Società di capitali e spese di rappresentanza: il corretto inserimento nel quadro RF

La corretta indicazione delle spese di rappresentanza nel modello Redditi SC passa dalla loro distinzione dalle spese di ospitalità; per le società di capitali l’inserimento delle spese di rappresentanza va indicato con la compilazione del quadro RF “determinazione del reddito di impresa”, con riferimento ai righi RF23 e RF43.

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La legge Finanziaria per il 2008 veicolata nella legge 24 dicembre 2007, n. 244, ha introdotto rilevanti novità in merito al trattamento delle spese di rappresentanza in sede di determinazione del reddito di impresa.

Ai sensi del riformulato art. 108, del DPR 917/86 Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse.

Le spese del periodo precedente sono commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari:

a) all’1,5 per cento dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;

b) allo 0,6 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;

c) allo 0,4 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni. Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a euro 50”.

Le disposizioni attuative in materia sono state approvate con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2009 ed entrato in vigore il successivo 30 gennaio.Il Decreto delinea i tratti caratteristici delle spese di rappresentanza, fissando i parametri attraverso cui verificarne l’inerenza, sotto il profilo qualitativo, e la congruità, sotto il profilo quantitativo.

La sussistenza di tali due requisiti permette, nel rinnovato assetto normativo, la deducibilità delle spese di rappresentanza sostenute nel periodo d’imposta, a differenza del regime previgente che, invece, ne limitava la deducibilità ad un terzo del loro ammontare, frazionando la deduzione di detto terzo, per quote costanti, in cinque periodi d’imposta a partire dall’esercizio di sostenimento. 

Avuto riguardo al criterio di imputazione temporale, tali spese perdono, dunque, dal punto di vista fiscale la natura di spese relative a più esercizi, pur essendo ancora disciplinate nell’ambito dell’art. 108 del DPR 917/86.Sotto quest’ultimo profilo, si assiste, pertanto, ad un adeguamento del trattamento fiscale delle spese di rappresentanza a quello civilistico-contabile, in attuazione del principio di derivazione cui è ispirata la determinazione del reddito di impresa.

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Il principio dell’inerenza

La definizione del principio di inerenza ha da sempre suscitato un attivo dibattito sia in ambito dottrinale, sia giurisprudenziale, a causa dei dubbi in riferimento all’esatta individuazione del suo ambito di applicazione, questo anche perché non vi è una sua definizione normativa nel DPR 917/86.

La scelta operata dal legislatore tributario (art. 109 del D.P.R. n. 917/1986), è stata quella di tracciare l’inerenza solo come principio generale, dandone un profilo abbastanza adattabile. Agli addetti ai lavori, di conseguenza, compete la libertà di definire con maggiore precisione i confini di tale concetto generale: se infatti, come è noto, il principio di inerenza richiede che tra i componenti negativi di reddito e l’attività d’impresa, o i singoli beni, debba intercorrere un nesso di causalità e attinenza, pena l’indeducibilità di costi ed oneri, è contestualmente evidente che tale nesso possa essere variamente inteso.

Esso, infatti, potrebbe essere oggetto di un’interpretazione limitativa, ritenendo così deducibili solo quei componenti negativi di reddito che trovano un…

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