Una mini IRPEF sull'accantonamento degli utili

Una mini IRPEF sull'accantonamento degli utiliGENERALITA’

L’agevolazione che va sotto il nome di mini IRES, in realtà, è anche una mini IRPEF che potrà essere applicata ad imprese individuali e società di persone che abbiano adottato la contabilità ordinaria ovvero che pur in contabilità semplificata permettano attraverso apposito prospetto da riportare nelle scritture contabili previste dall’art. 18 del D.P.R. 600/73 e s.m.i. il monitoraggio delle variazioni di patrimonio netto.

Una norma, in apparenza di semplice lettura, che però trascura alcuni aspetti fondamentali della gestione contabile delle imprese individuali e delle società di persone in regime contabile ordinario e che crea non pochi problemi applicativi per le corrispondenti imprese in regime contabile semplificato. Ma vediamo quali problemi possono riscontrarsi nella concreta applicazione del regime della mini IRPEF.

LE REGOLE GENERALI IN RAPPORTO AI SOGGETTI IRPEF

Il testo della norma prevista dall’art. 1, comma 33, della Legge 145/2018, con riferimento all’agevolazione in discorso, così si esprime: l’imposta sul reddito delle persone fisiche è determinata applicando alla quota parte del reddito complessivo attribuibile al reddito d’impresa le aliquote di cui all’art. 11 del T.U.I.R., ridotte di 9 punti percentuali, a partire da quella più elevata.

Quindi, le fasi finalizzate alla determinazione della mini IRPEF in sequenza sono:

  • determinazione del reddito complessivo e separazione della quota di esso riferibile al reddito d’impresa, quale parte del reddito complessivo che può fruire della riduzione di aliquota IRPEF;
  • classificazione per fasce di reddito secondo le modalità previste dall’art. 11 del TUIR del reddito d’impresa come sopra determinato;
  • applicazione della riduzione di 9 punti percentuali a partire dalla fascia di tassazione più alta.

Ad esempio se il reddito di impresa fosse di 30.000 euro, quindi allocato per l’aliquota più alta in 3° fascia al 38%, ebbene in questo caso si avrà:

  • una prima fascia al 23% fino a 15.000 euro con un’imposta di Euro 3.450;
  • una seconda fascia per ulteriori 13.000 euro al 27% con un’imposta di Euro 3.510;
  • una terza fascia di ulteriori 2.000 euro che sarà tassata con l’aliquota del 29 % (38-9), in luogo dell’aliquota piena, con un’imposta di Euro 580 in luogo di Euro 760 che risulterebbe se non esistesse l’agevolazione[1].

ESEMPI DI APPLICAZIONE DELLA NORMA

Se l’interpretazione della norma è corretta, è possibile simulare le varie situazioni di reddito e di risparmio fiscale conseguente, con risultati alquanto sorprendenti. Di seguito riportiamo quattro simulazioni. 

Tabella n. 1 – ipotesi di reddito d’impresa € 30.000

mini irpefTabella n. 2 – ipotesi di reddito d’impresa € 15.000

mini irpefTabella n. 3 – ipotesi di reddito d’impresa € 26.000

mini irpefTabella n. 4 – ipotesi di reddito d’impresa € 54.000

mini irpefDalle simulazioni fatte è possibile subito notare che gli effetti della riduzione dell’aliquota marginale sono tanto più alti quanto è maggiore l’ammontare della quota di reddito che soggiace all’aliquota agevolata. Quindi, la riduzione dell’aliquota ordinaria massima applicabile non produce effetti agevolativi di rilievo se non accompagnata da una consistente quota di reddito che viene sottoposta all’aliquota agevolata.

È facile notare che il risparmio fiscale di € 180 che si realizza nell’ipotesi della tabella n.1 (con un reddito che finisce per essere tassato in 3° fascia al 38%) è minore dell’ipotesi di cui alla tabella n. 2 dove tale reddito non supera la 1° fascia di reddito segnando un risparmio di € 1.350.

LE QUESTIONI CONTABILI

Sotto il profilo della gestione contabile della questione occorre innanzitutto osservare che nelle imprese individuali in contabilità ordinaria non esiste un’articolazione del patrimonio netto. L’articolazione del patrimonio netto nelle società di capitali è al servizio della necessità di distinguere le riserve di…

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