Commercio elettronico tramite società con sede a Malta e obbligo di dichiarazione in Italia

Secondo la Cassazione sussiste l’obbligo, in capo al contribuente, di presentare in Italia le dichiarazioni dei redditi, per le attività commerciali svolte on line con società estere; la Corte territoriale, nel solco della decisione del tribunale, ha osservato che tale attività risulta comunque effettuata in ambito comunitario e mediante l’utilizzo di C/C, tutti accesi in Italia, sui quali venivano operati i pagamenti effettuati dai clienti per l’acquisto dei prodotti commercializzati dalla società con sede a Malta.

Antonino Pernice
27 aprile 2018

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 aprile 2018, n. 16296

Reati tributari – Omessa e infedele dichiarazione – Artt. 4 e 5, del D.Lgs. n. 74 del 2000 – Superamento della soglia di punibilità limitatamente ad una imposta – Rilevanza penale.

Ritenuto in fatto

1. Con l’impugnata sentenza, la Corte d’appello di Catania confermava la decisione del tribunale di Catania, che, all’esito del giudizio abbreviato, ritenuta la continuazione ed esclusa la recidiva, aveva condannato P.C. alla pena giustizia, perché ritenuto responsabile dei delitti di cui agli artt. 4 e 5 D.Lgs. n. 74 del 2000 in relazione agli anni di imposta e per gli importi rispettivamente indicati nei capi B), C) e D).

2. Avverso l’indicata sentenza l’imputato, per il tramite del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

2.1. Con il primo motivo si eccepisce inosservanza o erronea applicazione dell’art. 4 D.Lgs. n. 74 del 2000, nonché vizio motivazionale. Ad avviso del ricorrente, la Corte territoriale avrebbe erroneamente ravvisato gli elementi costitutivi della fattispecie in esame, che, per effetto delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 158 del 2015, si perfeziona al concomitante verificarsi di due circostanze: a) qualora l’ammontare degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia superiore al dieci per cento dell’ammontare degli elementi attivi indicati nella dichiarazione; b) l’imposta evasa sia superiore, per ogni singola imposta, a 150 mila euro. Nel caso in esame, poiché l’imposta evasa è pari, con riferimento all’Iva, a 57.722 euro e, con riferimento all’Irpef, a 202.393,91 euro, difetterebbe il presupposto oggettivo della fattispecie in esame, in quanto l’ammontare evaso sarebbe inferiore alla soglia di punibilità; secondo la prospettazione difensiva, infatti, il reato sarebbe configurabile solo se la soglia di punibilità è superata con riguardo ad ogni singola imposta evasa.

2.2. Con il secondo motivo si deduce inosservanza o erronea applicazione dell’art. 5 D.Lgs. n. 74 del 2000. Secondo il ricorrente, il C. non avrebbe avuto l’obbligo di presentare le dichiarazioni annuali, in quanto l’attività economica è avvenuta on line e tra società straniere, ivi comprese quelle del C., che hanno tutte sede a Malta; del resto, il ricorrente avrebbe acquistato e venduto integratori alimentari, che non sarebbero mai transitati in Italia.

Considerato in diritto

  1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, che ripropongono le medesime doglianze già disattese dai giudici di merito, sulla base di una corretta interpretazione delle norme censurate e immune da vizi logici.
  2. Il primo motivo è inammissibile.

Invero, la prospettazione difensiva, secondo cui l’integrazione del delitto di dichiarazione infedele, punito dall’art. 4 d.lgs. n. 74 del 2000, presupporrebbe il superamento della soglia di punibilità con riferimento a tutte le imposte evase, non è condivisibile, in quanto urta contro il chiaro dato letterale della disposizione in esame.

Invero, la locuzione, prevista dal comma 1, lett. a), “l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centocinquantamila”, deve intendersi nel senso che il reato è perfezionato in presenza del superamento della soglia in relazione all’ammontare anche di una sola imposta e non, come opina la difesa, di entrambe le imposte. Come correttamente ha…

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