legge 27 luglio 2000 n. 212 prevede che “Con proprio decreto il Ministro delle finanze, sentito il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, può sospendere o differire il termine per l’adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili”;
     
  • l’art. 6, comma 5, D.lgs. 18 dicembre n. 1997, n. 472 secondo cui: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore”.

Da quanto sopra rilevato, emerge, in primo luogo, che sin da gennaio e per sei mesi è stato dichiarato lo stato di emergenza, inoltre, il rispetto delle misure di contenimento è valutato ai fini della responsabilità del debitore.

I decreti dei mesi scorsi, i c.d. “Cura Italia” e “Rilancio”[1], hanno come si diceva posticipato le scadenze relative ai versamenti tributari con norme estese a tutto il paese, ma il contribuente in difficoltà che non riuscirà a pagare il dovuto alle scadenze previste, ivi comprese quelle già posticipate, potrà invocare l’esimente della forza maggiore?

 

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