Il caso e gli effetti della sconosciuta trattazione della lite fiscale

La trattazione del processo tributario avviene, in linea di principio, in camera di consiglio; le parti però ricorrono a quella deroga che consente la trattazione della controversia in pubblica udienza; occorre però che una delle parti ne faccia espressa richiesta con apposita istanza da depositare nella segreteria e notificare alle altre parti costituite entro dieci giorni liberi prima della data fissata per la trattazione

lite fiscaleLe modalità di discussione della causa tributaria

La trattazione del processo tributario avviene, in linea di principio, in camera di consiglio; le parti però ricorrono a quella deroga, offerta dall’art. 33 D.Lgs n. 546/1992 che consente la  trattazione della controversia in pubblica udienza; occorre però, secondo quanto prescritto dal primo comma dell’art. 33 citato, che una delle parti ne faccia espressa richiesta con apposita istanza da depositare nella segreteria e notificare alle altre parti costituite entro il termine di cui all’art. 32, comma 2 , citato decreto, cioè dieci giorni liberi prima della data fissata per la trattazione.

Sebbene la decorrenza del il termine per chiedere la pubblica udienza sia ancorato alla data di trattazione, nulla impedisce  che la suindicata richiesta possa essere formulata da quando la data di discussione è ancora sconosciuta ai contraddittori e quindi sin dal primo atto difensivo formulato, cioè sia nel ricorso/appello sia nelle controdeduzioni/appello incidentale di controparte.

In tale assetto, recita un ruolo fondamentale l’adempimento – da parte della Segreteria della commissione adìta – della disposizione contenuta nell’ art. 31 D.Lgs. n. 546/1992[1] ove è previsto che: «la segreteria dà comunicazione alle parti costituite della data di trattazione almeno trenta giorni liberi prima. Uguale avviso deve essere dato quando la trattazione sia stata rinviata dal presidente in caso di giustificato impedimento del relatore, che non possa essere sostituito, o di alcuna delle parti o per esigenze del servizio».

Il riferimento della norma, alle parti costituite, lascia intendere che non si debba procedere alla decritta comunicazione[2] nei confronti della parte rimasta contumace (Cass. Civ. n. 6216 del 14.3.2018), ma è di palmare evidenza che tale forma di disciplina sottintende alla massima tutela del contraddittorio e al pieno esercizio del diritto di difesa vantato dalle parti, a maggior ragione se si considera che dalla  data di trattazione decorrono termini di fondamentale rilievo processuale.

Infatti , l’ art. 32 D.Lgs. n. 546/1992 concede la possibilità alle parti costituite di depositare memorie documentali e illustrative entro, rispettivamente, venti e dieci giorni liberi dalla data di trattazione. Entro cinque giorni liberi da essa, sempre ai sensi della norma richiamata, è inoltre possibile depositare brevi repliche alle eventuali memorie di controparte, ma solo qualora la causa si tratti in camera di consiglio.

Si deve poi aggiungere che ,mentre l’art. 17 D.Lgs. n. 546/1992 individua il luogo ove deve essere indirizzata la comunicazione, quest’ultima ai  sensi dell’art. 16 dello stesso D.Lgs., è fatta  « mediante avviso della segreteria della commissione tributaria consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento».

La mancata o intempestiva comunicazione dell’avviso di trattazione

Capita talvolta che, per qualche disguido, la segreteria della sezione della commissione tributaria non effettui tale comunicazione ad una o più parti e – secondo quanto riaffermato recentemente dalla Corte di Cassazione , con la sent. n. 24063 del 3.10.2018 e n. 18387 del 12.7.2018l’omissione dell’avviso, il quale adempie alla richiamata ed essenziale funzione di garanzia del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, determina la nullità della decisione comunque pronunciata[3].

Anche la tardiva comunicazione alle parti, cioè quella non avvenuta almeno trenta giorni liberi prima dell’avviso di fissazione dell’udienza di discussione, costituisce causa di nullità del procedimento e della decisione della Commissione tributaria per violazione dei suindicati principi, realizzandosi, in entrambe le ipotesi, la violazione della prescrizione stabilita dall’art. 31 del D.Lgs. n. 546/1992. (cfr : Cass. n. 10678 del 2009; Cass….

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